Prendere le decisioni. Condurre la squadra con autorevolezza, senza aspettare e perdere tempo. Mercedes e Ferrari, ormai sono vicine a livello delle prestazioni delle rispettive macchine (le differenze sono solo di centesimi), mentre il GP d’Olanda ci ha mostrato come le scelte del muretto e l’esecuzione possono condizionare pesantemente i risultati.
Toto Wolff non ha perso un secondo nello stabilire delle gerarchie in gara, quando è stato impartito l’ordine di scuderia a George Russell di cedere la seconda posizione a Kimi Antonelli che stava rimontando dopo il pit stop e che era nettamente più veloce dell’inglese con un treno di gomme decisamente più fresco. L’austriaco ha imposto una scelta perentoria pochi minuti dopo, quando George aveva provato a chiedere di rallentare l’italiano per contenere il ritorno di Lewis Hamilton, molto veloce con la Ferrari. La richiesta di Russell è stata cassata senza se e senza ma, mentre lo swap con Antonelli è stato (logicamente) realizzato.
Quella di Toto è stata una decisione delicata, ma sbaglia chi pensa che questo provvedimento degrada Russell al ruolo di secondo. Non avremo George nel ruolo di cavalier servente: l’ordine di Zandvoort vale solo e soltanto per la gara olandese per come si stavano complicando le cose in pista con una Ferrari più minacciosa del previsto. C’era il rischio oggettivo che la rossa potesse infilare non solo il britannico, ma anche il leader del mondiale, ribaltando le logiche che l’ordine di arrivo ci ha assicurato.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, George Russell, Mercedes
Foto di: Michael Potts / LAT Images via Getty Images
Wolff ha preso a “schiaffi” il pilota che ha siglato la pole nelle QS e che poi ha vinto la gara Sprint perentoriamente, mettendo davanti ai piloti l’interesse superiore della Mercedes. E Russell ha chinato il capo senza fare grandi polemiche, proprio nel giorno in cui George ha riconquistato il secondo posto nel mondiale (alla pari con Lewis), riproponendosi come il più accreditato rivale di Antonelli.
Zandvoort poteva segnare una spaccatura profonda nel team di Brackley e, invece, la sensazione è che l’episodio sia stato archiviato come un fatto di gara. Diversi, invece, i segnali che arrivano dalla Ferrari. Un infastidito Hamilton è esploso via radio: “Ma mi state usando come cavia, per caso?”, quando a Charles Leclerc non è stato detto di cedere il passo al sette volte campione del mondo che si era accodato al compagno di squadra monegasco e aveva mostrato un passo decisamente superiore.
L’inglese, poi, ha rincarato la dose: “La squadra non ha fatto quello che doveva fare. Sono qui per vincere e perdevo tempo. E’ dura vedere i piloti della Mercedes pronti a eseguire le richieste mentra da noi non succede lo stesso. Stavolta non avremmo potuto vincere, ma se vuoi lottare per i mondiali devi curare ogni singolo punto”.
Frederic Vasseur, Scuderia Ferrari
Foto di: Eric Le Galliot
Fred Vasseur ha ammesso con i giornalisti che la comunicazione con i piloti via radio non è stata troppo chiara perché il muretto del Cavallino non aveva alcuna intenzione di fornire agli avversari quali erano le intenzioni strategiche della Scuderia e vale a dire andare con l’inglese al traguardo senza altre soste.
La Ferrari ha mostrato una debolezza che un top team non dovrebbe avere: la catena di comando nelle scelte strategiche è troppo lenta. La tendenza a guadagnare tempo sull’evolversi della situazione è un aspetto che è emerso più volte nel corso della stagione.
E la mancanza di tempestività, mentre i due piloti sono in bagarre, accende nervosismi e veleni che per il momento sono rimasti nascosti ma che rischiano di venire clamorosamente a galla, specie se non si è in lotta per i titoli iridati. A Maranello hanno ancora delle lacune da colmare e non si limitano alla vettura. Probabilmente la rossa era la monoposto più veloce in Olanda, ma ancora una volta non sapere sfruttare tutto il potenziale a disposizione può costare caro…
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