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L’amore, la giovinezza, la famiglia e il lavoro. Monica Bellucci non tralascia nessun aspetto della sua vita nell’intervista rilasciata a Repubblica in occasione dell’uscita del film “Ketticè” di Giovanni Tortorici, in cui è tra le protagoniste. In sala lo vedremo a partire dal 3 settembre distribuito da PiperFilm. Per il ruolo, quello di una giovane madre frustrata e intrappolata nelle convenzioni sociali, l’attrice ha vinto il Pardo per la miglior interpretazione al 79° Festival di Locarno.
APPROFONDIMENTI
A 16 anni, racconta, era «una liceale che ogni tanto già lavorava» e che per due settimane saltava le lezioni. Girava tra Firenze, Milano, Parigi e «poi tornava a scuola.
I professori storcevano il naso, però mi facevano rientrare. Mi piaceva quel contrasto tra l’andare via dalla provincia per vivere qualcosa di completamente diverso e il tornare indietro. Non ero ancora pronta ad andarmene».
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La carriera
In carriera ha collezionato collaborazioni con i più grandi maestri del cinema italiano e internazionale, da Giuseppe Tornatore a Emir Kusturica fino a Claude Lelouch, Francis Ford Coppola e Tim Burton (con cui ha avuto una relazione di circa tre anni), solo per citarne alcuni. Gaspar Noé spicca tra i registi con cui ha collaborato per la sua fama di autore controverso. Con lui ha girato il film scandalo “Irréversible” (famosa è la scena di violenza sessuale di cui è vittima Alex, il suo personaggio), condividendo il set con l’allora marito Vincent Cassel, padre delle sue figlie Deva e Léonie. Oggi non accetterebbe più un ruolo così forte: «Quando hai figli ti poni molti problemi e anche la scelta dei personaggi cambia. Un film come Irréversible oggi sarebbe complicato – spiega -, e non solo perché non ho più l’età per quel ruolo. Da giovani si possiede una libertà diversa. Continuo a fare film forti, ma ora sto un po’ più attenta». E se Deva venisse offerto un ruolo del genere come si comporterebbe Bellucci? «La lascerei libera. Ha quasi ventidue anni e fa le proprie scelte. Certo, parliamo e abbiamo un bello scambio, ma lei ha una personalità precisa, un suo modo di raccontarsi e di scegliere artisticamente. Poi segue la propria strada. Ed è questo che mi piace».
È trascorso quasi un anno dalla fine della relazione con il regista Tim Burton, ma nell’intervista l’attrice ricorda con affetto il loro legame, dicendo che da ogni relazione è bene imparare qualcosa in più di noi stessi e degli altri: «Nell’amicizia come in amore ci sono strade che si incontrano e restano unite per tantissimo tempo, magari per sempre. Altre fanno un tratto insieme e poi ciascuno riprende il proprio cammino. È la vita. L’importante è uscire arricchiti dal tempo trascorso insieme» dichiara.
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In chiusura si concede una riflessione sulla libertà delle donne nel cinema e la presenza sporadica di registe alla prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia: «Le donne stanno conquistando uno spazio importante, anche se la vera uguaglianza sociale è ancora lontana. Ormai lavoro con moltissime donne, autrici e registe meravigliose. Ho appena finito il film di Maria Sole Tognazzi, ho lavorato con Rebecca Miller. I film bisogna vederli, non possiamo giudicarli prima. Però certo, una mancanza di donne fa tristezza».
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