Lo storico accordo negli Stati Uniti introduce blocchi notturni, silenzio durante le lezioni e pause obbligatorie contro lo “scroll infinito”. Lo psichiatra Giuseppe Ducci: «I danni sono documentati, l’Europa intervenga anche sulle responsabilità delle famiglie». Cozzuto: «Il genitore non può essere ridotto a una spunta sul parental control»

Due ore al giorno al massimo su Facebook e Instagram. Accesso bloccato dalla mezzanotte alle sei del mattino, notifiche disattivate durante le lezioni e pause obbligatorie per interrompere lo scorrimento continuo dei contenuti. Sono le restrizioni destinate agli adolescenti previste dallo storico accordo con cui Meta ha chiuso la causa promossa negli Stati Uniti con l’accusa di avere progettato piattaforme capaci di creare dipendenza nei più giovani.

Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg si è impegnato a pagare fino a 18 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni e a modificare alcune delle funzioni centrali di Facebook e Instagram. Meta non ha ammesso responsabilità e l’intesa dovrà essere approvata dal giudice federale, ma il precedente è destinato ad avere ripercussioni ben oltre i confini americani.

Non si tratta, infatti, soltanto di una sanzione economica. Per la prima volta un accordo giudiziario interviene direttamente sui meccanismi con cui le piattaforme conquistano e trattengono l’attenzione degli adolescenti.

Cosa cambia per gli adolescenti

Il limite ordinario sarà di due ore complessive al giorno tra Facebook e Instagram. Durante l’utilizzo compariranno pause dopo i primi 15 minuti e successivamente al raggiungimento di determinate soglie, con l’obiettivo di spezzare l’automatismo dello “scroll infinito”.

Dalla mezzanotte alle sei del mattino l’accesso ai feed sarà bloccato, mentre le notifiche resteranno silenzate già dalle ore serali. Durante l’orario scolastico, indicativamente dalle 8 alle 15, saranno disattivate le notifiche push per ridurre le interferenze con lo studio e la concentrazione.

Saranno inoltre rafforzati i sistemi per riconoscere l’età degli utenti, i filtri contro i contenuti che promuovono autolesionismo, disturbi alimentari e bullismo, nonché gli strumenti a disposizione dei genitori. Per gli account degli adolescenti dovrebbero essere limitati anche i filtri estetici e la visualizzazione del numero dei “mi piace”, elementi che possono alimentare il confronto sociale e l’insoddisfazione per la propria immagine.

Le impostazioni potranno essere modificate soltanto con il consenso di un genitore. Un revisore indipendente dovrà controllare periodicamente l’effettiva applicazione delle misure.

L’accordo riguarda, però, Facebook e Instagram. TikTok, indicato da molti esperti come una delle piattaforme con il sistema di raccomandazione più coinvolgente e pervasivo, non è direttamente compreso nell’intesa. Se TikTok, YouTube, Snapchat e altri operatori dovessero accettare condizioni analoghe, il limite potrebbe scendere fino a un’ora al giorno.

Ducci: «L’Europa tratti i social come un problema collettivo»

«Sono d’accordo con una restrizione dell’uso dei social da parte dei minori: esiste ormai un’enorme mole di dati scientifici che indica la necessità di intervenire», afferma Giuseppe Ducci, medico psichiatra, psicoterapeuta e direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1.

Secondo Ducci, il punto più debole dell’accordo americano è proprio il suo carattere parziale: «Resta fuori TikTok, che probabilmente rappresenta il problema peggiore per la rapidità dei contenuti, la personalizzazione del flusso e la capacità di mantenere continuamente agganciata l’attenzione».

Lo psichiatra invita l’Unione europea a non limitarsi a imitare le misure americane piattaforma per piattaforma: «Servirebbe un provvedimento collettivo europeo, con regole comuni per tutti gli erogatori. Le restrizioni dovrebbero riguardare l’accesso ai social almeno fino ai 15 anni».

Ducci pone anche il tema delle responsabilità familiari: «Non possono esserci soltanto sanzioni per le aziende. Occorre discutere anche della responsabilità dei genitori quando permettono sistematicamente ai figli più piccoli di aggirare i limiti. Naturalmente le famiglie vanno prima informate, sostenute e messe nelle condizioni di far rispettare le regole».

Tra le conseguenze più documentate dell’uso problematico lo specialista indica «la disregolazione affettiva ed emotiva, le difficoltà nel controllo degli impulsi, il deficit di attenzione, le alterazioni del sonno e la progressiva sostituzione delle relazioni reali con quelle mediate dallo schermo».

Questo non significa che ogni adolescente che utilizza un social svilupperà un disturbo psichico. Gli studi mostrano soprattutto associazioni e individuano una maggiore vulnerabilità nei ragazzi che presentano già ansia, depressione, isolamento, difficoltà familiari o fragilità nell’immagine di sé. Intensità, modalità d’uso e tipo di contenuti contano almeno quanto il numero complessivo delle ore.

I dati: un adolescente su dieci mostra un uso problematico

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nella regione europea la quota di adolescenti con segnali di uso problematico dei social è passata dal 7% del 2018 all’11% del 2022. Tra le ragazze raggiunge il 13%, contro il 9% dei ragazzi.

