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Direttamente dagli US Open i consigli di Roger Federer a Sinner e Alcaraz dopo gli infortuni che gli stanno impedendo di scendere in campo con continuità.

Come si fa a disputare la bellezza di 65 tornei dello Slam consecutivi? Basta chiedere a Roger Federer, che in carriera dal 2000 al 2016 è stato sempre presente in ognuno dei 4 tornei più importanti del tennis. Chi meglio di lui dunque può magari dare un consiglio ai due nuovi dominatori Sinner e Alcaraz, entrambi alle prese con un momento particolare della carriera legato agli infortuni? L’ex campione svizzero ne ha parlato in conferenza stampa agli US Open, dove è tornato per regalare alcune esibizioni oltre a una suggestiva seduta di allenamento con Lorenzo Musetti, per la gioia degli amanti del rovescio a una mano.

Gli infortuni di Sinner e Alcaraz, parla Federer dopo i 65 Slam consecutivi

Proprio a New York si rivedrà in campo Carlos Alcaraz, reduce da 4 mesi di stop per i problemi al polso, ma non Jannik Sinner, che è alle prese con i fastidi al ginocchio. Una situazione che impone cautela per evitare magari di compromettere le cose, proseguendo dunque nel percorso di recupero. Ancora una volta dunque, per il terzo Slam di fila, non potremo assistere in campo all’eccezionale rivalità tra i due campioni. Una situazione che ha alimentato il dibattito sui ritmi del tennis moderno e sulla necessità di programmare bene la stagione nel dettaglio, per cercare di gestirsi al meglio.

Ne sa più di qualcosa Federer, che nella speciale classifica degli Slam consecutivi disputati è superato solo da Feliciano Lopez (79), Fernando Verdasco (67) e Andreas Seppi (66). Tre giocatori che però per status e risultati nei Major non sono paragonabili allo svizzero, costretto a condividere questi ritmi con una pressione notevole. Che consiglio potrebbe dare lui ai suoi eredi e in generale ai tennisti che devono fare i conti con infortuni, ma anche con burnout e difficoltà mentali?


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I consigli di Federer, fondamentali le pause

Fondamentali a detta del “maestro” sono le pause, anche se poi nulla si può fare di fronte ad infortuni che possono tenerti fuori da prestigiosi tornei ravvicinati: “Ogni infortunio fa storia a sé. Alcuni sono sfortunati, altri capitano perché magari hai spinto un po’ troppo oltre o per l’accumulo di tanti fattori. Non conosco la gravità o la dinamica esatta dei loro problemi, ma chiaramente il momento peggiore per infortunarsi è subito prima del Roland Garros, perché poi rischi di saltare Parigi e Wimbledon dato che sono consecutivi, e diventa una rincorsa affannosa per l’US Open, come abbiamo visto con Carlos. Io ho sempre cercato di programmare un buon calendario inserendo pause adeguate, anche se è più facile a dirsi che a farsi”.

Non si può essere al top per tutta la stagione

Si è parlato tanto dei Masters da due settimane e di come inevitabilmente incidano sulle condizioni fisiche dei giocatori, come è successo anche per Sinner protagonista di una striscia impressionante. Quando si è in ballo spesso però si tende a ballare e lo sa bene anche Roger Federer: “Ho preso i miei rischi piazzando più tornei di quanti avrei dovuto, ma sono sempre riuscito a portarli a termine. Credo sia fondamentale stabilire le priorità: per alcuni può essere la tournée americana, per gli australiani lo Slam di casa. Ognuno ha periodi diversi dell’anno in cui vuole raggiungere il picco di forma, anche perché è impossibile essere al top venti volte l’anno. I tifosi non dovrebbero dimenticarlo: è dura essere al massimo in ogni singolo match. Ora con i Masters 1000 spalmati su due settimane c’è una nuova dinamica a cui i giocatori, insieme ai preparatori e agli allenatori, si stanno adattando fisicamente e mentalmente”.

Qual è l’aspetto più difficile per Sinner e Alcaraz

L’aspetto più difficile è quello di riuscire a trovare un compromesso tra la voglia di giocare gli Slam, ovvero i tornei più prestigiosi del mondo, e la necessità di far rifiatare corpo e mente. Questo l’aspetto prioritario per Federer, che con orgoglio indica la via anche a Sinner e Alcaraz: “Io sono orgoglioso di essere riuscito a giocare da gennaio a novembre senza interruzioni: non ho quasi mai saltato la stagione indoor, l’Australia o i tornei americani. C’ero quasi sempre. Ma eravamo sempre molto attenti a programmare il passo successivo, e non ho mai voluto incentrare la mia carriera esclusivamente sugli Slam. Ricordo che Pete Sampras verso la fine parlava solo di Slam, ma a me quell’approccio non piaceva per me stesso. Amavo troppi altri tornei e adoravo il circuito ATP. Quindi ho cercato di dare priorità a tutto, mettendo però al primo posto la salute del corpo e il benessere mentale, perché se giochi in continuazione finisci per logorarti“.