di
Giuliana Ferraino

La lettera al cda e a Milleri: gestione distante e impersonale. Il nodo dei debiti di Lmdv, che però ora si potrebbe muovere con maggiore libertà nella holding di famiglia

Leonardo Maria Del Vecchio esce dalla gestione di EssilorLuxottica e torna a fare soltanto l’azionista. Dal 31 agosto lascerà la presidenza di Ray-Ban e l’incarico di chief strategy officer, dopo quattro anni di collaborazione con Francesco Milleri. La decisione arriva mentre il riassetto di Delfin è bloccato, i rapporti con il numero uno del gruppo dell’occhialeria, nonché presidente della holding lussemburghese, si sono deteriorati e il trentunenne deve trovare una soluzione per un’esposizione finanziaria di circa 1,3 miliardi di euro. «Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre». Nella lettera di dimissioni, anticipata da MF-Milano Finanza, Leonardo Maria Del Vecchio contesta una gestione diventata «distante» e «impersonale» e si rivolge direttamente a Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato del gruppo, per anni suo alleato: «Non puoi celebrare i tuoi manager quando vincono e scoprire improvvisamente la distanza istituzionale quando attraversano un momento difficile. Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode».

Leonardo Maria Del Vecchio: dalla gestione «distante» al debito personale, come si è arrivati allo strappo con Essilux

Maggiore libertà nella holding

Il riferimento al «momento difficile» rimanda al riassetto mancato di Delfin e alle difficoltà finanziarie dell’imprenditore. EssilorLuxottica ha confermato le dimissioni e ringraziato Leonardo Maria «per il contributo alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre». Fonti vicine a Lmdv Capital parlano di «pulizia della governance»: senza incarichi operativi, potrà muoversi con maggiore libertà nella holding e lavorare al riassetto senza la sovrapposizione fra il ruolo di manager e quello di socio. È un cambio di posizione, non un disimpegno: «Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin. Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga», scrive Lmdv nella lettera.



















































Gli affari di Lmdv e le partecipazioni di Delfin

L’uscita da EssilorLuxottica gli permetterà di dedicarsi alle attività costruite attraverso Lmdv Capital. Il suo family office controlla la maggioranza di Editoriale Nazionale, che pubblica QN, Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, e possiede il 30% del Giornale. Al portafoglio si aggiungono le attività nell’ospitalità e nella ristorazione legate al marchio Twiga e il controllo di Acqua e Terme di Fiuggi. 
Il nodo sta nella holding lussemburghese. Delfin controlla il 32,4% di EssilorLuxottica e possiede partecipazioni rilevanti in Monte dei Paschi (17,5%), Generali (10% circa), UniCredit (2,7%) e Covivio (28%). Alla morte del fondatore, nel 2022, il capitale è stato diviso in otto quote del 12,5%. Leonardo Maria aveva provato a comprare il 25% dei fratelli Luca e Paola, salendo al 37,5%, con un finanziamento bancario intorno a 11 miliardi. Il progetto si è fermato quando gli istituti hanno chiesto una lettera di patronage della holding e il consiglio di Delfin non ha autorizzato l’impegno.

Il board diviso sull’operazione e il nodo del debito a 1,3 miliardi

Milleri aveva sostenuto l’operazione, ma nel board è prevalsa la linea contraria, preoccupata per i rischi che la garanzia avrebbe trasferito alla società. Allora Leonardo Maria contestò la mancanza di una posizione «chiara, unitaria, trasparente». Il problema immediato resta però il debito, che supera 1,3 miliardi e include 650 milioni verso UniCredit, circa 350 milioni riconducibili a Indosuez (Crédit Agricole) e altri 110 milioni di leasing. I contrasti tra gli eredi hanno limitato la distribuzione dei dividendi di Delfin, mentre i prestiti continuano a generare interessi e si avvicinano le scadenze. A fine luglio Leonardo Maria ha negoziato un rifinanziamento con Apollo, che avrebbe chiesto un interesse vicino all’8%. Ma l’accordo con il fondo americano è condizionato all’approvazione della cosiddetta «transfer notice», necessaria per trasferire il suo 12,5% di Delfin alla sua società finanziaria (Lmdv Fin).

La flessione del titolo in Borsa (anche a causa delle tensioni)

Anche altri eredi hanno chiesto di trasferire le proprie partecipazioni a veicoli personali. Secondo fonti vicine a Lmdv, il tribunale del Lussemburgo avrebbe tempo fino al 30 ottobre per determinare il valore delle partecipazioni. Nell’operazione di acquisto del 25% complessivo da Paola e Luca Del Vecchio, Lmdv aveva accettato di pagare 5 miliardi per ciascuna quota. Il mancato perfezionamento del passaggio gli costa una penale di 500 milioni. La flessione del titolo in Borsa ha ridimensionato quei valori. Anche ieri, 25 agosto, Essilux ha chiuso in calo dell’1,15% a 159,15 euro, vicino ai minimi dell’ultimo anno. Rispetto ai 323,80 euro toccati il 13 novembre 2025, la perdita supera il 50%. Alla discesa hanno contribuito le tensioni familiari e lo stallo in Delfin. Le dimissioni di Leonardo Maria ora separano più nettamente le vicende personali dell’erede dagli equilibri aziendali. E, dopo l’uscita di Rocco Basilico l’anno scorso, nessuno degli eredi manterrà un incarico operativo nel gruppo.

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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 08:37)