Oggi che cosa definisce una pratica curatoriale: la selezione degli oggetti o la costruzione dell’esperienza complessiva dello spazio?

«Crediamo che oggi la curatela sia sempre più legata alla costruzione di relazioni. La selezione rimane fondamentale, ma da sola non è sufficiente. Gli oggetti acquistano significato attraverso il contesto in cui vengono presentati e attraverso il dialogo che instaurano con lo spazio e tra di loro. Viviamo la pratica curatoriale come un processo più ampio che comprende la ricerca, la progettazione, l’esperienza e l’organizzazione delle percezioni. Tutti questi elementi contribuiscono alla costruzione di una narrazione. Non si tratta semplicemente di scegliere cosa mostrare, ma di creare le condizioni affinché emergano nuove letture e forti connessioni tra passato e presente».

Scala a chiocciola lampade divano marrone chiase longe verde

Foto Giorgos Sfakianakis

Come è nato, concretamente, un progetto come PK21: da un luogo, da una collezione o da una necessità curatoriale?

«È nato innanzitutto da un luogo. Quando siamo entrati per la prima volta nell’appartamento, siamo rimasti colpiti dalla qualità della sua architettura e dalla forza dei suoi dettagli, nonostante gli anni di chiusura e abbandono. Ci è sembrato immediatamente uno spazio che meritava di essere riattivato. Da lì è nata una riflessione più ampia: come portare la pratica della galleria fuori dal contesto espositivo tradizionale e costruire un progetto in cui la storia dell’architettura ateniese, design selezionato e arte, potessero convivere all’interno di un ambiente realmente abitato. In questo senso PK21 nasce dall’incontro tra un luogo specifico e un vero e proprio atto di restituzione: la volontà di riportare alla luce uno spazio di grande qualità architettonica, rispettandone l’identità e riaffermandone il valore nel presente».