Una volta era una certezza. Il caffè, il giornale e poi tutto procedeva secondo programma. Adesso possiamo mangiare prugne, bere acqua tiepida, camminare intorno all’isolato e rivolgerci direttamente all’intestino con parole incoraggianti. Lui, però, non conferma l’appuntamento.
La regolarità intestinale può cambiare con gli anni. Ma attenzione: non andare in bagno ogni giorno non significa automaticamente essere stitici. C’è chi evacua più volte al giorno e chi tre volte alla settimana senza alcun disturbo.
Secondo il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, può significare evacuare meno di tre volte alla settimana, produrre feci dure e secche, dover spingere molto oppure avere la sensazione di non essersi svuotati completamente.
In sostanza, non conta soltanto quanto spesso andiamo: conta anche quanto dobbiamo lavorare per ottenere il risultato.
Perché con gli anni può diventare più difficile
L’età da sola non condanna l’intestino alla pigrizia. Con il tempo, però, si sommano diversi fattori: ci muoviamo meno, beviamo poco, consumiamo meno fibre e magari ignoriamo lo stimolo perché non siamo nel posto giusto o perché abbiamo altro da fare. L’intestino prende nota e, alla lunga, smette di insistere.
Anche i muscoli addominali e del pavimento pelvico possono diventare meno efficienti. In alcuni casi le feci arrivano correttamente nel retto, ma i muscoli che dovrebbero coordinarsi per espellerle non collaborano. Più che un intestino lento, sembra una riunione in cui nessuno ha letto il verbale precedente.
Poi ci sono i farmaci. Oppioidi, alcuni antidepressivi, anticolinergici, integratori di ferro, alcuni medicinali per la pressione e prodotti contenenti calcio o alluminio possono favorire la stitichezza. Non vanno mai sospesi autonomamente: il medico può valutare dosi, alternative o un trattamento specifico.
Più raramente, dietro il cambiamento possono esserci diabete, ipotiroidismo, malattie neurologiche, disturbi del colon o problemi del pavimento pelvico.
La fibra serve, ma non va lanciata nell’intestino senza preavviso
Frutta, verdura, legumi e cereali integrali aiutano ad aumentare il volume e la morbidezza delle feci. Ma passare improvvisamente da una dieta povera di fibre a una montagna di crusca può produrre soprattutto gonfiore, gas e una certa perdita di fiducia nel genere umano.
Le fibre vanno aumentate gradualmente e accompagnate da liquidi sufficienti. Senza acqua possono non aiutare e, in alcuni casi, rendere le feci ancora più dure. Chi deve limitare i liquidi per problemi cardiaci o renali deve però seguire le indicazioni del medico.
Anche il movimento è utile. Non occorre preparare una maratona: camminare regolarmente può già favorire la motilità intestinale.
L’intestino ama le abitudini
Possiamo provare a fissare un appuntamento vero, possibilmente dopo colazione, quando il riflesso gastrocolico stimola naturalmente il colon. Il NIDDK suggerisce di tentare l’evacuazione tra 15 e 45 minuti dopo il pasto, senza fretta e senza ignorare lo stimolo.
Anche la posizione conta. Appoggiare i piedi su un piccolo rialzo, portando le ginocchia un po’ più in alto delle anche, può facilitare l’evacuazione. Il telefono, invece, rischia di trasformare pochi minuti in una lunga permanenza: stare seduti e spingere a lungo non migliora il risultato e può favorire emorroidi e fastidi.
E i lassativi?
Non sono tutti uguali e non vanno scelti soltanto perché la pubblicità promette una mattinata memorabile. Esistono prodotti che aumentano la massa fecale, lassativi osmotici che richiamano acqua nell’intestino e stimolanti che ne aumentano le contrazioni.
La scelta dipende dalla causa, dalla durata del problema, dalle altre malattie e dai farmaci assunti. Se si ricorre spesso ai lassativi, se non funzionano o se non si riesce più ad evacuare senza usarli, è opportuno parlarne con il medico o con il farmacista.
Quando non basta aspettare
Un cambiamento improvviso e persistente delle proprie abitudini intestinali non va attribuito automaticamente all’età. Bisogna rivolgersi al medico se la stitichezza continua nonostante le correzioni, se compare sangue nelle feci, dimagrimento non voluto, stanchezza insolita, dolore addominale persistente o una sensazione frequente di evacuazione incompleta.
Dolore forte e continuo, vomito, febbre, addome molto gonfio o impossibilità di espellere anche i gas richiedono invece una valutazione rapida. Sono tra i segnali d’allarme indicati dal NIDDK.
La regolarità può cambiare, ma non dobbiamo trasformare ogni evacuazione in un evento straordinario da segnare sul calendario. A volte bastano acqua, fibre, movimento e un po’ di metodo. Altre volte serve capire cosa sta rallentando davvero il transito.
L’importante è non aspettare che l’intestino, oltre all’appuntamento, richieda anche la prenotazione con largo anticipo.