Vi siete mai chiesti quanto valga una giornata senza emicrania — una giornata di lavoro non interrotta, una notte non guastata, alcune ore restituite alla famiglia? La domanda è meno astratta di quanto sembri, perché prevenire un attacco significa assumere oggi una pillola contro un dolore che verrà forse domani, accettando il rischio che gli effetti indesiderati arrivino prima del beneficio. Ora uno studio pubblicato su The Lancet Neurology indica che atogepant, una terapia orale mirata, non soltanto riduce i giorni di emicrania più del topiramato, ma consente a un numero assai maggiore di pazienti di continuare la cura.
Per decenni la profilassi dell’emicrania — cioè il trattamento destinato a impedire o diradare gli attacchi — si è servita soprattutto di farmaci progettati per ben altri disturbi: antipertensivi, antidepressivi, antiepilettici. Il topiramato è il caso più noto; può essere efficace, ma sonnolenza, formicolii, disturbi cognitivi e altre reazioni spingono non pochi pazienti ad abbandonarlo. È questo il paradosso: il medicinale dovrebbe sottrarre tempo alla malattia, ma può rendere abbastanza difficile la vita presente da finire nel cassetto.
Lo studio TEMPLE ha messo a confronto direttamente il vecchio standard e il nuovo farmaco, senza limitarsi al consueto paragone con un placebo. I ricercatori hanno coinvolto 545 adulti con emicrania episodica o cronica e almeno quattro giorni di emicrania al mese; per 24 settimane, i partecipanti hanno assunto una compressa quotidiana di atogepant oppure la dose massima tollerata di topiramato. Negli ultimi tre mesi della sperimentazione, il 64,1 per cento dei pazienti trattati con atogepant ha almeno dimezzato i giorni mensili di emicrania, contro il 39,3 per cento di coloro che ricevevano topiramato.
Ma traduciamo le percentuali in tempo vissuto. I giorni sottratti ogni mese alla malattia sono stati in media 6,3 con atogepant e 4,5 con topiramato: 1,8 giorni di differenza. Sulla carta, quasi nulla; messi in fila per dodici mesi, tuttavia, quei frammenti possono diventare più di tre settimane potenzialmente restituite al lavoro, al sonno e alla vita domestica. Come monete raccolte una alla volta in un salvadanaio, i singoli giorni sembrano poca cosa finché non si considera la somma.
Il dato forse più clamoroso riguarda però la tollerabilità. Ha sospeso la terapia per gli effetti indesiderati il 12,1 per cento di chi assumeva atogepant, rispetto al 29,6 per cento del gruppo trattato con topiramato; gli eventi avversi collegati ai medicinali sono stati segnalati, complessivamente, dal 56 e dal 78 per cento dei partecipanti. Il motivo è semplice: l’efficacia teorica non basta. Una profilassi funziona davvero soltanto se il paziente riesce a seguirla, giorno dopo giorno.
Atogepant appartiene ai gepanti e blocca il recettore del CGRP, una molecola che svolge una funzione centrale nella trasmissione dell’attacco emicranico; gli anticorpi monoclonali iniettabili intervengono, invece, contro la stessa molecola oppure contro il suo recettore. Per intenderci, la vecchia profilassi cercava di rallentare il meccanismo agendo su comandi costruiti per altre macchine; le terapie anti-CGRP intervengono su un interruttore proprio dell’emicrania. Non cancellano la malattia e non agiscono in tutti i pazienti, naturalmente, ma segnano il passaggio da una prevenzione adattata per tentativi a una cura disegnata attorno a uno specifico meccanismo.
Resta il prezzo. In Italia una confezione mensile di atogepant costa, secondo il listino, diverse centinaia di euro, enormemente più di un generico come il topiramato, anche se gli accordi negoziali possono ridurre la spesa effettivamente sostenuta dal sistema pubblico. Il Servizio sanitario nazionale ne limita la rimborsabilità ai pazienti che, nei tre mesi precedenti, abbiano avuto almeno otto giorni mensili di emicrania disabilitante, un punteggio MIDAS non inferiore a 11 e almeno tre precedenti classi preventive risultate inefficaci, non tollerate o controindicate.
Nel 2025 l’AIFA ha inoltre eliminato l’obbligo di interrompere i farmaci anti-CGRP dopo dodici mesi. Ciò non risolve, tuttavia, il problema della sostenibilità: TEMPLE è stato finanziato dal produttore di atogepant e osserva soltanto 24 settimane di trattamento, un periodo insufficiente per chiudere il conto sul lungo termine. Ha però spostato la domanda. Non si tratta più soltanto di stabilire quanto costi la nuova pillola, ma di calcolare quanto valgano — per il paziente e per la società — i giorni che quella pillola riesce davvero a recuperare.
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Studio TEMPLE, “Tolerability, safety, and efficacy of atogepant versus topiramate in adults with migraine: a randomised, head-to-head, phase 3b trial”, The Lancet Neurology, 2026; 25(9):806–817, doi: 10.1016/S1474-4422(26)00214-0.
Agenzia Italiana del Farmaco, “Riclassificazione del medicinale per uso umano Aquipta”, Determina n. 506/2024, Gazzetta Ufficiale n. 233 del 4 ottobre 2024.
Agenzia Italiana del Farmaco, “Modifica dei registri Aimovig, Ajovy, Aquipta, Emgality e Vyepti per l’emicrania”, 23 aprile 2025.

