di
Marta Blumi Tripodi

«Potrei togliere la giacca ma non lo faccio per questioni di look, se svengo è colpa mia!». In migliaia a Fiera Milano Live per l’icona e attivista che ha portato surrealismo e ironia nel mondo dell’hip hop

Di solito il 25 agosto Milano è ancora una metropoli deserta causa ferie. Quest’anno, però, c’è chi in questa data è rientrato in città appositamente dalle vacanze, o addirittura chi è arrivato in città dall’estero, per partecipare a un concerto estivo. Più precisamente quello di Tyler, The Creator, pseudonimo di Tyler Okonma, rapper losangelino classe 1991, che negli Stati Uniti è considerato una delle figure più rivoluzionarie del genere. Fondatore del collettivo Odd Future, ha cambiato il linguaggio dell’hip hop ibridandolo con quello della moda, degli street sport, delle arti visive, della musica sperimentale, ma soprattutto portando una ventata di surrealismo, ironia e comicità quasi grottesca. Pur senza prese di posizioni ufficiali (si è limitato a definire la propria sessualità una «zona grigia», diversi osservatori  – leggendo in controluce anche i testi delle sue canzoni, da Sorry, not sorry a Balloon – vedono in lui potenzialmente il primo rapper apertamente bisessuale della storia, dato affatto secondario in un ambiente spesso considerato omofobo. Ed è talmente influente che spesso basta una sua presa di posizione a cambiare le cose. È riuscito perfino a convincere case discografiche e Grammy Awards a non utilizzare più il termine urban music, perché lo considerava un modo per sminuire la musica nera: da sempre si batte per il riconoscimento del ruolo degli afroamericani nell’arte e nella cultura, e per i loro diritti civili. 

Per questo in decine di migliaia si sono presentati a Fiera Milano Live per la sua unica data italiana. Non è sold-out,  probabilmente anche perché parecchi suoi fan sono ancora via, ma i molti presenti sono motivatissimi: c’è chi indossa look a tema (tanti in nerazzurro, nella sua prima apparizione milanese del 2013 Tyler – grande appassionato di maglie di calcio  – aveva indossato quella dell’Inter), chi sventola bandiere dell’Italia personalizzate con la foto del rapper, chi sfoggia accessori da fashion week. Tra il pubblico si avvista anche qualche vip d’oltreoceano, come i Clipse, un duo di superstar del rap americano che si esibiranno a Milano il giorno dopo. 



















































Chi è in platea non resta deluso, nonostante un set molto più minimale di quello del suo tour precedente: l’artista è solo su un palco vuoto, accompagnato da un DJ in penombra. L’unica componente scenografica dello show sono gli occasionali giochi pirotecnici e i visual proiettati sui megaschermi, una cascata di immagini bizzarre e a tratti inquietanti: maschere, cinghie, borchie, latex, scritte lampeggianti, ribaltamenti di prospettiva. Anche la scaletta è un compendio dei suoi più grandi successi, solo tre canzoni sono estratte dal suo ultimo album del 2025, «Don’t Tap the Glass». Tyler, The Creator è noto per essere uno dei rapper più forti dal vivo, e la sua fama non viene smentita: in scena dà tutto se stesso, anche a rischio di crollare – letteralmente e in senso figurato. Suda copiosamente nel suo completo azzurro di pelle, corredato da un cosiddetto «Jesus piece» (il tipico collanone a tema religioso sfoggiato dai rapper) che ricorda la madonnina del Duomo. Tanto che a un certo punto è costretto a interrompersi, confessando che è sul punto di collassare per il caldo: «Potrei togliere la giacca ma non lo faccio per questioni di look, se svengo è colpa mia!» scherza con i presenti. 

Nonostante tutto si riprende e non smette un attimo di muoversi e scatenarsi, a volte in maniera grottesca e sgraziata su brani come «Noid», altre ballando con eleganza e savoir faire, come per «Darling, I», in cui si esibisce in un impeccabile moonwalk. Con l’Europa ha un legame speciale e ama molto l’Italia, paese che lo ha accolto con entusiasmo fin dagli albori della sua carriera, ma non riesce a trattenere una battuta sulla composizione etnica prevalentemente caucasica della platea e sulla massiccia presenza di forze dell’ordine: «Un saluto a tutti i neri presenti, sappiate che vi vedo. Strizzate l’occhio se avete bisogno di aiuto». D’altra parte, anche saper sdrammatizzare è un’arte.

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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 05:10)