Nel quarto trimestre del 2025, in quattordici giurisdizioni del Maryland, 429 campioni furono raccolti attraverso i servizi di riduzione del danno e affidati all’analisi: residui prelevati da bustine, capsule e altro materiale riconsegnato volontariamente. A raccontare oggi questa nuova fase della crisi è il New York Times, che parte da Baltimora per mostrare la spietata efficienza raggiunta dalle droghe di strada ultrapotenti e dalle loro miscele. Oggetti piccoli, leggeri, apparentemente muti. Eppure è lì, in quella polvere rimasta sul fondo, che si può scorgere il movimento di un mercato clandestino prima che quel movimento diventi un’ambulanza, un letto d’ospedale, un morto.

Il programma si chiama Rapid Analysis of Drugs ed è realizzato dal Maryland insieme al National Institute of Standards and Technology. Non pretende di censire tutto ciò che circola nelle strade — sarebbe impossibile — ma funziona come un radar: raccoglie segnali, individua sostanze nuove, misura cambiamenti che possono avvenire nel giro di pochi mesi. I risultati possono essere restituiti dal NIST entro 48 ore, abbastanza presto perché le autorità sanitarie modifichino un’allerta o preparino diversamente i soccorsi.

Che cosa ha visto quel radar? Più della metà dei campioni, il 55,24 per cento, conteneva più principi attivi. Fentanyl e sostanze analoghe comparivano nel 40,56 per cento dei casi, la cocaina nel 33,57, le anfetamine nel 16,08, la medetomidina nel 10,72 e la xilazina nel 5,59. Le cifre si sovrappongono perché si sovrappongono le droghe: nello stesso involucro possono esserci due, tre, più composti. La dose non è più necessariamente una sostanza. È un congegno chimico instabile, il cui contenuto può cambiare senza che cambi il nome pronunciato per strada.

Si compra “eroina”, si pensa di conoscere almeno la natura del rischio, e invece il nome può essere soltanto un vecchio cartello rimasto appeso sopra un mercato ormai diverso. Uno studio pubblicato nel 2026 su Drug and Alcohol Dependence ha esaminato 792 campioni consegnati al programma del Maryland fra ottobre 2021 e maggio 2024. Soltanto il 22 per cento mostrava piena concordanza fra ciò che le persone credevano di avere acquistato e ciò che il laboratorio trovava davvero.

In 278 casi il prodotto era stato comprato come eroina. L’eroina comparve in appena 15 campioni. La xilazina, invece, fu rilevata in 454, benché fosse stata prevista soltanto in 15. Quei dati appartengono a un periodo precedente e non possono descrivere, da soli, il mercato di oggi. Ma lo scarto che rivelano è enorme: da una parte la percezione, dall’altra la materia; da una parte un nome familiare, dall’altra una miscela sconosciuta.

Come si può valutare un pericolo quando non si sa più che cosa si sta assumendo? Come si può parlare semplicemente di “fentanyl” se il fentanyl è soltanto uno degli elementi del cocktail? Comprendere questa trasformazione non significa attenuare la responsabilità del mercato illegale, né fingere che le sostanze note siano diventate meno letali. Significa guardare il rischio per quello che è: non solo potenza, ma imprevedibilità.

Per qualche tempo il simbolo di questa mutazione è stata la xilazina, il sedativo veterinario conosciuto come “tranq”. Ora il sorvegliato speciale è un altro sedativo non approvato per l’uso umano, la medetomidina, rilevata soprattutto insieme al fentanyl. A Baltimora città la sua presenza è cresciuta fra il terzo e il quarto trimestre del 2025. Non era dunque l’ultimo capitolo, la xilazina. Era un capitolo di una storia che continuava a scriversi.

