MESTRE – «Basta, siamo stanchi di essere presi in giro. Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea siamo pronti a scendere in piazza. E se scioperiamo noi, i bengalesi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere?».
Prince Howlader, presidente dell’associazione dei “Giovani per l’umanità”, è un fiume in piena dopo lo stop arrivato dal sindaco di Venezia, Simone Venturini, al progetto di realizzare un maxi-centro di culto islamico a Mestre, opera da almeno 20 milioni di euro che loro stessi dicono già che “non basteranno, anche se non è questo il problema”. Perchè il problema è proprio quanto ha detto Venturini: «Non ci sono le condizioni per realizzare una grande moschea nel cuore della città».
APPROFONDIMENTI
Doccia fredda
Ci credevano, eccome se ci credevano, al punto da acquistare definitivamente nelle scorse settimane, per un milione e mezzo di euro, quegli ottomila metri quadri scarsi di terreno circondati dai binari della ferrovia in via Giustizia, una strada senza uscita con alcune attività artigianali e commerciali, oltre ad un servizio del Comune dedicato ai tossicodipendenti “di strada”. Un’ex segheria abbandonata che, prima dell’ultimo ramadan nel marzo scorso, l’associazione dei bengalesi ha bonificato per ospitare migliaia di fedeli, continuando tuttora a ripulire degli edifici che erano diventati bivacchi per sbandati.
«È stato l’ex sindaco Luigi Brugnaro ad indicarci anni fa questa zona per la moschea, e il Comune ci ha messo in contatto con gli ex proprietari – riprende Howlader -. É da tre anni che dialoghiamo con l’amministrazione per portare a casa questo progetto, che non è della nostra associazione o “dei bengalesi”, ma di tutta la comunità musulmana». Che conta, a spanne e senza esagerare, ormai 40mila fedeli tra Venezia e terraferma, per circa la metà di origine bangla, garantendo una forza-lavoro nelle strutture turistiche, nei ristoranti e nel colosso Fincantieri a Porto Marghera. «Se scioperiamo possiamo fermare tutto» dicono dall’associazione dei “Giovani per l’umanità” pronta a diventare una fondazione per trovare i finanziamenti per la moschea nella quale sono previsti anche servizi, ristorante, biblioteca, una scuola ed un auditorium, oltre ad un parcheggio sotterraneo da 250 posti. «Faremo uno sciopero per difendere il nostro diritto di avere un posto per pregare – aggiunge Prince Howlader -. Pregheremo in strada, o davanti al Comune, ma siamo pronti anche ad andare per vie legali e ad appellarci al presidente della Repubblica Sergio Mattarella».
Anni di trattative
Prima, nella scorsa primavera, c’erano state le elezioni a mandare il progetto nel freezer, oltre alla vicenda che ha coinvolto lo stesso Howlader la cui possibile candidatura a consigliere comunale nelle file di Fratelli d’Italia era stata stoppata dal partito. Nei mesi precedenti, però, con la precedente amministrazione di centrodestra guidata da Brugnaro, l’associazione bengalese aveva incontrato più di una volta gli amministratori per mettere a punto il progetto. «Non solo – fa sapere Nazmul Haque, segretario dei “Giovani per l’umanità, quando finora dal Comune di Venezia avevano sempre negato anche il semplice deposito di atti relativi al progetto di realizzare una moschea -, il 29 aprile del 2025 avevamo mandato una Pec al Comune con la richiesta di variante urbanistica accompagnata da una relazione. Formalmente non ci hanno mai risposto, ma nei successivi incontri ai quali era presente anche l’attuale sindaco Venturini (all’epoca assessore alla Coesione sociale, ndr.) abbiamo seguito tutte le loro indicazioni per calibrare il progetto. Per esempio, i cinque piani iniziali sono diventati tre ed abbiamo tolto cupole e minareto come ci avevano chiesto… Questo è un progetto del Comune, non un progetto “nostro”: cosa c’è adesso che non va più bene?».
Tornare indietro, con il terreno definitivamente acquistato nelle scorse settimane, per loro non sembra ormai più possibile. «La comunità bengalese lavora, fa piccola impresa – ricorda Prince Howlader -. Noi abbiamo già ripulito questo spazio che era diventato il regno del degrado e il “quartier generale” degli spacciatori… Siamo pronti, quando ci sarà la moschea, ai sermoni multilinque con traduzioni simultanee in italiano, francese ed inglese. Mi chiedo se questa non è “integrazione”, se non è una prova che vogliamo realizzare questo progetto rispettando e seguendo le leggi. Altrimenti vuol dire che ce l’hanno solo con i bengalesi».