A Napoli arriva Shepard Fairey, l’artista americano conosciuto in tutto il mondo come OBEY. Giovedì 3 settembre, alle ore 18, sarà a Gallerie d’Italia per il firmacopie del catalogo di OBEY: Power to the peaceful, in occasione del finissage della mostra, visitabile fino al 6 settembre.

L’appuntamento offrirà al pubblico l’opportunità di incontrare uno degli artisti che più hanno segnato l’immaginario della street art contemporanea. La sua produzione, infatti, non si limita alla dimensione estetica: attraverso poster, stampe, murales e campagne visive, Fairey ha trasformato la grafica urbana in uno strumento di riflessione sui temi del potere, della propaganda e della partecipazione civile.

Dal volto di Obama alla street art

Per molti, il suo nome è legato soprattutto a HOPE, il celebre ritratto di Barack Obama realizzato nel 2008 durante la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. L’immagine, costruita con una palette ridotta e un’impostazione grafica ispirata alla comunicazione politica del Novecento, divenne rapidamente un simbolo della campagna e una delle opere più riconoscibili della cultura visiva contemporanea.

Il manifesto contribuì anche a rendere evidente la capacità di Fairey di muoversi tra arte, comunicazione e attivismo. Il suo linguaggio nasce infatti dalla strada e dalla cultura underground, ma riesce a raggiungere un pubblico molto ampio, entrando nei giornali, nelle campagne politiche e nell’immaginario collettivo.

Il lavoro dell’artista, però, nasce molto prima di HOPE. Nel 1989 Fairey aveva già dato vita alla campagna André the Giant Has a Posse, poi evoluta nel progetto OBEY Giant. Partita dalla diffusione di adesivi e poster nello spazio urbano, l’iniziativa rifletteva sul rapporto tra immagini, autorità e obbedienza, invitando il pubblico a interrogarsi sui meccanismi attraverso cui la pubblicità e la propaganda influenzano lo sguardo.

Da allora, la sua ricerca ha attraversato temi come guerra, pace, disuguaglianze, diritti e giustizia sociale. La cifra stilistica è fatta di immagini nette, colori decisi, contrasti forti e messaggi immediati, pensati per arrivare allo sguardo prima ancora che alla lettura. Volti, slogan e simboli vengono spesso rielaborati con un’estetica che richiama i manifesti politici, la grafica sovietica, la pubblicità d’epoca e la cultura punk.

Oltre 130 opere alle Gallerie d’Italia

Curata da Giuseppe Pizzuto, OBEY: Power to the peaceful raccoglie oltre 130 opere, tra lavori iconici, pezzi inediti e materiali d’archivio, ripercorrendo più di trent’anni della carriera di Shepard Fairey.

Il percorso espositivo è organizzato attorno a quattro temi: People Power, Propaganda, Guerra e Pace e Giustizia Sociale. Le sezioni permettono di seguire l’evoluzione dell’artista e di osservare come il suo vocabolario visivo sia stato utilizzato per affrontare questioni diverse, mantenendo però una forte coerenza formale.

La mostra mette insieme la dimensione urbana di Fairey e il suo interesse per le questioni politiche e sociali. Le opere non sono pensate soltanto per essere osservate in uno spazio museale: molte nascono per circolare, essere riprodotte, affisse sui muri e incontrate casualmente nella vita quotidiana. È proprio questa origine pubblica a rendere centrale il rapporto tra immagine e comunità.

Fairey ha costruito negli anni un linguaggio immediatamente riconoscibile, prendendo elementi della grafica dei manifesti, della cultura punk e dello skateboard e trasformandoli in immagini destinate a circolare nello spazio pubblico e nella cultura pop. La ripetizione dei simboli, l’uso di slogan brevi e la struttura quasi pubblicitaria delle composizioni rendono le sue opere accessibili a un primo sguardo, ma spesso aprono a una lettura più complessa.

L’appuntamento del 3 settembre

Il firmacopie rappresenta uno degli ultimi appuntamenti legati alla mostra napoletana e permetterà al pubblico di incontrare l’artista e portare con sé il catalogo dell’esposizione, pubblicato da Società Editrice Allemandi.

Il volume non costituisce soltanto un ricordo della mostra, ma raccoglie e documenta il percorso presentato alle Gallerie d’Italia, offrendo l’occasione di approfondire opere, temi e riferimenti che caratterizzano la ricerca di OBEY. Per chi ha visitato l’esposizione, sarà anche uno strumento per rileggere il progetto attraverso immagini e materiali destinati a rimanere nel tempo.

La mostra è realizzata in collaborazione con Wunderkammern e rientra nel programma delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo dedicato al rapporto tra arte contemporanea, spazio urbano e società. La scelta di ospitare un artista come Fairey sottolinea il ruolo del museo come luogo di confronto tra linguaggi diversi: dalla pittura alla grafica, dalla comunicazione pubblica alla street art.

Dopo Napoli, dunque, anche le opere di OBEY lasceranno le sale delle Gallerie d’Italia. Ma alcune delle immagini esposte hanno una caratteristica difficile da perdere: sono costruite per restare nella memoria anche dopo che si è smesso di guardarle. È questa, forse, la forza principale del lavoro di Shepard Fairey: trasformare un’immagine semplice e immediata in una domanda aperta sul modo in cui guardiamo il mondo e sulle idee a cui scegliamo di dare ascolto.