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Lodi

Martedì 25 Agosto 2026

SCULTURA La statua opera di Felice Vanelli era pensata per piazza San Lorenzo a Lodi, ora è nascosta dagli arbusti

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Pasqualino Borella

Pasqualino Borella

Sarebbe un biglietto di saluto, per chi arriva da fuori, una scultura inneggiante al gioco dei giovani, ma dove è collocata ora, in mezzo ai cespugli all’ingresso dell’Isola Carolina da piazza Castello, è persino difficile scorgerla. La Bambina che salta la corda è un’opera modellata in plastilina e poi fusa in bronzo, è alta 230 centimetri e ha un peso di due quintali: il mastro formista Medaglia ha fatto il gesso per la fusione, eseguita dalla Fonderia Artistica Battaglia di Milano.


La bambina che salta tra gli alberi


La bambina che salta tra gli alberi

Inizialmente era stata pensata, modellata e studiata dal pittore e scultore lodigiano Felice Vanelli per essere posizionata in piazza San Lorenzo, angolo via Garibaldi, ma la primitiva collocazione non avvenne mai: un gruppo di sedicenti intellettuali, infatti, fece una guerra a questa scultura, ritenendola troppo formosa per il gusto del tempo. L’amministrazione comunale risolse la diatriba, collocando la scultura in corso Umberto, davanti al Museo Civico, e successivamente in piazza Castello, inserita davanti ad uno spazio per il gioco appositamente creato, ma in un contesto in cui non è per nulla valorizzata.

La storia

In città nel 1987, era stato varato l’innovativo (per l’epoca) piano viabilistico che istituiva la prima zona a traffico limitato: le vie centrali furono tutte selciate dal Consorzio di Imprese costituite dei Selciatori, che finanziarono l’opera e la donarono al Comune di Lodi, quasi come simbolo di quel provvedimento viabilistico.

Il desiderio di Felice Vanelli era quello di valorizzare lo spigolo di piazza San Lorenzo: «Il sagrato è sempre stato per il gioco dei bambini, ed ho scelto per questo il tema del gioco ed in particolare il salto della corda; la figura umana in posizione dinamica allarga le braccia e guarda la facciata della chiesa, compie il gesto ludico». Il gesto è di gioia specialmente per i bambini, un’ immagine serena e in forte contrasto con i classici monumenti che inneggiano a imprese belliche e di conquista. «La mia scultura non vuole essere un monumento, ma una pura opera d’arte per allietare lo spirito umano, una adeguata collocazione per la scultura: una piazza antica o moderna». Approvata dalla apposita commissione e apprezzata dai cittadini, l’opera tuttavia suscitò, come si diceva, un intenso dibattito pubblico che si è sviluppato anche sui giornali. Una vasta mole di articoli è comparsa su “Il Cittadino”, “Il Giorno”, il “Corriere della Sera”, “Lodi Sette”, “Corriere dell’Adda”, “Corriere Padano”, “A.Z”, “Il Mattino dell’Alto Adige”, tra il 1988 al 2013.


La bambina che salta tra gli alberi


La bambina che salta tra gli alberi

Andando a rileggerli ora, si capisce il livello delle critiche che furono mosse all’epoca, mentre l’autore si mantenne sempre fermo sulle proprie posizioni: era importante che fosse inserita in un ambiente urbano, in centro o in periferia, perché potesse rimanere come simbolo di gioia, di serenità, nel ricordo di quanti giovani hanno trascorso la giornata estiva con il gioco all’oratorio, educati per esprimere la fede e la sincera felicità.

L’attualità

Quarant’anni dopo, non emerge soltanto la sterilità del dibattito dell’epoca, ma in un certo senso anche la capacità dell’autore di anticipare i tempi.


La bambina che salta tra gli alberi

La figura dinamica della ragazzina, infatti, con le sue forme e il suo vestito leggero, ha anticipato una mutazione della composizione della società e la svolta più inclusiva delle tendenze contemporanee: non si tratta infatti una bambina “ideale” e stereotipata messa su un piedistallo, ma di una persona realistica, con sue forme e la sua presenza. Non a caso è diventata “di famiglia” per generazioni di lodigiani e, in particolare, ha accompagnato la crescita di quella generazione di “millennial” che ha fatto da spartiacque tra il vecchio Novecento e l’epoca postmoderna.

Sarebbe bello immaginare che la bambina potesse finalmente trovare posto nella sua collocazione ideale, nella piazzetta della chiesa di San Lorenzo. Se non ci fossero le macchine e paccottiglia varia, tornerebbe ad essere un incentivo al gioco in ambiente sicuro, ma alla attuale vista, l’anarchia spopola, anzi la potenza dei macchinosi, ogni tanto atterra anche i paracarri!n

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