Nella coclea lo spazio è minuscolo e ogni movimento conta. È qui che al Policlinico di Modena è entrato in azione un robot per assistere il chirurgo durante l’inserimento di un impianto cocleare, dispositivo destinato a persone con sordità grave o profonda che non ottengono benefici sufficienti dai comuni apparecchi acustici.

La nuova procedura è stata sperimentata nei mesi scorsi su pazienti selezionati dal Servizio di Audiologia. Secondo l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, gli interventi si sono conclusi senza complicanze, con decorso postoperatorio regolare e dimissione dei pazienti in ottime condizioni generali.

Ma cosa aggiunge davvero un robot a un intervento già eseguito con successo da anni?

Il momento in cui pochi millimetri contano

L’impianto cocleare comprende un sottilissimo fascio di elettrodi che deve essere introdotto nella coclea, la struttura a spirale dell’orecchio interno. È uno dei momenti più delicati dell’operazione: l’inserimento deve essere preciso e il meno traumatico possibile.

Il sistema robotizzato non sostituisce il chirurgo. Lo affianca consentendo un avanzamento lento e controllato dell’elettrodo e monitorando con grande sensibilità le forze esercitate durante la procedura. La tecnologia permette inoltre di lavorare secondo percorsi tridimensionali adattati all’anatomia del paziente.

L’obiettivo è importante soprattutto quando esiste ancora un residuo uditivo: proteggere le strutture della coclea può contribuire a conservarlo.

Quando alzare il volume non basta più

Nell’ipoacusia neurosensoriale grave o profonda il problema non è semplicemente “sentire più piano”. Il danno interessa soprattutto le strutture dell’orecchio interno che trasformano le vibrazioni sonore in segnali destinati al cervello.

Le cause possono essere genetiche o congenite, ma anche legate all’invecchiamento, all’esposizione prolungata a rumori intensi, ad alcune infezioni, alla meningite o a farmaci ototossici.

Un apparecchio acustico amplifica i suoni. L’impianto cocleare segue invece un’altra strada: trasforma il suono in segnali elettrici e, attraverso gli elettrodi, stimola il sistema uditivo aggirando le cellule sensoriali danneggiate.

Non è indicato per tutte le persone con ipoacusia: la candidatura richiede una valutazione specialistica audiologica e otorinolaringoiatrica.

Il robot sarà il futuro?

I primi risultati della ricerca sono promettenti, soprattutto sul fronte della precisione dell’inserimento e della possibile conservazione dell’udito residuo. Ma sarebbe prematuro concludere che la chirurgia robot-assistita sia già superiore a quella manuale.

Anche gli specialisti modenesi mantengono prudenza: la tecnica non sostituisce oggi le procedure standard. Servono studi più ampi e follow-up più lunghi per capire quanto i vantaggi tecnologici si traducano in migliori risultati per i pazienti.

Il caso di Modena racconta però una trasformazione che va oltre l’otorinolaringoiatria: la robotica sanitaria non necessariamente elimina la mano del medico. Può renderla più precisa.

E quando il campo operatorio misura pochi millimetri, questa differenza può diventare decisiva.

Fonti:

  • Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, 25 agosto 2026, Impianto cocleare robot-assistito: al Policlinico di Modena testata con successo una nuova metodica.
  • ANSA Salute, 25 agosto 2026, Robot per curare la sordità, nuova procedura al Policlinico di Modena.
  • Khan U.A. et al., Robotic-Assisted Electrode Array Insertion Improves Rates of Hearing Preservation, The Laryngoscope, 2025.
  • Khan U.A. et al., Robotic-Assisted Electrode Array Insertion Improves Stability of Acoustic Hearing Thresholds, The Laryngoscope, 2026.