Considerato per anni un’alternativa vantaggiosa allo zucchero, lo xilitolo è entrato in gomme da masticare, caramelle, prodotti “senza zucchero”, integratori e articoli per l’igiene orale. Ha meno calorie del saccarosio, determina un aumento più contenuto della glicemia e, soprattutto, non viene facilmente utilizzato dai batteri responsabili della carie.

La letteratura scientifica più recente, tuttavia, ha aperto un interrogativo inatteso: concentrazioni elevate di xilitolo nel sangue potrebbero rendere le piastrine più reattive e favorire la formazione di coaguli, contribuendo così ad aumentare il rischio di infarto e ictus.

Non è ancora dimostrato che consumare una gomma allo xilitolo provochi direttamente un evento cardiovascolare. Ma una serie di studi internazionali, culminata in una nuova analisi su oltre 17 mila persone, suggerisce che la sicurezza a lungo termine di questo dolcificante meriti una valutazione più approfondita.

Non è propriamente un dolcificante artificiale

Lo xilitolo appartiene alla famiglia dei polioli, chiamati anche alcoli dello zucchero. È presente in piccolissime quantità in alcuni vegetali e viene prodotto anche dall’organismo come sottoprodotto del metabolismo del glucosio.

Quello aggiunto agli alimenti, identificato in Europa dalla sigla E967, è invece ottenuto attraverso processi industriali e può raggiungere quantità enormemente superiori rispetto alle concentrazioni naturali.

Definirlo semplicemente un “dolcificante artificiale” è dunque impreciso. Il problema sollevato dagli studi non riguarda lo xilitolo naturalmente presente in tracce nella frutta o prodotto dall’organismo, ma soprattutto l’esposizione alle dosi concentrate impiegate nei prodotti senza zucchero.

Per molto tempo l’attenzione si è concentrata prevalentemente sugli effetti intestinali. Dosi elevate possono richiamare acqua nell’intestino e provocare gonfiore, crampi, flatulenza e diarrea. Negli ultimi anni, però, la ricerca si è spostata sul possibile rapporto con la trombosi.

Il primo segnale: più eventi cardiovascolari in tre anni

Il lavoro che ha aperto il dibattito è stato pubblicato nel 2024 sull’European Heart Journal da Marco Witkowski, Stanley Hazen e colleghi della Cleveland Clinic e della Charité di Berlino.

Gli scienziati hanno inizialmente analizzato il sangue di 1.157 persone sottoposte ad accertamenti cardiologici. Il risultato è stato poi verificato in una seconda coorte indipendente di 2.149 partecipanti.

Nel gruppo di validazione, chi presentava le concentrazioni plasmatiche più elevate di xilitolo aveva un rischio di morte cardiovascolare, infarto o ictus superiore del 57 per cento rispetto a chi mostrava i valori più bassi, durante tre anni di osservazione. L’associazione rimaneva significativa anche dopo la correzione per diversi fattori di rischio.

Un dato osservazionale, da solo, non dimostra però un rapporto di causa ed effetto. Le persone con diabete, obesità o malattie cardiovascolari potrebbero consumare più prodotti senza zucchero. Inoltre, lo xilitolo misurato nel sangue non deriva necessariamente soltanto dagli alimenti: può essere prodotto dallo stesso organismo e diventare, almeno in parte, un indicatore di un metabolismo già alterato.

L’esperimento sulle piastrine

Per affrontare il problema della causalità, i ricercatori hanno condotto anche esperimenti su piastrine umane, sangue intero e modelli animali. In queste condizioni lo xilitolo ha aumentato diversi indici di attivazione piastrinica e accelerato la formazione dei trombi.

È stato inoltre realizzato un piccolo test su dieci volontari sani. Dopo l’assunzione di una bevanda contenente 30 grammi di xilitolo, i livelli plasmatici del poliolo sono aumentati rapidamente e le piastrine hanno mostrato una maggiore reattività.

Il meccanismo proposto è quindi biologicamente plausibile: piastrine più sensibili agli stimoli possono aggregarsi più facilmente; se un coagulo ostruisce un’arteria coronarica può verificarsi un infarto, mentre se blocca un vaso cerebrale può determinare un ictus ischemico.

Lo studio non ha però dimostrato che la normale assunzione quotidiana produca lo stesso effetto. Trenta grammi in una sola dose rappresentano un’esposizione elevata, molto distante, per esempio, dalla quantità contenuta in una singola gomma da masticare.

Le obiezioni: il valore nel sangue potrebbe essere un indicatore

Una parte della comunità scientifica ha invitato a interpretare i dati con prudenza. In un commento pubblicato nel 2025 ancora sull’European Heart Journal, alcuni ricercatori hanno sottolineato che le prime coorti comprendevano soprattutto persone già esposte a un rischio cardiovascolare elevato.

Lo xilitolo endogeno viene prodotto attraverso la via dei pentoso-fosfati, un circuito metabolico che può essere più attivo in presenza di ischemia, stress ossidativo e alterazioni metaboliche. Le concentrazioni elevate potrebbero quindi essere non soltanto una conseguenza del consumo alimentare, ma anche il segnale di una malattia sottostante.

