di
Daniela Polizzi

Dopo il caso di Rocco Basilico, è il secondo socio a lasciare gli incarichi. Le partite aperte tra EssilorLuxottica e il risiko bancario

Dopo quattro anni di gestione in piena sintonia e di rapporti all’insegna del sostegno reciproco nel nome della continuità strategica dopo la scomparsa del fondatore, Leonardo Maria Del Vecchio ha preso le distanze da Francesco Milleri. Vale a dire il manager cui Leonardo Del Vecchio ha affidato le redini di Essilux e della cassaforte Delfin. Le dimissioni sono state inattese ma, da quanto emerge dal gruppo, «nell’ordine delle cose» dopo che Leonardo Maria la scorsa primavera aveva provato a rilevare il 25% della capogruppo dai fratelli Luca e Paola e favorire l’uscita degli azionisti che volevano disimpegnarsi da Delfin. L’idea dell’operazione nasceva dall’impossibilità di trovare un accordo in famiglia. Il progetto era di acquistare le partecipazioni di chi non desiderava più restare nella compagine e di avere quindi una governance più fluida. 

Il tentativo andato male

C’erano infatti almeno tre azionisti (Luca, Paola e forse anche Rocco Basilico) che avrebbero voluto vedere le loro quote nella cassaforte. Così Leonardo Maria si è fatto avanti per acquistarne almeno due nell’ambito di un’operazione che avrebbe richiesto un finanziamento di 10 miliardi da parte delle banche. Ma vista la complessità dell’operazione che richiedeva garanzie e pegni sulle azioni Delfin che la holding per statuto non poteva dare, le banche finanziatrici hanno fatto un passo indietro. Così il giovane imprenditore aveva cercato il supporto del board di Delfin. E a giugno, in una riunione molto complessa, la sua proposta è stata respinta da quattro consiglieri su sei, con il voto negativo anche dell’amministratore delegato Romolo Bardin. Hanno invece votato a favore lo stesso Milleri e il notaio Mario Notari.



















































Che cosa ha giocato contro Lmdv

La maggioranza del board della cassaforte — cui fanno capo il 32,4% di Essilux ma anche le quote in Mps (17,5%), Generali (10% circa) e UniCredit (2,7%) — non se l’è sentita di avallare un progetto che non vedeva tra l’altro il consenso degli altri soci. Alla scelta di Leonardo Maria avrebbero contribuito altri aspetti. Come l’eccessiva esposizione mediatica delle sue vicende personali di inizio agosto che non sarebbero state gradite dai vertici di Essilux, visto che il giovane imprenditore era comunque un manager di Essilux. In azienda «l’entusiasmo e il senso di appartenenza non sono più quello di prima», ha scritto Del Vecchio, tirando in mezzo anche l’azienda e le persone che ci lavorano. È stato un elemento di dispiacere per il gruppo, soprattutto per i toni utilizzati.

Delfin: prima la fronda tra fratelli, ora il divorzio con Leonardo Maria Del Vecchio. E si riapre il riassetto delle quote

Su cosa si concentrerà Del Vecchio

Leonardo Maria lascia così i suoi incarichi operativi, ruoli che gli erano stati affidati per farlo crescere come manager ma pur sempre con il supporto di un’ampia squadra di persone. Un lavoro che peraltro non lo coinvolgeva a tempo pieno. Ora il giovane imprenditore potrà dedicarsi agli investimenti personali attraverso la sua Lmdv capital e al rifinanziamento del debito da oltre un miliardo. L’addio di Leonardo Maria all’azienda segue quello del fratello Rocco Basilico. E riporta a zero le lancette, sul solco di quanto aveva sempre detto il fondatore: «La gestione operativa deve essere fuori dalla famiglia». Non è da escludere infatti che la mossa dell’erede possa facilitare la riapertura di un dialogo tra gli otto azionisti, ora che nessuno dei soci lavora più nella multinazionale quotata a Parigi.

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Le prossime partite di Delfin

È però vero che con l’addio di Leonardo Maria viene meno un legame solido e un punto di collegamento tra un membro della famiglia e il cda di Delfin.
Questo autunno per Delfin si aprirà la partita bancaria. Si capirà se la holding vuole aderire all’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi, monetizzando in parte e diventandone azionista con il 4% circa. Oppure puntare sulla doppia offerta di scambio su Banco Bpm e su Banca Generali promossa dal Monte. Milleri è sempre stato il custode delle quote finanziarie di Delfin e promotore delle operazioni che portano alla creazione di grandi player finanziari, sul solco della strada tracciata da Leonardo Del Vecchio. Deciderà il cda Delfin. Alcuni degli eredi-azionisti vorrebbero cedere le quote bancarie che valgono circa 20 miliardi e incassare. Altri si accontenterebbero che venisse alzato all’80% dell’utile il dividendo (1,5 miliardi nel 2025, oggi bloccato al 10%).

Essilux va avanti

Ora la loro sfida è trovare la sintesi, scogliere la matassa di cause incrociate e magari trovare un punto di incontro per varare una nuova governance, cosa che richiede l’unanimità nelle decisioni. Intanto Essilux va avanti con il suo piano di crescita che l’ha vista arrivare a quasi 15 miliardi di fatturato nei primi sei mesi dell’anno, in crescita del 9,7%. E continuerà a puntare su smart glass e med tech senza dimenticare il business tradizionale che l’ha fatta diventare grande. Con questi argomenti Milleri si presenterà agli azionisti per il rinnovo del suo incarico di amministratore delegato e presidente del gruppo, in scadenza con l’assemblea del prossimo aprile. Verrà candidato nell’abito di una lista che sarà presentata dal board di Delfin di cui Milleri è presidente di fatto a vita, come indicato dal fondatore.

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25 agosto 2026 ( modifica il 25 agosto 2026 | 21:38)