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Un’enorme porzione di ghiaccio si è staccata dal ghiacciaio Petermann, in Groenlandia, in uno degli eventi più rilevanti degli ultimi anni nell’area artica. Il distacco, avvenuto il 4 agosto, ha interessato circa 76 chilometri quadrati di ghiaccio galleggiante, segnando la perdita più consistente registrata da questa struttura dal 2012. Per avere un’idea riguardo la portata del fenomeno, è come se un’isola dalle dimensioni di Pantelleria avesse preso il largo. 


APPROFONDIMENTI

I possibili effetti

Il ghiacciaio Petermann si trova nel nord-ovest della Groenlandia e rappresenta uno dei punti sotto osservazione dagli esperti che studiano l’evoluzione della calotta glaciale. La sua parte terminale raggiunge il mare e prosegue sull’acqua sotto forma di una grande piattaforma di ghiaccio. Il distacco appena osservato non significa che il livello degli oceani sia destinato a salire immediatamente di una quantità equivalente al ghiaccio perso. La porzione coinvolta era infatti già galleggiante e, proprio per questo, non contribuisce direttamente all’innalzamento del mare nel momento in cui si separa. La questione è però un’altra. Le piattaforme che si estendono sul mare possono funzionare come una sorta di barriera naturale, rallentando il movimento del ghiaccio che si trova sulla terraferma. Una loro progressiva riduzione potrebbe quindi favorire un’accelerazione del trasferimento di ghiaccio verso l’oceano. È questo uno degli aspetti che rende particolarmente importante seguire l’evoluzione del Petermann.

Il fenomeno

Le osservazioni effettuate a intervalli regolari permettono così di confrontare la posizione della superficie glaciale e individuare eventuali nuove crepe, spostamenti o rotture. Nel caso del Petermann, questo sistema ha consentito di quantificare con precisione l’estensione dell’area andata perduta. I circa 76 chilometri quadrati distaccati rappresentano il più importante arretramento della piattaforma del Petermann dal 2012 e uno degli eventi di maggiore entità osservati nell’Artico dal 2020.

Il fenomeno non va quindi letto come un’immediata conseguenza sul livello degli oceani, ma come un ulteriore elemento utile per comprendere la trasformazione delle grandi masse di ghiaccio della Groenlandia. Il comportamento delle piattaforme galleggianti sarà infatti determinante per capire quanto rapidamente il ghiaccio continentale potrà continuare a raggiungere il mare.


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