Uno studio della New York University spiega come le scelte fatte tra i 45 e i 65 anni possono valere fino a 13 anni di vita senza demenza

Eu.Spa.

26 agosto – 12:28 – MILANO

Secondo un’analisi pubblicata su The Lancet, nel mondo i casi di demenza, rispetto a oggi sono destinati quasi a triplicare, fino a toccare quota 153 milioni entro il 2050. Eppure, secondo gli stessi studiosi, quasi la metà di questi potrebbe essere evitata, o quantomeno ritardata, intervenendo su una serie di fattori di rischio. Soprattutto nel periodo cosiddetto della mezza età, quello che va dai 45 ai 65 anni. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology, nasce dall’analisi della Atherosclerosis Risk in Communities, una ricerca partita nel 1986 negli Stati Uniti che segue da decenni lo stesso gruppo di persone, per verificare i loro cambiamenti. I ricercatori, guidati da Josef Coresh dell’NYU Langone Health di New York, hanno selezionato 12.409 persone libere da demenza, con un’età media di 56 anni, seguendole per circa 26 anni: in quel periodo 3.008 di essi hanno sviluppato la malattia. E, spesso, a unirle erano 3 fattori di rischio: pressione alta, diabete di tipo 2 e fumo

La scoperta è chi non aveva nessuno di questi fattori di rischio viveva in media 30,1 anni senza demenza, contro 26,3 di chi ne aveva uno, 21 di chi ne aveva due e i poco più di 17 di chi li aveva tutti e tre. E il senso della scoperta starebbe proprio nel gap tra i due estremi: quasi tredici anni. Anche il sesso, però farebbe la sua parte: tra chi mostrava di avere tutti e tre i fattori di rischio, le donne hanno vissuto senza demenza 18,1 anni contro i 16,6 degli uomini. Il che però non cambia che ridurre i fattori di rischio, soprattutto a partire dalla mezza età “ci permette di proteggere la salute del cervello per più di un decennio”. 

prevenire è meglio—  

Attenzione: lo studio non dimostra un rapporto di causa/effetto. I ricercatori hanno misurato pressione, glicemia e fumo una sola volta all’inizio del percorso, senza registrare che cosa sia successo dopo, se qualcuno, per esempio, ha smesso di fumare o ha sviluppato ipertensione lungo la strada. Dunque va considerato come un dato statistico, utile a orientare le politiche di prevenzione più che a prevedere il destino di un singolo individuo. Ma è anche vero, sottolineano i ricercatori, che “diabete, ipertensione e fumo emergono spesso proprio nella mezza età ed esercitano un effetto sulle patologie neuro-degenerative”. Un effetto lungo ben 13 anni.