LESSOLO. Ci sono viaggi, ci sono avventure che nascono quando la routine quotidiana si ferma e la mente comincia a sognare oltre il profilo delle montagne di casa. Per Devis Oberto Tarena, 49 anni, la molla è scattata durante i mesi della pandemia. Mentre le giornate scorrevano tra l’impegno civile per il comune di Lessolo (è consigliere comunale a Lessolo, ndr) e il lavoro nel suo negozio di sanitari e piastrelle a Lessolo, gli occhi guardavano i video dei grandi viaggiatori, in particolare le avventure di Sergio Borroni, il medico milanese capace di attraversare, in sella alla sua bicicletta, i confini di oltre 100 paesi.
Quel tempo sospeso
«È stato durante la pandemia che si è accesa la scintilla per questi viaggi – racconta Devis – in quei giorni guardavo i video di Borroni, lasciavo correre l’immaginazione e dentro di me cresceva il desiderio di mettermi in cammino». Tra mete sognate e paesaggi quasi fantastici – come le strade della Patagonia cilena lungo la Carretera Austral o le distese abbaglianti di Uyuni in Bolivia – c’è una destinazione che resta fissa all’orizzonte: Capo Nord, l’estremo confine dove l’Europa incontra l’Artico. La sfida comincia così, sui pedali della North Cape 4000, la nota avventura di ultra-cycling che unisce Rovereto ai confini del mondo. Una corsa di 4.000 chilometri partita da Rovereto il 25 luglio e che ha attraversato 8 nazioni per arrivare fino al Circolo Polare Artico.
Il Canavese a due ruote
In un territorio di forte tradizione ciclistica come il Canavese, dove l’amore per i pedali si intreccia con la tenacia tipica della gente locale, la storia di Devis si distingue per un tratto profondamente umano. Non c’è la ricerca esasperata del cronometro né la smania del professionismo. Devis, legato alla sezione sportiva degli Alpini di Ivrea – con cui condivide lo spirito di gruppo legato al suo passato da alpino paracadutista – e sostenitore del Velo Club Eporediese di cui è uno sponsor, si colloca con umiltà tra gli appassionati. Per lui la bicicletta è un mezzo per scoprire il mondo. E che mezzo. Un mezzo che sa di aria e di libertà, di fatica e di riflessione, di occhi pieni di paesaggi e di gambe affaticate.
Partenza da Rovereto
Partito da solo da Rovereto, Devis ha scoperto fin dai primi chilometri che il valore più grande di queste avventure risiede nelle relazioni umane. I primi giorni pedala insieme a due compagni incontrati per caso Moreno, l’uomo d’acciaio, e Giovanni, il bergamasco delle Langhe. Al secondo giorno i dispositivi di navigazione e il telefono si bloccano e la necessità di orientarsi si è trasformata nell’opportunità di aprirsi agli altri.
L’incontro con lo spagnolo Pablo, il Toro di Salamanca ha segnato una svolta. Tra i due è nata un’amicizia profonda, costruita sulla fatica condivisa, sulle colazioni improvvisate e sulle piccole difficoltà quotidiane. Pablo continuava a ripetergli con ironia che fare quattromila chilometri in sella richiede il fisico da corridore d’ultra-distanza, ricevendo in risposta la solita battuta sorridente di Devis: «Se arriviamo in fondo mi battezzi come vuoi e ti pago la cena». Quel patto spontaneo li ha accompagnati lungo tutta l’Europa centrale e settentrionale, trasformando una prova di resistenza in una straordinaria storia di amicizia.
Non tutto facile
Nel lungo nastro d’asfalto tra Austria, Germania, Svezia e Norvegia, non sono mancati i momenti duri: vento contrario, temperature scese a sette gradi e piogge insistenti. Eppure, proprio nei passaggi più complessi, è emerso il lato più romantico della manifestazione. Nelle cittadine attraversate, l’accoglienza della gente è stata sorprendente. Interi quartieri allestivano banchetti improvvisati offrendo caffè, frutta e integratori ai passanti.
Emblematico l’incontro con una signora seduta a un tavolino di cartone lungo la strada: un punto ristoro spontaneo che per Devis e Pablo ha avuto il sapore della provvidenza. «In una piazzetta ci si è parata davanti una signora con un tavolino e la scritta North Cape 4000 – ricorda Devis – ci ha offerto da bere e da mangiare. Le ho detto: “Ha un cuore enorme.” E lei, candidamente: “In tutti i miei pellegrinaggi la gente mi ha sempre sostenuto. Aiutare voi adesso è solo il mio modo per dire grazie.” Attraversata la Svezia e le grandi foreste del Nord, l’arrivo a Capo Nord è giunto sotto la luce di un tramonto limpido.
E infine la meta
Di fronte al celebre mappamondo di ferro affacciato sul Mare di Barents, la fatica accumulata si è sciolta in un abbraccio con Pablo. «Devo ammettere che mi è venuta spontanea una battuta: ho fatto 4.000 chilometri solo per vedere una struttura in ferro che poteva realizzarmi il mio fabbro. Ma era solo un modo per sdrammatizzare – conclude emozionato Devis, ricordando quegli attimi – subito dopo ho chiamato a casa e ho telefonato a Loris Malan, il mio preparatore, fondamentale per la riuscita di questa impresa: lì sono scoppiato in pianto liberatorio e mi sono lasciato andare a tutte le emozioni».
Un altro racconto del Canavese. Un racconto fatto di determinazione, rispetto per la natura e fiducia nel prossimo: la dimostrazione che, con la giusta costanza, il passo più difficile resta sempre quello di trovare il coraggio di partire.
