Era ricoverato al San Paolo, a Milano, per un tumore. Ha passato 49 anni in carcere dopo la condanna all’ergastolo. Il maggiore dei tre fratelli Papalia (Antonio è all’ergastolo, Rocco vive a Buccinasco dopo essere stato scarcerato nel 2017) era una sorta di «capo assoluto»

Era stato scarcerato a metà luglio dopo 49 anni trascorsi in cella. Gravemente malato, nella notte di mercoledì 26 agosto è morto il boss della ’ndrangheta Domenico Papalia, 81 anni. Era ricoverato all’ospedale San Paolo dal 17 agosto a causa dell’aggravamento del tumore che lo affliggeva da tempo. In carcere dalla fine degli anni 70, per un delitto dal quale poi era stato scagionato in tempi recenti, il boss originario di Platì in provincia di Reggio Calabria era da sempre considerato uno dei più influenti padrini di tutta la ‘ndrangheta.

Una figura quasi mitologica, tanto da essere celebrato sui social dai ragazzini che vedono in lui quasi un moderno paladino della libertà e della lotta all’ingiustizia. In realtà secondo i magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Milano, ma non solo, « Micu» Papalia nonostante la carcerazione è sempre stato la figura di vertice della cosca Barbaro-Papalia, nonché uno dei più alti rappresentanti di tutte le cosche calabresi. Era fratello dei boss dei sequestri Rocco e Antonio, il primo scarcerato nel 2017 dopo 29 anni di carcere, il secondo ancora in cella, che da Platì si erano trasferiti al Nord, tra Corsico e Buccinasco negli anni 70. 



















































Qui avevano creato la più importante holding criminale calabrese della Lombardia, tra sequestri di persona, estorsioni, omicidi e traffico di droga. Negli anni c’erano state più campagne per chiedere la liberazione del vecchio boss Domenico Papalia, alcuni avevano coinvolto esponenti parlamentari ed ex magistrati. A metà luglio, su disposizione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, gli erano stati concessi i domiciliari per motivi di salute. Era tornato a vivere così proprio nel milanese, a Corsico, nella casa di un parente. A sua volta considerato esponente di primo piano della cosca. Una decisione che aveva provocato diverse proteste di amministratori locali e la preoccupazione di alcune associazioni antimafia.

26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 11:22)