Milano, 26 agosto 2026 – “Non ho commesso alcuna violenza, la ragazza era lucida e consenziente”. In poche parole, si è basata su questo la difesa del 38enne Mamon Abd Elmanam Yaser Hassan, in arte Andrea Tdk, interrogato dalla gip di Milano Giulia Marozzi.

Stando a quanto riferito, il 38enne, agli arresti domiciliari nell’inchiesta della pm Silvia Peru e dei carabinieri e difeso dall’avvocato Pierpaolo Proverbio, ha ribadito di avere avuto un rapporto consensuale con la giovane che, a suo dire, era in condizioni di esprimere un consenso. 

“Il mio assistito è ovviamente turbato per la situazione che si è creata. Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare in atto (domiciliari) e in subordine la sostituzione con misura meno afflittiva” aggiunge il legale. Che punta quindi alla tesi del rapporto consenziente. 

Le indagini e le riprese

Non quello che ha detto la 19enne, che tra il 15 e il 16 agosto scorso aveva deciso di passare una nottata con una amica all’Hollywood, discoteca di corso Como, nel cuore della movida milanese. E nemmeno quello che risulta dalle indagini e dall’ordinanza del gip, basate anche sulle immagini delle videocamere di sorveglianza: l’uomo avrebbe approfittato della scarsa lucidità e debolezza della giovane, che derivavano dallo stato confusionale in cui si trovava e dall’indebolimento della capacità di autodeterminarsi.

Le due amiche quella sera avevano già bevuto, ma Hassan aveva offerto loro anche degli “shottini”. L’amica si è allontanata per qualche minuto e quando è tornata non ha più trovato la 19enne. L’ha rivista fuori dal locale in evidente stato di agitazione e in lacrime: “Mi ha stuprata – ha detto – ci sono stati anche dei ragazzi che mi hanno filmata”. 

Il pr, secondo il racconto della vittima, avrebbe abbordato la ragazza (che era in compagnia di un’amica) all’interno del locale, avrebbero bevuto insieme alcuni drink, quindi l’avrebbe costretta a seguirlo fuori dove – in una zona più appartata e coperta da un muro divisorio – sarebbe avvenuto lo stupro.

Un racconto che chi indaga definisce “credibile” non solo per i dettagli forniti dalla studentessa, ma anche per i riscontri ottenuti dalle immagini di videosorveglianza – raccolte dai carabinieri – che mostrano una “contrarietà evidente a seguirlo fuori dal locale”.

Cosa si legge nell’ordinanza

La giovane “non era stata in grado di comprendere quanto stesse accadendo e di determinarsi nei suoi comportamenti” si legge nell’ordinanza che ieri ha fatto scattare i domiciliari. Per la giudice sussiste la condizione di “palese, innegabile, evidente incapacità a prestare un valido consenso” di cui il trentottenne avrebbe approfittato. Il suo modo di agire avrebbe fatto trasparire “l’assenza di pudore e freni inibitori” per cui approfittando della condizione di “debolezza psichica della giovanissima ragazza e della difficoltà di opporre resistenza” avrebbe agito con “l’unico intento di soddisfare il proprio istinto sessuale”.

Cosa dice la legge italiana sul consenso

Il nostro codice penale, all’articolo 609 bis, definisce violenza sessuale anche quella compita “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”. È in corso un lungo lavoro parlamentare per modificare l’articolo in favore di una maggiore e migliore definizione del consenso. Ma la riforma ancora non è stata approvata.