Senza casa a 13 anni dopo la morte del padre, poi sopravvissuto a sparatorie, accoltellamenti e commozioni cerebrali prima di trovare la via nello sport. Dal 2018 è al servizio della campionessa bielorussa per gestire pressione e momenti difficili


Lorenzo Topello

Collaboratore

27 agosto – 14:25 – MILANO

Tra un concerto e l’altro, Jim Morrison si concedeva perle di saggezza divenute di ispirazione per chiunque. Tipo: “Vivo per dominare la vita, non per esserne schiavo”. Deve averne sentito parlare Jason Stacy, oggi preparatore atletico e mentale di Aryna Sabalenka (o meglio, dal 2018), ma ieri e ieri l’altro protagonista di centomila esistenze più o meno pericolose in giro per gli States. A partire da Tacoma, Washington, in cui si ritrovò senzatetto a soli 13 anni dopo la morte del padre, e successivamente vittima di almeno tre commozioni cerebrali per sparatoria, prima di venir salvato da una biblioteca e dallo sport. La sua vita è divenuta inevitabilmente un libro, “The Pressure Code”. Lui l’ha dominata eccome. 

accoltellato—  

Stacy ha usato l’autobiografia per raccontare i capitoli più dolorosi della propria gioventù. A cominciare dalla scomparsa del padre dopo la quale si ritrovò senza fissa dimora, in giro per lo stato di Washington a metà degli anni Ottanta quando la criminalità era all’ordine del giorno e la strada non appariva esattamente il miglior espediente per evitare i guai. Anzi: “Tre delle commozioni cerebrali che ho subito sono state causate da colpi di arma da fuoco. Sono stato accoltellato e mi hanno sparato. Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, non per scelta ma per sopravvivenza. Un paio di volte è successo perché non volevo avere a che fare con la droga. Non avrei mai oltrepassato quel limite perché sapevo di dover rimanere fedele ai miei lavori a qualsiasi costo. Ho capito come uscire da quella vita orribile perché non sono sceso a compromessi coi miei principi”. 

MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 31: Aryna Sabalenka talks to coach Jason Stacy in the Women's Singles Final against Elena Rybakina of Kazakhstan during day 14 of the 2026 Australian Open at Melbourne Park on January 31, 2026 in Melbourne, Australia. (Photo by Darrian Traynor/Getty Images)

con sabalenka—  

Mentalità che non è mai mancata a Stacy. Galeotto fu il jiu-jitsu, nel quale col passare degli anni il coach è diventato cintura nera. Poi si è formato come terapista sportivo, infine come coach, venendo a contatto con la squadra di football dei Seattle Sounders e con l’allenatore di Sabalenka di un decennio fa, Dmitry Tursunov. Lì ecco l’incontro con la bielorussa: “Era fisicamente forte, ma non aveva consapevolezza della propria struttura fisica. Se la cavava, ma non sarebbe durata. E poi c’era da lavorare sul controllo emotivo”. Un aspetto su cui la Tigre ha sempre sofferto, anche recentemente: al Roland Garros, dopo l’eliminazione contro Shnaider, si è fatta prendere dal nervosismo e ha dichiarato sconfortata: “Voglio lasciare il tennis adesso”. Frase di circostanza, certo, ma è anche su quello che Stacy lavora quotidianamente per allontanare le nubi e rispolverare le sole certezze. Un po’ come è accaduto a lui.

consapevolezza—  

“The Pressure Code” è in uscita fra pochi giorni e il guru di Sabalenka sa che potrebbe diventare un successo editoriale. Stacy ha le idee chiarissime anche sui motivi che lo hanno convinto a scrivere la propria biografia: “Gran parte di quello che ho imparato l’ho appreso attraverso le avversità. E quindi ora voglio aiutare tutti a sviluppare resilienza e consapevolezza attraverso l’esperienza e il confronto. Non con un trauma, come è successo a me”.