Erling Haaland si è tagliato i capelli. Detta così sembra la notizia più futile della domenica calcistica, ma per chi ha passato gli ultimi mesi a scrollare video della sua coda perfetta più che dei suoi gol, è la fine di un’epoca. Il norvegese ha aspettato il fischio d’inizio della nuova Premier League per liberarsi della chioma bionda che lo aveva accompagnato ai Mondiali 2026, sostituendola con un buzzcut cortissimo, quello che portava ai tempi del Borussia Dortmund, prima che qualcuno gli mettesse in mano un elastico e cambiasse la storia del suo personal brand.

Il taglio è arrivato a poche ore dalla sfida del Manchester City contro il Bournemouth, primo turno della stagione 2026/27, ed è stato annunciato nel modo più coerente possibile: una sequenza di scatti sui suoi canali social che documentano il prima e il dopo, corredata da una didascalia che è già un piccolo classico short hair, don’t care. Poco importa se qualcuno rimpiange ancora la coda: la decisione è stata presa. Per capire perché un taglio di capelli faccia notizia quanto un colpo di calciomercato bisogna tornare alla scorsa estate. Ai Mondiali la Norvegia di Haaland era arrivata fino ai quarti, lui aveva chiuso il torneo con sette gol e un posto stabile nella corsa alla scarpa d’oro, ma la sua chioma raccolta era comunque riuscita a diventare un soggetto autonomo rispetto al calciatore che la indossava, tanto da valergli oltre trentadue milioni di nuovi follower su Instagram, la crescita più alta di qualsiasi altro protagonista del torneo. I suoi elastici per capelli erano già finiti sotto i riflettori durante la manifestazione, coordinati con la maglia partita dopo partita, con tanto di collezione dedicata firmata dal marchio norvegese di cui il centravanti è anche socio.

Dietro la scelta di portare i capelli lunghi c’era anche una superstizione, presa in prestito senza troppi giri di parole. A luglio, in un’intervista, Erling Haaland aveva raccontato che a consigliargliela era stato Zlatan Ibrahimovic. Un consiglio seguito alla lettera per un anno intero, fino a questa domenica, quando evidentemente la fiducia nel proprio bagaglio tecnico ha superato quella nella propria chioma.