Nell’edizione delle 20 del 24 agosto 2026, il principale telegiornale Rai ha dedicato un passaggio alla passione africana di Valter Lavitola e alla vicenda del safari in Zimbabwe. La notizia era emersa pochi giorni prima grazie alla pubblicazione di un permesso speciale della Parks and Wildlife Management Authority dello Zimbabwe. Il documento, datato 30 ottobre 2025, autorizzava una battuta di caccia dal 1° al 20 novembre nelle concessioni di Mutema e Chibuwe: nel carniere consentito figuravano due elefanti maschi, un leone maschio e un leopardo maschio. Erano trascorsi appena 15 giorni dall’attentato a Ranucci avvenuto il 16 ottobre 2025.

Prede autorizzate Prezzo indicativo 1 leone 53.600 $ 1 leopardo 22.400 $ 2 elefanti 60.800 $ Totale teorico 136.800 $

Secondo Benjamin Chimutengo, ex socio africano di Lavitola intervistato da MowMag, il rapporto con Lavitola sarebbe nato proprio perché Lavitola pensava ad investimenti in Zimbabwe nel settore dei safari e all’acquisto di circa 5.000 acri di terreno agricolo. In seguito il business si sarebbe spostato sui carbon credit.

Gli interessi di Lavitola in Africa

L’Africa negli ultimi anni non sarebbe una destinazione di viaggio come altre per Valter Lavitola ma uno dei centri dei suoi interessi economici: progetti, società e una rete di rapporti tornata sotto i riflettori dopo l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci e sulla quale ora stanno cercando di fare luce anche gli investigatori, interessati a ricostruire origine e destinazione dei soldi utilizzati per finanziare le attività africane del faccendiere ed ex direttore dell’Avanti. 

Tutto comincia con i safari

La ricostruzione più dettagliata degli interessi africani di Lavitola arriva da Benjamin Chimutengo, imprenditore dello Zimbabwe ed ex suo socio che sostiene di aver conosciuto Lavitola nel marzo del 2022. Chimutengo all’epoca gestiva una concessione venatoria nell’area di Victoria Falls. Lavitola gli sarebbe stato presentato come un investitore interessato alla caccia sportiva e intenzionato a mettere soldi nello Zimbabwe. Il progetto iniziale, racconta, riguardava proprio il settore dei safari di caccia e l’acquisto di circa 5.000 acri di terreno agricolo. 

La svolta: dai leoni ai crediti di carbonio

Il salto di scala sarebbe avvenuto nel luglio 2023, durante un forum sui crediti volontari di carbonio organizzato da Chimutengo a Victoria Falls. È allora, racconta l’imprenditore, che Lavitola avrebbe manifestato l’interesse di investitori stranieri ad acquistare grandi quantità di carbon credit.

Il meccanismo, semplificando, consente di attribuire un valore economico alle emissioni di CO2 evitate o assorbite: la tutela di una foresta, per esempio, può generare crediti che vengono successivamente venduti a imprese interessate a compensare parte delle proprie emissioni. Un mercato che nei Paesi africani ricchi di foreste può valere cifre enormi, ma che proprio per questo richiede verifiche sulla reale riduzione delle emissioni, sulla proprietà dei terreni e sulla destinazione dei ricavi.

Secondo Chimutengo, il progetto prevedeva una divisione dei compiti molto semplice: lui avrebbe individuato i terreni e sviluppato le operazioni sul posto; Lavitola avrebbe trovato i capitali. È in questo contesto che compaiono nomi come Future Awaits Zimbabwe, Future Awaits South Africa e Afrocarbon Solutions.

Il progetto si estende poi al Camerun. Il Giornale ha pubblicato l’esistenza di una lettera datata 2 aprile 2024 proveniente dal ministero camerunense dell’Ambiente e indirizzata direttamente a Valter Lavitola. L’oggetto riguarda una proposta per un progetto di carbon credit della Future Awaits Holding Ltd. È uno dei documenti che dimostrano come l’attività africana fosse andata ben oltre semplici contatti informali.

Ed è in Camerun che entra in scena Gomes Clesio Tavares, collaboratore strettissimo di Lavitola, oggi coinvolto nell’inchiesta sull’attentato a Ranucci. La stessa difesa di Lavitola, nel luglio scorso, spiegava che Tavares si trovava nel Paese africano proprio per seguire un affare relativo ai carbon credit.

I 270mila euro e la rottura con il socio

È qui che la versione di Chimutengo diventa più delicata. L’ex socio sostiene che dall’Italia sarebbero arrivati verso le attività africane circa 20mila euro al mese, per un totale di circa 270mila euro. Il denaro, sempre secondo il suo racconto, sarebbe transitato attraverso Afrocarbon Solutions e successivamente distribuito tra Camerun, Brasile e Sudafrica.

Chimutengo afferma di avere chiesto chiarimenti sulla provenienza e sulla destinazione di quei fondi e di avere successivamente segnalato la vicenda alle autorità sudafricane, ottenendo il congelamento di alcuni conti. Sostiene inoltre che Lavitola avesse prospettato al governo dello Zimbabwe investimenti per 20 milioni di dollari nel settore dei carbon credit. Sono affermazioni che, allo stato attuale, provengono dall’ex socio e non equivalgono ad accertamenti giudiziari.

