Una mano sale verso i capelli. Le dita cercano una ciocca, a volte un singolo capello, le ciglia o le sopracciglia. Poi arriva lo strappo.
Per alcune persone succede mentre guardano la televisione, leggono o studiano. Per altre soprattutto nei momenti di tensione, noia o ansia. E non sempre ci si rende conto immediatamente di quello che sta accadendo.
Quando questo comportamento si ripete, provoca perdita di capelli e diventa difficile fermarlo, può trattarsi di tricotillomania.
Non è semplicemente un vizio o un’abitudine nervosa. È un vero disturbo riconosciuto dalla medicina, caratterizzato dall’impulso o dal comportamento ripetuto di strapparsi capelli o peli.
Quando il gesto prende il sopravvento
La persona può tentare più volte di smettere senza riuscirci.
In alcuni casi prima dello strappo cresce una sensazione di tensione o un bisogno difficile da ignorare. In altri il movimento avviene quasi automaticamente, magari mentre si è concentrati su qualcos’altro.
Con il tempo possono comparire zone diradate sul cuoio capelluto, sopracciglia o ciglia mancanti.
Ma il problema non è soltanto estetico. La paura che gli altri se ne accorgano può provocare vergogna, disagio e portare a evitare alcune situazioni sociali.
La terapia che insegna a fermare la mano
È proprio sul momento che precede lo strappo che si concentra uno dei trattamenti più studiati.
Si chiama terapia di inversione dell’abitudine e insegna a riconoscere le situazioni e i movimenti che anticipano il gesto e a sostituirli con un’azione diversa e incompatibile con lo strappo.
Una recente revisione di 25 studi ha confermato risultati favorevoli per questo tipo di intervento.
Negli studi esaminati, le terapie psicologiche basate soprattutto su queste tecniche comportamentali sono state associate mediamente a una riduzione dei sintomi tra il 40 e il 60%.
Non significa che funzionino allo stesso modo per tutti, ma oggi rappresentano uno degli approcci con le migliori evidenze scientifiche.
Nei ragazzi può esserci anche altro
La tricotillomania può iniziare durante l’infanzia o l’adolescenza.
Uno studio su 100 adolescenti, metà dei quali con tricotillomania, ha rilevato che il 64% dei ragazzi con il disturbo presentava almeno un altro problema psichiatrico, frequentemente ansia o depressione.
I ricercatori hanno osservato anche un’associazione tra una maggiore durata del disturbo e maggiori difficoltà in alcuni aspetti della vita familiare.
Questo non significa che la famiglia provochi la tricotillomania. Suggerisce piuttosto che il problema può coinvolgere l’intero nucleo familiare e che, soprattutto nei più giovani, anche i genitori possono avere un ruolo importante nel percorso di cura.
Può aiutare persino un braccialetto?
È una delle strade più curiose aperte dalla ricerca.
Sono allo studio dispositivi indossabili capaci di riconoscere alcuni movimenti della mano tipici dello strappo dei capelli e avvertire la persona attraverso una vibrazione.
L’obiettivo è farle prendere coscienza del gesto proprio mentre sta iniziando, permettendole di utilizzare le strategie imparate durante la terapia.
Non è una cura e non sostituisce il trattamento psicologico. Ma potrebbe diventare uno strumento di supporto nella vita quotidiana.
Si studiano anche nuovi farmaci
Attualmente non esiste un farmaco specificamente approvato per curare la tricotillomania.
Alcune sostanze sono state sperimentate negli anni con risultati differenti. Tra queste c’è la N-acetilcisteina, già studiata soprattutto negli adulti, ma con risultati non uniformi nelle diverse fasce d’età.
Alla Yale University è inoltre in corso una piccola sperimentazione sulla valbenazina, un medicinale già utilizzato negli Stati Uniti per un particolare disturbo del movimento.
Lo studio prevede appena 20 partecipanti e non dispone ancora di risultati conclusivi. È quindi troppo presto per sapere se questa strada potrà trasformarsi in una nuova possibilità terapeutica.
La ricerca, intanto, sembra concentrarsi sempre di più su un momento preciso: quello che accade appena prima che la mano raggiunga i capelli.
Perché riuscire a riconoscere quell’istante potrebbe essere una delle chiavi per interrompere un gesto che, per chi soffre di tricotillomania, può diventare molto difficile da controllare.

Fonti:
Mental Health and Social Inclusion, 2025/2026 – revisione degli studi sulle terapie cognitivo-comportamentali per la tricotillomania
Child Psychiatry & Human Development, 2025 – studio su tricotillomania adolescenziale, comorbidità e funzionamento familiare
PubMed – PMID 39903406
ClinicalTrials.gov – Efficacy of Valbenazine for the Treatment of Trichotillomania in Adults, NCT05207085
Yale School of Medicine – sperimentazione clinica sulla valbenazina nella tricotillomania