Che cos’altro non si aspettava?
«L’insonnia. Fino a poco tempo fa mio figlio si svegliava anche ogni ora, lo ha fatto per quasi un anno. La notte non ho voluto delegare, e questa cosa mi ha stravolta. Io che ero una dormigliona, capace di addormentarmi ovunque».
Com’è messa a sensi di colpa?
«Faccio uno sforzo mentale per non sentirli quando esco per andare a lavorare. Ma voglio che mio figlio sappia che sua madre ha un’identità, che esisteva prima di lui. E che sia un bambino non completamente dipendente dalla mamma. Io sono cresciuta così».
Com’è cresciuta?
«In una famiglia normalmente disfunzionale. Papà
medico e mamma infermiera, si sono separati quando ero piccolissima. Lavoravano sempre, sono stata molto con i nonni».
Che bambina era?
«Molto giudiziosa, “filo di piombo” secondo mio nonno. C’è qualcosa dentro di me che mi tiene su un asse».
E l’asse non si sposta mai?
«Non mi tengo niente dentro, non sono livorosa. Sono frettolosa, permalosa, scatto presto. Ieri ho litigato con i carabinieri perché correvano su una stradina quasi pedonale dove ero con il cane e il bambino. Mi hanno detto: lei non è un autovelox. Le ingiustizie, le storture, mi fanno stare malissimo, non mi scivolano addosso. Su quello sbrocco, non sono per niente centrata».
La sua carriera non è a filo di piombo.
«Dissestata. È un lavoro brutale, serve una resistenza midollare, soprattutto se hai avuto un percorso come il mio con un sacco di ostacoli. I progetti dove non vieni presa, e la precarietà, per anni. Stare sempre lì a dire: oddio, mo’ che faccio?».
Ha mai pensato di mollare?
«Un sacco di volte. Ho lasciato Un posto al sole dopo un anno, avrei potuto restare ma avevo esaurito quel percorso, e sono andata via senza niente in mano. Avevo messo da parte qualcosa, poi i soldi sono finiti e la situazione è diventata critica. Ogni volta dicevo: adesso mi iscrivo
all’università, faccio altro».
Che cos’avrebbe fatto?
«Avevo iniziato Scienze politiche uscita dal liceo, nel dubbio. Poi mi sarebbe piaciuta Psicologia. Oppure la tassista, mi piace guidare, veloce. In un’altra vita avrei fatto le corse in macchina».
E cosa la tratteneva?
«Che ogni volta che pensavo di cambiare strada entrava qualcosa. Non so mai se sono coincidenze o cose che in qualche modo ti sei attirata. I liceali mi ha dato la possibilità di mantenermi da sola, che era il mio obiettivo principale: non ho mai avuto sogni di gloria, sono ambiziosa ma ho sempre pensato innanzitutto a mantenermi. Poi c’è stato un altro anno quasi senza lavorare, e mi ricordo che ho detto: basta, non si vive così. È arrivato Squadra antimafia e mi ha dato respiro».