Gianluigi Nuzzi è pronto a tornare in onda. E lo fa annunciando, al settimanale DiPiù, che «squadra che vince, non si cambia. Ecco, anche per Quarto grado e Dentro la notizia, va così: solo piccoli aggiustamenti. Perché la formula è quella giusta».





Formula vincente

Con Alessandra Viero al suo fianco è pronto a cominciare una nuova stagione di casi da risolvere. «Abbiamo raggiunto ottimi risultati d’ascolto. Evidentemente al nostro pubblico piace il format e, se sceglie un programma, vuole vedere quel tipo di programma senza strappi con le passate stagioni» . Come detto poche novità anche per Dentro la notizia: «Rafforziamo la seconda parte, quella più leggera, lasciando inalterata la prima, dedicata alla cronaca».



Passione fin dal liceo

Per poter condurre due programmi contemporaneamente, di cui uno giornaliero, «serve soprattutto la passionaccia per questo mestiere». Una passione che, confessa ancora a DiPiù, ha sempre avuto fin «dai tempi di scuola. Andavo al liceo scientifico Tredicesimo di Milano. Nell’ultimo anno, soprattutto nel primo quadrimestre, spesso “bigiavo” per seguire i processi più appassionanti dell’epoca, anche se non ero ancora giornalista.

I miei professori furono indulgenti ad ammettermi alla maturità».

Processi veri, di quelli che riempivano le pagine dei giornali. Per esempio «quello della terrorista di destra Francesca Mambro, ad esempio. E poi quelli di Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Ricordo anche che seguii l’intero dibattimento di Rosalia Quartararo, una donna condannata all’ergastolo per aver ucciso a bastonate per gelosia la figlia diciottenne Maria Concetta Romano, a Pozzuolo Martesana…».  Poi ricorda che «nell’anno della maturità riuscii a portare nella mia scuola Enzo Tortora, che fece un grande intervento sulla malagiustizia. Forse non è un caso che il mio metodo di lavoro sia l’attenzione al dubbio. Sono invidioso di chi ha certezze nella cronaca giudiziaria». 



Garlasco e Resinovich

Oggi ad appassionarlo c’è sempre «il caso Garlasco, un argomento che seguiremo sempre, ma anche la storia di Liliana Resinovich, la donna di Trieste trovata morta in un sacco della spazzatura. A distanza di quasi cinque anni, ancora non è stato trovato il colpevole». 




L’arrivo di Milo Infante a Mediaset? «Quando in una squadra arriva un giocatore forte, bisogna solo essere contenti. Tra noi non c’è nessuna polemica. Del resto lui e io siamo amici: con Milo ci conosciamo da più di trent’anni».




Ultimo aggiornamento: martedì 25 agosto 2026, 14:07





© RIPRODUZIONE RISERVATA