Jovanotti sta attraversando l’Italia in bicicletta per spostarsi da un concerto all’altro. Non è una comparsata con la bici per una foto sui social, né un accessorio di scena: la bicicletta è diventata parte integrante del suo tour. Tra canzoni, strade secondarie, borghi e salite, Lorenzo Cherubini ha trasformato gli spostamenti in un viaggio parallelo alla musica.

Ed è difficile non riconoscere che si tratti di qualcosa di nuovo. Non esistono altri cantanti di questa notorietà che abbiano immaginato un tour trasformando gli spostamenti tra un concerto e l’altro in un lungo viaggio a pedali. Jovanotti ha preso la sua vita da musicista, con tutta l’enorme macchina organizzativa che comporta, e ci ha messo dentro una bicicletta.

La cosa più evidente, seguendo quello che sta facendo in questi giorni, è forse la più semplice: si sta divertendo davvero. Si vede nei racconti delle tappe, nelle immagini delle strade, negli incontri lungo il percorso e nel modo in cui parla delle salite e dei paesaggi. Non sembra una trovata studiata a tavolino. Sembra uno che ha trovato il modo di unire due cose che ama: suonare e pedalare.

Jovanotti Lorenzo Cherubini - Concerto per Ciclisti - foto di @virginiabettojafoto di @virginiabettojaE allora perché tanti sentono il bisogno di dirgli che “non vale”?

Naturalmente i complimenti sono tantissimi. C’è chi lo segue con entusiasmo, chi gli fa il tifo e chi si è incuriosito verso il mondo dei viaggi in bicicletta proprio grazie a questo tour. Ma accanto ai messaggi positivi continuano ad arrivare anche molte critiche.

Alcune vengono dai soliti detrattori, quelli che con Jovanotti hanno un conto aperto da tempo per ragioni politiche, ecologiche o semplicemente personali. Non è questo il punto: un personaggio pubblico così esposto divide, e non tutti sono obbligati ad apprezzarlo.

La cosa più curiosa è che a criticarlo non sono soltanto quelli che non lo sopportano a prescindere. Ci sono anche tanti ciclisti, o presunti tali, che sembrano voler spiegare perché il suo modo di andare in bicicletta sarebbe meno autentico del loro.

«Facile così, con un entourage intorno». «Facile se qualcuno ti prepara da mangiare». «Facci vedere chi ti porta le cose». «Quello non è vero cicloturismo». E allora viene da chiedersi: chi ha deciso che per essere un vero ciclista bisogna andare in bicicletta in un solo modo?

Jovanotti non è partito da solo con quattro borse per attraversare il mondo e non ha mai preteso di essere questo. È un cantante impegnato in un tour enorme, con concerti, musicisti, tecnici e un’organizzazione complessa. Ha una squadra che lo supporta? Certo. Ma questo rende finti i chilometri? Fa sparire le salite? Trasforma la fatica in qualcosa che non esiste?

Il ciclismo non è una gara a chi soffre di più. Si può pedalare per competere, allenarsi, viaggiare da soli, attraversare un continente o semplicemente per divertirsi. E si può anche pedalare tra una data e l’altra di un tour con una squadra che ti aspetta alla fine della giornata. È un modo diverso di vivere la bicicletta, non per questo meno valido.

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Forse Jovanotti sta facendo bene alla bicicletta più di tanti “puristi”

C’è poi un aspetto che meriterebbe maggiore attenzione. Jovanotti ha una visibilità enorme e, attraverso questo viaggio, sta mostrando la bicicletta a un pubblico che normalmente non frequenta siti specializzati e forse non ha mai pensato al cicloturismo.

Quante persone, guardandolo, avranno pensato per la prima volta che spostarsi in bicicletta può essere divertente? Quante avranno scoperto una strada, un borgo o semplicemente pensato: «Quasi quasi ci provo anch’io»?

Le passioni funzionano anche così: qualcuno ti mostra qualcosa con entusiasmo e tu scopri che quella cosa può piacerti. Jovanotti non trasformerà tutti in cicloturisti, naturalmente, ma sta dando alla bicicletta una visibilità straordinaria e può avvicinare tante persone a questo mondo.

Si può criticare il progetto, l’organizzazione e la comunicazione. Non ogni critica è sbagliata e non ogni commento negativo nasce dall’invidia. Però, davanti a un certo accanimento, qualche domanda viene spontanea: davvero il problema è solo l’entourage? O dà fastidio vedere una persona famosa che fa qualcosa che ci piace, si diverte, riceve attenzione e riesce persino a contagiare altri con il suo entusiasmo?

Forse un po’ di invidia, in mezzo a tutto questo rumore, c’è. Non in tutti, sarebbe sciocco sostenerlo. Ma in qualcuno, probabilmente, sì. Jovanotti sta facendo una cosa nuova, si sta divertendo un sacco e non chiede il permesso ai puristi per considerarsi un ciclista.

E forse è questo che, più di tutto, dovrebbe bastare.