ANCONA – Appena 12 anni e una deformità vertebrale così grave da rendere particolarmente complesso qualsiasi intervento tradizionale. Per questo, all’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche è stata scelta una tecnica innovativa che, per la prima volta nella regione, è stata utilizzata su un bambino così piccolo.
L’intervento sul ragazzino è stato eseguito nei mesi scorsi dall’equipe della Clinica Ortopedica dell’Adulto e Pediatrica, diretta dal professor Antonio Pompilio Gigante. La procedura, denominata “Tecnica di correzione bipolare percutanea senza artrodesi”, ha permesso di affrontare una forma gravissima di scoliosi attraverso un approccio mini-invasivo.
A distanza di tempo, i risultati sono evidenti e le condizioni del giovane paziente, residente con la famiglia nelle Marche, sono migliorate.
Una tecnica mai utilizzata prima su un bambino così piccolo
La particolarità dell’intervento è legata proprio alla tecnica scelta, che non era mai stata utilizzata negli ospedali marchigiani su un paziente di questa età. Lo strumentario, infatti, necessita di caratteristiche fisiche e di un peso corporeo adeguati.
«Questa particolare procedura non era mai stata utilizzata negli ospedali della regione – spiega la dottoressa Monia Martiniani, responsabile dell’Ambulatorio di Scoliosi e Deformità della Colonna Pediatrica e Adulti della Clinica di Ortopedia dell’AOU delle Marche –. Inizialmente i genitori del bambino si erano rivolti ad altre strutture sanitarie, poi hanno deciso di affidarsi alla nostra equipe».

La colonna continua a crescere
La metodica utilizzata, l’osteosintesi bipolare senza artrodesi, è una tecnica percutanea e mini-invasiva di grande rilevanza internazionale. Può rappresentare una valida alternativa soprattutto nei pazienti più gravi e fragili, per i quali un intervento tradizionale di correzione e fusione vertebrale potrebbe risultare particolarmente rischioso.
Il sistema prevede due barre dotate di un meccanismo auto-allungante. Attraverso un connettore a cremagliera, le barre possono allungarsi progressivamente sfruttando la crescita naturale del bambino e i movimenti spontanei, anche grazie alla fisioterapia.
Un elemento particolarmente importante nei pazienti più giovani, perché consente di evitare ripetuti interventi chirurgici per allungare le barre durante la crescita.
«La procedura mininvasiva e le incisioni chirurgiche molto ridotte garantiscono tempi chirurgici molto inferiori rispetto a un’artrodesi classica, con il vantaggio di ridurre le perdite ematiche, il rischio infettivo e i tempi anestesiologici», sottolinea Martiniani.
Un’equipe multidisciplinare in sala operatoria
L’operazione ha richiesto diverse ore di lavoro e ha coinvolto un team multidisciplinare, chiamato ad affrontare le difficoltà legate sia alla particolare gravità della deformità sia alla giovane età del paziente.
L’intervento è stato eseguito dalla dottoressa Monia Martiniani e dal dottor Leonard Meco, con l’assistenza anestesiologica della dottoressa Federica Barsotti, dell’Anestesia e Rianimazione Pediatrica diretta dal dottor Alessandro Simonini.
Fondamentale anche il contributo dell’equipe infermieristica del Blocco Operatorio del presidio Salesi, coordinata dalla dottoressa Ilaria Franconi.
L’esperienza maturata a Parigi
Dietro l’introduzione della nuova procedura nelle Marche c’è anche un percorso di formazione e confronto internazionale.
«Nel 2023 abbiamo visitato l’ospedale pediatrico Necker di Parigi, dove il dottor L. Miladi utilizza la tecnica di osteosintesi “Bipolare” senza artrodesi da diversi anni», racconta Martiniani.
Quell’esperienza ha rappresentato un passaggio importante per portare anche nelle Marche una procedura pensata soprattutto per i bambini più fragili, nei quali la chirurgia vertebrale tradizionale potrebbe comportare rischi elevati.
Meno interventi e una ripresa più rapida
La tecnica consente di ottenere una correzione importante della deformità, compresa quella del bacino, con tempi chirurgici più contenuti. Tra i potenziali vantaggi vengono indicati minori perdite ematiche, un ridotto ricorso alle emotrasfusioni, una mobilizzazione più rapida e un minore ricorso agli analgesici, oltre a una riduzione delle complicanze.
Il trattamento delle scoliosi più gravi resta comunque una delle sfide più complesse per la chirurgia vertebrale pediatrica e richiede esperienza altamente specializzata.