La cannabis “brucia” i neuroni? No. Ma dire che sia innocua, soprattutto per un adolescente, sarebbe altrettanto sbagliato.
Il punto è che il cervello dei ragazzi è ancora in fase di sviluppo. Ed è proprio durante questa delicata trasformazione che il THC, il principale componente psicoattivo della cannabis, può interferire con alcuni meccanismi cerebrali.
Perché il cervello adolescente è più vulnerabile
Durante l’adolescenza il cervello continua a riorganizzare le proprie connessioni. Maturano progressivamente anche le aree prefrontali coinvolte nel controllo degli impulsi, nella attenzione, nella pianificazione e nelle decisioni.
In questo processo interviene anche il sistema endocannabinoide, una rete di segnali e recettori naturalmente presente nell’organismo.
Il THC può legarsi ai recettori cannabinoidi CB1 e modificarne temporaneamente la normale attività. Per questo l’esposizione alla cannabis durante gli anni dello sviluppo è oggetto di particolare attenzione da parte della ricerca.
Cosa succede dopo aver assunto cannabis?
Gli effetti variano in base alla quantità di THC, al prodotto utilizzato, alla modalità di assunzione e alle caratteristiche individuali.
Nel breve periodo la cannabis può compromettere memoria, attenzione, capacità decisionale, coordinazione e percezione del tempo.
Un problema particolarmente rilevante riguarda la guida: il consumo può rallentare i tempi di reazione e compromettere coordinazione e capacità di giudizio.
Alle sensazioni di euforia e rilassamento possono inoltre affiancarsi, soprattutto con elevate quantità di THC, ansia, panico, paranoia e sintomi psicotici transitori.
Cannabis e cervello: cosa hanno visto le risonanze magnetiche
Uno dei dati più interessanti arriva da uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry.
I ricercatori hanno seguito 799 adolescenti, inizialmente non consumatori, analizzando complessivamente 1.598 risonanze magnetiche cerebrali.
Un maggiore consumo di cannabis è risultato associato a un più marcato assottigliamento della corteccia cerebrale legato all’età, in particolare in aree prefrontali ricche di recettori CB1.
L’associazione risultava più evidente con una maggiore esposizione.
Questo dato, però, va letto correttamente: non dimostra che la cannabis provochi direttamente e irreversibilmente un danno cerebrale. I studi osservazionali possono individuare associazioni importanti, ma da soli non stabiliscono un rapporto di causa-effetto.
Psicosi e dipendenza: quando aumenta il rischio
Un altro fronte riguarda la salute mentale. L’associazione tra cannabis e disturbi psicotici risulta più forte quando il consumo inizia precocemente, è frequente o riguarda prodotti ad elevato contenuto di THC.
Questo non significa che chi utilizza cannabis svilupperà necessariamente una psicosi o una schizofrenia. Entrano in gioco numerosi fattori, tra cui vulnerabilità individuale, frequenza e intensità del consumo.
C’è poi il rischio di disturbo da uso di cannabis, cioè la difficoltà a controllarne il consumo nonostante le conseguenze negative. Secondo i CDC statunitensi, circa 3 persone su 10 tra quelle che riferiscono di utilizzare cannabis presentano un cannabis use disorder, con un rischio maggiore per chi comincia durante l’adolescenza e per chi ne fa un uso più frequente.
Anche cuore e polmoni sotto osservazione
I possibili effetti non riguardano soltanto il cervello.
Uno studio su circa 430 mila adulti, pubblicato sul Journal of the American Heart Association, ha rilevato un’associazione tra consumo di cannabis e maggiore probabilità di infarto e ictus, con un rischio crescente all’aumentare della frequenza d’uso. Anche in questo caso si tratta di dati osservazionali, che non dimostrano da soli un rapporto causale.
Quando viene fumata, inoltre, la cannabis espone l’apparato respiratorio a sostanze irritanti e potenzialmente dannose.
Cannabis terapeutica: è un’altra questione
Uso ricreativo e impiego medico dei cannabinoidi non devono essere confusi.
Esistono evidenze a favore dell’impiego di cannabis o cannabinoidi in specifiche condizioni cliniche. Indicazione, principio attivo, rapporto tra THC e CBD, dose, formulazione e controllo medico fanno però una differenza sostanziale rispetto all’uso ricreativo.
Il messaggio che emerge dalla ricerca è soprattutto uno: l’età conta. Iniziare precocemente, consumare cannabis frequentemente ed esporsi a elevate quantità di THC sono condizioni associate ai rischi maggiori. E durante l’adolescenza il cervello è ancora nel pieno della sua maturazione.

Fonti
* Albaugh MD et al., Association of Cannabis Use During Adolescence With Neurodevelopment, JAMA Psychiatry, 2021.
* Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Cannabis and Brain Health; Cannabis and Teens; Cannabis and Driving.
* National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH), informazioni scientifiche su cannabis e disturbo da uso di cannabis.
* National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids, 2017.
* Jeffers AM et al., Association of Cannabis Use With Cardiovascular Outcomes Among US Adults, Journal of the American Heart Association, 2024.