In altre parole, resta possibile una “causalità inversa”: non sarebbe necessariamente lo xilitolo a rendere le persone malate, ma un metabolismo compromesso potrebbe far salire lo xilitolo circolante.

Gli stessi autori delle critiche hanno ricordato che le quantità normalmente utilizzate per la prevenzione della carie sono molto inferiori: spesso circa 5-6 grammi al giorno, suddivisi in più assunzioni. Una gomma ne contiene generalmente meno di un grammo.

I benefici per la bocca non vengono cancellati

Lo xilitolo resta un ingrediente utile in odontoiatria. Non viene fermentato facilmente dai batteri cariogeni, favorisce la salivazione e può contribuire a ridurre la demineralizzazione dello smalto.

Questo non significa che tutti i prodotti che lo contengono prevengano automaticamente la carie: contano quantità, frequenza di utilizzo, formulazione e qualità complessiva dell’igiene orale. Ma la letteratura documenta possibili benefici soprattutto per gomme e prodotti utilizzati dopo i pasti.

La nuova ipotesi cardiovascolare non cancella queste evidenze. Impone piuttosto di chiarire se esista una soglia oltre la quale un vantaggio locale per denti e gengive possa essere accompagnato da effetti sistemici indesiderati, soprattutto nei pazienti già vulnerabili.

Va inoltre precisato che la raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2023 contro l’impiego abituale dei dolcificanti non zuccherini per controllare il peso non comprendeva i polioli come lo xilitolo. Quella linea guida, peraltro, non era una revisione tossicologica dei singoli additivi e non fissava nuove dosi massime di sicurezza.

La nuova analisi su oltre 17 mila persone

A rafforzare il segnale arriva ora una ricerca coordinata da Marco Witkowski, destinata a essere presentata il 29 agosto al Congresso 2026 della Società europea di cardiologia a Monaco.

Il gruppo ha esaminato 17.710 partecipanti appartenenti a due grandi studi prospettici: il Canadian Longitudinal Study on Aging e l’EPIC-Norfolk britannico. Rispetto alla precedente ricerca, sono state considerate popolazioni più ampie e periodi di osservazione molto più lunghi.

Nella coorte canadese, durante sei anni di follow-up, le persone collocate nel quartile con i livelli ematici più elevati di xilitolo hanno mostrato un rischio di morte, infarto o ictus superiore del 57 per cento rispetto a quelle nel quartile più basso.

Nello studio EPIC-Norfolk, seguito fino a 30 anni, l’incremento relativo del rischio è risultato del 18 per cento. I dati dei quartili intermedi suggeriscono inoltre un andamento dose-risposta: all’aumentare dello xilitolo circolante cresceva anche la frequenza degli eventi cardiovascolari.

L’associazione persisteva dopo gli aggiustamenti per età, sesso, fumo, indice di massa corporea, ipertensione, diabete e livelli di lipidi nel sangue.

I risultati ampliano quindi il segnale del 2024 a una popolazione generale e su tempi più lunghi. Ma non chiudono il dibattito: si tratta ancora di coorti osservazionali e, al momento, dei dati diffusi in vista di un congresso, non ancora di una pubblicazione scientifica completa sottoposta alla normale revisione tra pari.

Cosa deve fare il consumatore

Non ci sono elementi sufficienti per invitare tutti a eliminare immediatamente ogni gomma o dentifricio contenente xilitolo. L’esposizione attraverso un prodotto per l’igiene orale, che generalmente non viene ingerito, è diversa dal consumo quotidiano di bevande, dolci, polveri e alimenti fortemente dolcificati.

La cautela appare più ragionevole per chi assume grandi quantità di prodotti “sugar free”, usa lo xilitolo in polvere al posto dello zucchero oppure presenta già cardiopatia, diabete, precedenti trombosi o un rischio cardiovascolare elevato. In questi casi è opportuno controllare le etichette e discutere l’uso abituale di dolcificanti concentrati con il medico o il nutrizionista.

Soprattutto, lo xilitolo non dovrebbe diventare un alibi per mantenere una dieta dominata dal gusto dolce. La strategia più solida non è sostituire automaticamente ogni grammo di zucchero con un altro dolcificante, ma ridurre progressivamente l’abitudine a cibi e bevande molto dolci.

Il nuovo studio non emette ancora una sentenza definitiva. Sposta però l’onere della prova: dopo decenni nei quali i polioli sono stati considerati quasi esclusivamente dal punto di vista metabolico, dentale e intestinale, ora occorre valutarne anche gli effetti su piastrine, coaguli e arterie.

Bibliografia essenziale

Witkowski M. et al. “Xylitol is prothrombotic and associated with cardiovascular risk”, European Heart Journal, 2024. Studio originale

European Society of Cardiology. “Xylitol may increase the risk of cardiovascular events”, comunicazione sullo studio ESC Congress 2026. Dati della nuova ricerca

Valentine G.C. et al. “Oral health benefits and safety of xylitol and potential cardiovascular risk”, European Heart Journal, 2025. Commento critico

World Health Organization. “Use of non-sugar sweeteners: WHO guideline”, 2023. Linea guida