CREMONA – Fuori dall’isolamento, al centro dello sguardo del mondo che relega gli ospiti di Rsa e Centri Diurni in un limbo dell’esistenza che è invece ricca di vita e voglia di dire ed essere. Chi è oltre il margine con l’arte conquista la sua centralità, da sempre ne è convinta l’associazione e atelier Ticonzero che persegue con determinazione l’itinerario dell’essere oltre i margini che non vuol dire essere fuori norma, ma concedersi la possibilità di visioni alternative.

È forse questa la traiettoria di Wrong Vision IV, la rassegna che dall’11 al 27 settembre porta al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona l’Outsider Art, mettendo in relazione la produzione degli artisti dell’Atelier Ticonzero con la figura di Carlo Zinelli, uno dei protagonisti internazionali dell’Art Brut. Promossa dall’Associazione Ticonzero in collaborazione con la Fondazione Carlo Zinelli e con il contributo della Fondazione Franca e Giuliana Azzolini, la quarta edizione della manifestazione non si limita a proporre una mostra, ma costruisce un dispositivo di confronto fra linguaggi, esperienze e modi diversi di intendere la creazione artistica.

«Il doppio percorso suggerisce infatti una riflessione su ciò che accade quando l’arte si sottrae alle categorie consuete, quando la produzione visiva non nasce necessariamente dentro le istituzioni artistiche, ma da una necessità espressiva che trova nel segno, nel colore e nella forma una propria lingua» spiega Siria Bertorelli di Ticonzero. Crediamo sia interessante poter portare l’Art Brut in contesti ufficiali, nei luoghi deputati all’arte e alla sua tradizione culturale. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione col Comune e l’assessore alla cultura Rodolfo Bona.


Una delle opere di Carlo Zinelli al quale la 4ª edizione di Wrong Vision renderà omaggio con una personale L’iniziativa dell’Atelier Ticonzero porterà al museo anche le opere di ospiti delle Rsa e dei centri diurni

Il primo nucleo della mostra è affidato ai ventuno artisti dell’Atelier Ticonzero, con oltre sessanta opere. Andrea Bartoli, Maria Bresciani, Annamaria Brici, Marzio Canevari, Anna Casali, Andrea Crispino, Elisabetta Cremonesi, Kevin Golemi, Giuseppe Isabella Valenzi, Pietro Lupi, Rachele Maschi, Vittorio Mattarozzi, Monica Moldoveanu, Monia Moruzzi, Giovanni Piccioni, Rebecca Pini, Carlotta Porcari, Ivan Rancati, Francesco Rossini, Tito Tarquinio e Giulia Trioni compongono una geografia di linguaggi individuali, nella quale la pluralità delle esperienze diventa il vero elemento comune.

«Il valore dell’esposizione sta proprio nel sottrarre queste opere a una lettura esclusivamente assistenziale. L’arte non viene proposta come semplice testimonianza di una condizione personale, ma come fatto culturale, come esperienza estetica capace di produrre immagini, forme e interrogativi» spiega Bertorelli. In questo senso Wrong Vision continua a lavorare sulla necessità di cambiare il punto di vista: non guardare l’opera attraverso la biografia dell’autore, ma lasciare che sia l’opera a costruire una relazione con chi la osserva.

Anche le modalità di visita seguono questa impostazione. Sabato 12 e 19 settembre, dalle 15 alle 16, sono previste visite guidate condotte dagli operatori di Centro Ticonzero insieme ad alcuni artisti dell’Atelier, chiamati a diventare protagonisti del racconto della mostra. Al centro della quarta edizione c’è Carlo Zinelli (1916-1974), al quale Wrong Vision dedica una mostra personale. Il suo nome appartiene ormai alla storia internazionale dell’Art Brut e la sua vicenda artistica continua a interrogare il modo stesso con cui guardiamo l’arte e la sua origine.

Zinelli sviluppò il proprio linguaggio nell’atelier attivo presso l’Ospedale Psichiatrico San Giacomo alla Tomba di Verona. Il suo universo figurativo è popolato da figure, animali, segni, scritte, elementi che si dispongono sulla superficie secondo una logica autonoma. «Portare Zinelli a Cremona significa così restituire alla sua pittura una dimensione contemporanea. La mostra non è soltanto un omaggio a un artista del Novecento, ma l’occasione per verificare quanto la sua ricerca continui a essere perturbante e attuale», conclude Bertorelli.