L’arte è specchio dei tempi, si dice comunemente, e comunemente è proprio così. Dunque, guardando alle grosse mostre dell’estate italiana, l’arte contemporanea rispecchia un desiderio di Vuoto (Rothko), di Invasione (Banksy), di Fine della Civiltà (Kiefer). Ovviamente chi è andato a vedere tali artisti non ne è consapevole, anzi: un amministratore pubblico (di destra, notare) ha lodato la mostra Warhol/Banksy al Castello di Barletta come “internazionale”, cieco di fronte alla sua vera natura provinciale e coloniale… Grazie a Dio, o alle Muse, l’arte può anche essere qualcosa di non comune, di non supino.