Un’allerta dei CDC dell’aprile 2026 dà la misura dell’accelerazione: nei laboratori forensi statunitensi le segnalazioni di medetomidina sono passate da 247 nel 2023 a 8.233 nel 2025. Restano meno dell’uno per cento di tutte le segnalazioni di droga, ed è giusto non perdere questa proporzione. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare la velocità con cui la sostanza è comparsa. Può provocare sedazione profonda, rallentamento del battito, ipotensione; dopo un uso regolare, l’astinenza può essere tanto grave da richiedere cure intensive.

Qui anche uno dei gesti salvavita più importanti incontra un limite che bisogna conoscere. Il naloxone resta essenziale quando si sospetta un’overdose da oppioidi: contrasta gli effetti del fentanyl e può far riprendere la respirazione. Ma non agisce sulla medetomidina o sulla xilazina. La persona può tornare a respirare e rimanere tuttavia immersa in una sedazione profonda, ancora in pericolo, ancora bisognosa di assistenza medica. Respirare di nuovo non significa essere fuori pericolo.

È su questo sfondo che il primato di Baltimora assume il suo peso. Per dodici mesi, fra settembre 2024 e agosto 2025, la città del Maryland ha contato quasi 110 morti per overdose ogni 100.000 abitanti. Il San Francisco Chronicle, analizzando i più recenti dati federali considerati affidabili per confrontare le grandi giurisdizioni urbane, ha rilevato che il tasso superava quello di San Francisco, fermo a 70, ed era più di cinque volte superiore al dato nazionale di 20.

Eppure la curva americana, nel suo insieme, scende. Secondo le stime provvisorie dei CDC, nel 2025 i morti per overdose negli Stati Uniti sono stati 69.973, quasi il 14 per cento in meno rispetto al 2024. Qualcuno potrebbe vedere una contraddizione: meno morti nel paese, un’ecatombe ancora concentrata in una città; un miglioramento statistico, un mercato che diventa più indecifrabile. Ma la contraddizione è soltanto apparente. Una mortalità nazionale può diminuire mentre in certi luoghi il pericolo resta altissimo e le miscele si fanno più mutevoli, più opache, più difficili da soccorrere.

Non perdiamo il significato del calo: migliaia di morti in meno non sono un dettaglio. Ma non trasformiamolo neppure in una rassicurazione prematura. Se il prodotto acquistato non corrisponde al prodotto consumato, se a un oppioide vengono aggiunti sedativi sui quali il naloxone non agisce, se la composizione cambia da un trimestre all’altro, allora la vecchia mappa non basta più. Occorre vedere prima, analizzare prima, avvertire prima.

Il conteggio dei decessi arriva alla fine. Registra ciò che è già avvenuto, allinea numeri dietro i quali ci sono corpi e famiglie, disegna la curva quando la tragedia si è ormai compiuta. Il controllo delle sostanze tenta invece di stare qualche passo più avanti. Torna a quelle bustine, a quelle capsule, a quel residuo sul fondo. E prova, prima che si accenda la sirena, a farlo parlare.

The New York Times, “The Ruthless Efficiency of Ultrapotent Street Drugs”, 24 agosto 2026.
Christian Leonard, “S.F. now has the second-highest overdose death rate among large U.S. cities and counties”, San Francisco Chronicle, 17 aprile 2026.
Emily M. Martin et al., “Comparison of anticipated and detected drug contents in samples submitted to a statewide drug checking program in Maryland, USA”, Drug and Alcohol Dependence, 2026, 282:113103. DOI: 10.1016/j.drugalcdep.2026.113103.
Maryland Department of Health, Rapid Analysis of Drugs, aggiornamento del 18 febbraio 2026.
Centers for Disease Control and Prevention, “Medetomidine in the U.S. Illegal Fentanyl Supply Increasing Risk for Overdose and Severe Withdrawal Syndrome”, Health Alert Network n. 00527, 2 aprile 2026.
CDC–National Center for Health Statistics, “U.S. Overdose Deaths Decrease for Third Consecutive Year in 2025”, 13 maggio 2026.
National Institute of Standards and Technology, Rapid Drug Analysis and Research – RaDAR.