Il genovese ha dominato nelle gare giovanili, ora saranno importanti i test tra i professionisti. E quella similitudine con Kimi Antonelli…


Alessandra Giardini

Collaboratore

27 agosto – 16:40 – MILANO

Sembra già di sentire le cassandre in sottofondo: smettetela di dire che abbiamo trovato l’uomo giusto per i grandi Giri, stiamo in silenzio, sottovoce, sottotraccia, zitti tutti. L’idea di non mettere troppa pressione sulle spalle eleganti e diritte di Lorenzo Mark Finn, per tutti Lollo, è prontamente seppellita dal diretto interessato con una risata. “Avere gli occhi puntati su di me è un autentico privilegio. Mi sto godendo il meglio della vita del ciclista, con l’entusiasmo di chi si sta costruendo il proprio motore, e sa di poter avere una lunga carriera davanti”. Tra gli Under 23 Finn ha vinto tutto, partendo dal Mondiale in Ruanda (vinto al primo anno di categoria, confermando il successo ottenuto l’anno prima tra gli juniores) per arrivare al Giro Next Gen e all’Avenir, il Tour dei giovani. Addirittura stravinto sul traguardo italiano del Lago Serrù, tra i molti tifosi a cui non sembrava vero vedere un uomo solo al comando in maglia gialla. 

come kimi—  

Lollo ha scelto di non avere fretta, ma adesso l’apprendistato è finito: correrà il Mondiale e l’Europeo con la Nazionale dei professionisti, tra la fine di settembre e il principio di ottobre, e quello sarà il punto di partenza di un’altra carriera. È la vita adulta, quella che dovrà dirci se il corridore che stavamo aspettando è davvero arrivato. Compirà vent’anni a dicembre, di pochi mesi più giovane di un altro talento che sta tenendo l’Italia al vertice del suo sport, il bolognese Kimi Antonelli, leader del Mondiale di Formula 1. Come lui Finn ha ottenuto la maturità lo scorso anno, al liceo scientifico, e poi ha lasciato gli studi per immergersi fino al collo nell’agonismo, ma non esclude affatto di iscriversi all’università più avanti, “per concretizzare altri progetti personali, ogni cosa a suo tempo”. Questa frase sembra essere il suo faro, Lorenzo non ha mai avuto fretta di accelerare i tempi, al contrario di quello che succede ormai nel ciclismo a ogni livello.

ascesa —  

Quest’anno avrebbe già potuto far parte della prima squadra della Red Bull Bora-hansgrohe, insieme con Remco Evenepoel, Primoz Roglic e Giulio Pellizzari, altra grande speranza dei tifosi italiani, invece ha deciso di prolungare la sua carriera tra gli under 23. “Ho una maglia di campione del mondo e mi piaceva poterla vestire almeno per un anno”. Per lui la bici è stata una scoperta tutto sommato tardiva, prima Lollo giocava a calcio e a tennis. Cominciò a pedalare per recuperare da un infortunio al ginocchio, come spesso succede. Usciva con suo padre, sulle strade attorno a casa (è di Salto, frazione di Avegno, in Liguria), la sua salita del cuore è quella che porta al Monte Cornua, un’ascesa tecnicamente molto esigente che gli dà la misura della sua condizione. “E dalla vetta hai una vista stupenda su Recco e Sori”. 

caratteristiche—  

Figlio di due ingegneri, la ligure Chiara e l’inglese Peter, che lo seguono tutte le volte che possono, in principio Lollo non sapeva niente di ciclismo, neanche che servono le spille da balia per attaccarsi il numero sulla schiena, e men che meno come si fa a correre in gruppo. “Per questo andavo in fuga, per stare al sicuro”. Da esordiente ha faticato tanto. Da allievo, con la Nuova Ciclistica Arma-Team Ballerini, sono arrivati i primi risultati di valore. Il 2023 è stato l’anno della svolta: Lollo correva tra gli juniores con la maglia della Cps Professional Team e sono arrivate le prime vittorie importanti. Oltre a un secondo posto al Giro della Lunigiana, che è una specie di Tour per juniores: a vincere quella volta fu Paul Seixas, il talento francese che ha scelto tutt’altra strada rispetto a Finn, lo ha preceduto un anno fa nella vittoria all’Avenir e quest’anno ha chiuso al quarto posto il Tour de France dei grandi. Lorenzo è potente e leggero in salita, veloce a cronometro, ha grandi capacità di recupero (dote che ha notevole importanza per chi vuole domare le corse a tappe), gli manca giusto una punta di velocità: ma per adesso ha ovviato con una tattica semplice, lasciando lì gli altri e vincendo il più delle volte per distacco. E, dettaglio non trascurabile, è uno di quei corridori (all’antica verrebbe da dire) che non si accontentano di studiare il percorso sulle app, preferiscono provare le salite più difficili prima di affrontarle in corsa. “Penso di essere completo, ma amo soprattutto la salita: è lì che un corridore si mostra tale”. Andando via a 2,3 km dall’ultimo traguardo del Tour de l’Avenir, a 2.243 metri, Finn ha risposto positivamente a un ultimo dubbio che poteva avere: la tenuta a un’altitudine superiore ai 2mila metri. 

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futuro —  

La risposta alla domanda che ora tutti si fanno è sì: se non patirà eccessivamente il passaggio tra i professionisti (difficile, conoscendolo, e poi lui tra gli élite ha già corso e vinto), Finn potrà rappresentare il futuro dei grandi Giri per il nostro ciclismo. Di più: anche certe classiche non gli sono precluse, e lo ha dimostrato nei due Mondiali vinti un anno dopo l’altro, dominando prima a Zurigo 2024 tra gli juniores e poi l’anno scorso a Kigali tra gli Under 23. “Sono stati due anni dedicati a conoscermi e a prepararmi per il futuro, ma davvero bellissimi. Ho trovato dei buoni punti di riferimento per il futuro: sulla gestione dei ritiri, delle gare e anche sul fatto di correre da favorito. Penso di aver fatto la scelta giusta rimanendo un secondo anno negli U23, e poi vincere l’Avenir è un ricordo indelebile. Nel 2025 mi sono classificato sesto al Giro e quarto in Francia, forse mi mancava quell’1 o 2% nelle tappe chiave. Quest’anno sono riuscito a migliorare sotto questo aspetto, ora correrò solo con i pro e vedremo come andranno le cose”, ha detto con il consueto equilibrio. Fidanzato con Fabiana, del ciclismo non gli piacciono le strade italiane e una certa cultura al contrario, “Quando ci si allena si rischia troppo. In questo Paese c’è un grande problema di sicurezza per i ciclisti, non bisogna nasconderlo”. Spavaldo e teatrale in corsa, quando scende dalla bici Lorenzo diventa serio e attento a non esagerare. Quando lo chiamano predestinato gli brillano gli occhi ma si limita a tre parole, “penso sempre: speriamo”. E allora zitti tutti, sottovoce, sottotraccia.