Per uso problematico si intende la difficoltà a controllare il tempo trascorso online, il disagio quando non è possibile collegarsi, l’abbandono di altre attività e la prosecuzione dell’utilizzo nonostante le conseguenze negative sulla vita quotidiana.

Il rapporto dell’autorità sanitaria statunitense sulla salute mentale giovanile ha segnalato che oltre tre ore al giorno sui social sono associate a un rischio circa doppio di manifestare sintomi di ansia e depressione. Non è la prova che le piattaforme siano l’unica causa del disagio, ma è un segnale che rende difficile continuare a considerarle ambienti neutrali.

Sonno insufficiente, risvegli notturni, calo dell’attenzione scolastica, confronto costante con corpi e vite idealizzate, cyberbullismo e accesso a contenuti che esaltano magrezza estrema, violenza o autolesionismo rappresentano le aree di maggiore preoccupazione.

Esistono anche aspetti positivi: per alcuni adolescenti i social favoriscono contatti, creatività, accesso alle informazioni e appartenenza a comunità dalle quali possono ricevere sostegno. Il problema nasce quando l’ambiente digitale non integra più la vita reale, ma tende a sostituirla.

Cozzuto: «Un limite imposto protegge, uno compreso aiuta a crescere»

«Le misure annunciate vanno nella direzione giusta perché intervengono non soltanto sul tempo trascorso online, ma anche sui meccanismi attraverso i quali le piattaforme catturano e mantengono la nostra attenzione», osserva Armando Cozzuto, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania.

Il riferimento è allo scorrimento continuo, alle notifiche, alla gratificazione immediata e alla ricerca di approvazione attraverso “like” e interazioni: «Un adolescente, proprio per la fase evolutiva che attraversa, può avere maggiori difficoltà di autoregolazione. Limitare l’utilizzo nelle ore notturne, ridurre le interferenze durante la scuola e introdurre pause sono quindi misure di protezione sensate».

Per Cozzuto, tuttavia, sarebbe illusorio affidare la soluzione a un blocco automatico: «Un limite tecnologico non può, da solo, risolvere un problema educativo e sociale molto più complesso. Un limite imposto protegge; un limite compreso aiuta a crescere. Perché questo accada servono adulti capaci di accompagnare i ragazzi nella progressiva costruzione della loro autonomia».

Il rischio della pressione sui genitori

La possibilità di superare alcune restrizioni con l’autorizzazione familiare apre un nuovo problema. Che cosa accade quando è proprio il genitore a non riuscire a dire di no? E come reagirà un adolescente se tutti gli amici potranno continuare a utilizzare liberamente le piattaforme grazie al consenso delle rispettive famiglie?

«La pressione del gruppo rischia di trasferirsi sui genitori: “Tutti i miei amici possono farlo, perché io no?”», avverte Cozzuto. «Non possiamo considerare il genitore come il semplice titolare di un consenso, chiamato a mettere o togliere una spunta. Il genitore non è un interruttore del parental control».

Se gli adulti vengono investiti della responsabilità di stabilire il limite, devono ricevere conoscenze, strumenti e sostegno per affrontare anche il conflitto che quel limite inevitabilmente può produrre.

«Dobbiamo sostenere famiglie e scuole, non colpevolizzarle. Stiamo chiedendo a genitori e insegnanti di educare dentro una trasformazione tecnologica rapidissima, per la quale nessuna generazione precedente disponeva di strumenti già pronti», sottolinea il presidente degli psicologi campani.

Serve perciò un’alleanza tra famiglie, scuola, psicologi, educatori, pediatri e servizi territoriali. E serve una responsabilità della politica: prevenzione, salute mentale e sostegno psicologico non possono tornare al centro dell’attenzione soltanto quando il disagio è già diventato un’emergenza.

Il nuovo confine dei chatbot

La stessa riflessione riguarda l’intelligenza artificiale. Un chatbot può aiutare a cercare informazioni, studiare o organizzare un testo, ma diventa problematico quando un adolescente gli attribuisce il ruolo di confidente, terapeuta, educatore o sostituto di una relazione significativa.

Le risposte di un sistema automatico possono apparire empatiche, ma non derivano dalla comprensione umana della sofferenza e non possono sostituire un adulto affidabile o un professionista.

«Anche l’intelligenza artificiale deve essere inserita in una cornice educativa e relazionale», osserva Cozzuto. «Dobbiamo aiutare i ragazzi a comprenderne opportunità, limiti e rischi».

La risposta, dunque, non può essere la demonizzazione della tecnologia. Il patteggiamento americano segna però un cambio di paradigma: la tutela dei minori non può dipendere soltanto dalla loro forza di volontà davanti a prodotti progettati per prolungare il coinvolgimento.

Dopo la sanzione miliardaria a Meta, la domanda si sposta ora sull’Europa: introdurre un’età minima comune, imporre limiti uniformi a tutte le piattaforme e aiutare concretamente genitori e scuole a farli rispettare. La sfida non è tenere i ragazzi lontani dal futuro, ma impedire che quel futuro venga costruito sfruttando le loro vulnerabilità.

Fonti essenziali

L’accordo e le restrizioni previste sono stati ricostruiti attraverso Reuters e Associated Press. I dati sull’uso problematico provengono dall’Organizzazione mondiale della sanità; il quadro sui rischi per la salute mentale è illustrato nell’advisory del Surgeon General statunitense. Per il dibattito europeo: Commissione europea – protezione dei minori online.