di
Daniele Dallera

Il numero uno della federazione continua a far discutere, è il suo destino. Ma sa che non ha tempo da perdere e che i nostri stadi in vista degli Europei 2032 non è che siano proprio perfetti…

È destino di Giovanni Malagò far discutere. Scarica Infantino, gli toglie l’appoggio della Federcalcio alle elezioni Fifa di marzo 2027, rispetta il valore della fedeltà all’Uefa di Ceferin, ma c’è chi gli rinfaccia che poteva aspettare. Perché? Doveva farlo prima. Chi trova intempestiva la svolta di Malagò è Simonelli, il presidente della Lega serie A, istituzione determinante nella elezione di Malagò al governo federale. Aggiungendo che avrebbe dovuto coinvolgere il consiglio federale e quindi i membri della stessa Lega: sono quattro, lo stesso Simonelli, Marotta Inter, Chiellini Juve e Campoccia Udinese. 

Anche quando il neo presidente della Federcalcio prende posizioni condivisibili, persino attese, sostenute dal favore popolare, trova chi lo contesta, rimproverandogli la mancata ricerca di un consenso. Malagò va per la strada sua, sa che non ha tempo da perdere, il calcio italiano va rilanciato, ma rispetto alla decisione così contestata di nominare Diana Bianchedi capo delegazione della Nazionale, stavolta ha fatto una lunga telefonata, informando Simonelli. E non può certo dare retta a Zanetti e Cannavaro fedeli al numero 1 della Fifa. Sfiduciare Infantino una mossa doverosa per chi guida la Federcalcio, è persino ovvio che sarà stata l’Uefa a premere perché anche l’Italia si allineasse a quei Paesi europei che questo passo l’hanno già compiuto. 



















































Poi, un’opportunità politica: organizzeremo insieme alla Turchia gli Europei del 2032. E il dossier che dovrà essere presentato in ottobre all’Uefa non è che sia perfetto: la situazione stadi nel nostro Paese la conosciamo bene, non rassicura nessuno, in particolare la Turchia, pronta a tirarci una spallata e a far da sola: Erdogan non aspetta altro. Infantino ci sarà rimasto male, oltre essere amico di Trump, che lo vuole addirittura candidare alla guida dell’Onu, dei miliardari arabi generosissimi con la sua Fifa, è anche membro Cio. Proprio come Malagò. La diplomazia in questi casi va accantonata. Ma per battere Infantino alle prossime elezioni Fifa bisogna trovare un’alternativa forte quanto lui: per ora non c’è.

27 agosto 2026