Il business dei carbon credit è entrato comunque anche nell’inchiesta italiana. A luglio il Tg1 riferiva che gli investigatori stavano analizzando i conti di Lavitola per capire come fosse stato finanziato il progetto africano. Anche il Corriere ha riferito dell’interesse degli inquirenti per il patrimonio e per i finanziamenti ricevuti dall’ex editore.

Persino Sigfrido Ranucci ha confermato di aver parlato con Lavitola di questo settore. In un’intervista al Corriere il conduttore di Report ha raccontato che Lavitola gli chiedeva consigli sul business dei carbon credit e che lui lo aveva invitato alla prudenza, forte anche del lavoro giornalistico già svolto da Report sul tema.

Poi ricompare la caccia: il safari del 2025

Mentre gli affari si erano spostati dalle riserve di caccia alle foreste da trasformare in crediti di carbonio, nell’autunno del 2025 il safari torna improvvisamente nella storia. MowMag ha pubblicato un permesso speciale di caccia numero 803/2025, emesso dalla Parks and Wildlife Management Authority dello Zimbabwe il 30 ottobre 2025. Secondo la testata, il cliente indicato nell’originale sarebbe Valter Lavitola. 

Il permesso prevedeva una battuta dal 1° al 20 novembre 2025 nelle concessioni di Mutema e Chibuwe e autorizzava la caccia a due elefanti maschi, un leone maschio e un leopardo maschio. Le aree sono realmente utilizzate per la caccia regolamentata: già una Gazzetta ufficiale dello Zimbabwe del 2021 indicava Mutema e Chibuwe come concessioni del Chipinge Rural District Council e, per Mutema, contemplava tra le specie in quota elefante, leone e leopardo.

Quanto costa safari

Anche la procedura coincide con le regole ufficiali: ZimParks spiega che per leoni, leopardi ed elefanti viene rilasciato proprio uno “special hunting permit”, cioè una notifica specifica per la caccia sportiva. Non sappiamo ancora, però, se gli animali siano stati realmente abbattuti. Le immagini trasmesse dal Tg1 sembrano confermare tuttavia il fatto.

i safari di lavitola in africa

Bene ricordare che il leone come l’elefante africano siano considerate una specie minacciata, ma in Zimbabwe la caccia è consentita entro una quota stabilita dalle autorità: l’obiettivo ufficiale è stabilire quanti animali possano essere rimossi senza provocare un danno biologico alla popolazione.

Quanto costa uccidere un leone: il tariffario del safari attribuito a Lavitola

La caccia grossa in Zimbabwe è anche un business da decine di migliaia di dollari. Elephant Trails Safaris, l’operatore indicato nel permesso attribuito dalla stampa a Valter Lavitola, pubblicava per il 2025 pacchetti specifici per leone, elefante, leopardo e altri grandi animali. 

Animale Durata indicativa Prezzo pubblicizzato Leone maschio 18 giorni 53.600 dollari Elefante 10 giorni 30.400 dollari Leopardo 10 giorni 22.400 dollari Elefante senza zanne 7 giorni 17.500 dollari Bufalo 7 giorni 17.200 dollari Ippopotamo + coccodrillo 5 giorni 15.000 dollari

Le cifre comprendono in genere più giorni di caccia, professional hunter, tracker, assistenza sul campo e parte della preparazione del trofeo, ma possono aggiungersi ulteriori costi. Sommando soltanto i pacchetti standard pubblicizzati separatamente dall’operatore si arriverebbe a un valore teorico di circa 136.800 dollari. Non significa però che quella fosse la cifra effettivamente pagata per il safari attribuito a Lavitola. I pacchetti possono essere negoziati e un safari con più specie può avere una struttura economica diversa, composta da tariffa giornaliera, trophy fee e altre spese. Elephant Trails indicava inoltre per la caccia ai cosiddetti dangerous game una tariffa giornaliera di circa 1.400 dollari a notte per un cacciatore accompagnato da un professional hunter. Venti giorni, cioè l’intero periodo previsto dal permesso, varrebbero quindi circa 28mila dollari di sola daily rate, prima delle eventuali altre componenti.

La giustificazione è soprattutto economica: un cacciatore straniero può pagare decine di migliaia di dollari per un singolo animale e una parte delle entrate dovrebbe finanziare le comunità rurali ma anche i ranger per contrastare il bracconaggio. Pertanto animali classificati come vulnerabili possono essere uccisi da facoltosi cacciatori legalmente entro quote autorizzate.

Il business di elefante e leoni da abbattere

Benché il governo sostenga che la caccia regolamentata produca contemporaneamente denaro e controllo delle popolazioni di animali selvaggi, alcuni ricercatori hanno contestato la solidità delle stime e la sostenibilità di quote così elevate. Inoltre associazioni ambientaliste mettono in dubbio la quantità di denaro che arriva realmente alle comunità. La Zimbabwe elephant foundation ha pubblicamente denunciato problemi di corruzione nel business dei trofei di caccia mentre la Born free foundation una parte importante delle entrate può invece rimanere agli operatori delle concessioni, alle società straniere e agli intermediari. Secondo la Humane world for animals Italia, nel nostro paese sarebbero stati importati 492 trofei di specie protette, compresi elefanti tra il 2013 e 2022: l’ong sta chiedendo al governo una legge che vieti l’importazione dei trofei di caccia.