In Alto Adige gli stipendi sono tra i più alti d’Italia, ma guadagnare di più non significa necessariamente avere un maggiore potere d’acquisto. È questa la fotografia che emerge dall’analisi sulle retribuzioni del settore privato nella provincia di Bolzano: i salari sono cresciuti più rapidamente rispetto alla media nazionale, ma l’aumento del costo della vita ha assorbito una parte significativa dei benefici.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Istituto Promozione Lavoratori, le retribuzioni medie dei dipendenti privati altoatesini superano infatti di circa il 10% la media italiana. Un risultato che porta il territorio ai vertici della classifica nazionale, con Bolzano che si colloca subito dietro grandi poli come Milano e Roma.
Dietro i numeri, però, si nasconde una realtà più articolata. Gli aumenti non hanno interessato tutti allo stesso modo e, soprattutto, non sono riusciti a compensare completamente l’impennata dei prezzi registrata negli ultimi anni.
Quanto si guadagna in Alto Adige
Il Trentino-Alto Adige si conferma una delle aree italiane con le retribuzioni più elevate. Per i lavoratori a tempo pieno, la retribuzione lorda giornaliera media si aggira attorno ai 130 euro, contro una media nazionale di circa 118 euro.
Il dato più significativo riguarda però l’evoluzione degli stipendi nel tempo. Nell’arco degli ultimi dieci anni, le retribuzioni nominali in Alto Adige sono aumentate del 21,5%, mentre nel complesso dell’Italia la crescita si è fermata al 14,2%.
Numeri che testimoniano una dinamica salariale più favorevole rispetto a quella registrata nel resto del Paese e che hanno contribuito a rafforzare la posizione dell’Alto Adige nella graduatoria delle aree dove si guadagna di più.
A guidare la classifica delle regioni italiane per livelli retributivi medi sono:
- Lombardia, sostenuta dal peso di Milano, della finanza, delle multinazionali e dei servizi ad alto valore aggiunto;
- Lazio, grazie soprattutto alla concentrazione di grandi aziende, sedi direzionali e amministrazioni centrali nell’area romana;
- Trentino-Alto Adige, dove incidono l’autonomia del territorio, la contrattazione integrativa e le retribuzioni particolarmente elevate della provincia di Bolzano;
- Emilia-Romagna, forte di un sistema industriale e manifatturiero molto sviluppato;
- Piemonte, trainato dai comparti industriali, tecnologici e dalla filiera della componentistica.
I settori che hanno fatto crescere gli stipendi
L’aumento delle retribuzioni, tuttavia, non è stato identico in tutti i comparti. A contribuire maggiormente alla crescita dei salari sono stati soprattutto alcuni settori strategici dell’economia locale.
In testa ci sono finanza e assicurazioni, che continuano a garantire le retribuzioni medie più elevate. Il settore beneficia della presenza di attività specializzate e di servizi con un alto valore aggiunto.
Buoni risultati anche per industria e manifattura, in particolare nelle aziende orientate ai mercati internazionali. In questo caso, la contrattazione aziendale e gli incentivi rappresentano strumenti importanti per attirare e mantenere personale qualificato.
Crescono anche le retribuzioni nel comparto delle costruzioni, sostenuto negli ultimi anni dalla domanda immobiliare e dagli interventi di riqualificazione degli edifici.
Diverso il caso di turismo e commercio, due pilastri fondamentali dell’economia altoatesina. Anche qui gli stipendi hanno registrato miglioramenti, grazie al rinnovo dei contratti territoriali, ma il peso della stagionalità continua a influenzare in modo significativo condizioni di lavoro e redditi.
La distanza tra dirigenti, impiegati e operai
Guardare soltanto alla media degli stipendi rischia però di offrire un’immagine incompleta. La crescita delle retribuzioni non è stata distribuita in modo uniforme tra le diverse categorie professionali.
Negli ultimi dieci anni, per esempio, i salari nominali degli operai sono aumentati del 19,3%, mentre per gli impiegati la crescita è stata del 17,2%. Percentuali significative, ma che non eliminano la distanza economica esistente rispetto alle figure dirigenziali e ai livelli più alti delle aziende.
Anzi, in termini assoluti la forbice continua ad ampliarsi. Chi parte da una retribuzione più elevata beneficia infatti di aumenti che, anche a parità di percentuale, producono incrementi monetari molto più consistenti.
Per i lavoratori con stipendi medio-bassi, invece, una parte importante degli aumenti viene assorbita dalle spese quotidiane. Casa, bollette, alimentari e servizi rappresentano voci sempre più pesanti nei bilanci familiari e riducono il reale beneficio derivante dalla crescita della busta paga.
Il problema è il costo della vita
È proprio il confronto con l’inflazione a ridimensionare il primato salariale dell’Alto Adige.
A fronte di un aumento delle retribuzioni del 21,5% in dieci anni, i prezzi al consumo sul territorio sono cresciuti del 27,3%. Una differenza significativa, soprattutto se confrontata con il dato medio nazionale, dove l’inflazione nello stesso periodo si è attestata attorno al 19,6%.
In altre parole, gli stipendi altoatesini sono cresciuti più velocemente rispetto alla media italiana, ma il costo della vita è aumentato ancora di più.
La conseguenza è che la crescita delle retribuzioni è riuscita a compensare solo in parte la perdita di potere d’acquisto. Secondo questa dinamica, gli aumenti in busta paga hanno coperto circa tre quarti dell’effettivo incremento del costo della vita.
Il fenomeno pesa soprattutto sulle famiglie con redditi medio-bassi. Per queste fasce, infatti, una quota maggiore dello stipendio viene destinata alle spese essenziali, proprio quelle che hanno subito i rincari più evidenti.
Stipendi più alti, ma non necessariamente più ricchezza
L’Alto Adige resta dunque una delle realtà italiane più favorevoli dal punto di vista delle retribuzioni nominali. Gli stipendi sono superiori alla media nazionale e negli ultimi dieci anni sono cresciuti a un ritmo più sostenuto rispetto a quello registrato nel resto del Paese.
Ma il dato va letto insieme all’altra faccia della medaglia: vivere in Alto Adige costa di più. E se il carovita continua a crescere più rapidamente delle buste paga, anche uno stipendio formalmente più alto rischia di tradursi in un vantaggio molto meno evidente nella vita quotidiana.
Il vero nodo, quindi, non è soltanto quanto cresce il salario, ma quanto di quell’aumento resta realmente nelle tasche dei lavoratori dopo aver pagato tutte le spese necessarie.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Risparmio e investimenti, ogni venerdì
Iscriviti e ricevi le notizie via email