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La sensazione, oggettiva, è quella di un influenzato che incolpa il termometro della febbre alta. Le parole di Enzo Iacchetti, pronunciate alla rassegna ‘Dedalo’, fanno uno strano effetto, perché ricostruiscono una versione sulla fine di “Striscia la notizia” altamente disorientante e fuori fuoco.

“Hanno ucciso Striscia”

Innanzitutto i fatti. Intervistato da Luca Sommi, l’ormai ex conduttore del tg satirico ha parlato della cancellazione del programma da parte di Mediaset. Uno sfogo senza peli sulla lingua: “Striscia è morta – ha sentenziato – l’hanno uccisa, come l’Uomo Ragno. Avrebbe dovuto vivere fino all’ultimo spettatore. Bastava cambiargli connotazione. Siccome nella tv commerciale si fanno sempre i conti, hanno fatto l’esperimento Gerry Scotti che con la Ruota è riuscito a battere i pacchi. Noi siamo rimasti sui nostri 2 milioni mentre lui ne faceva 5”. Quindi ha spiegato: “Qual è la logica commerciale? Togli quello che fa 2 milioni e metti quello che ne fa 5. Più milioni fai, più arrivano sponsor, più gente guadagna, più c’è introito, più l’azienda va avanti. Noi purtroppo ultimamente facevamo 2 milioni. Se li conti sono 20 volte lo stadio Maracanà. Sono tanti”.

Parlare di uccisione di “Striscia” significa raccontare tutta un’altra storia. In onda ininterrottamente per quasi trentotto anni nella fascia dell’access-prime time, senza che niente e nessuno potesse smuoverla, la creatura di Antonio Ricci ha quasi raddoppiato il periodo di longevità di “Carosello”. Per dire.

Una conferma, che giungeva stagione dopo stagione, che ha trasformato quella fascia oraria in qualcosa di personalistico, di non assegnabile ad altre figure. Pure quando gli ascolti, come sottolineava lo stesso Iacchetti, sono calati drasticamente. Un declino evidente a tutti, tuttavia mascherato a lungo con ostentazioni di forza e letture stravaganti, come quelle che decretavano “Striscia” la trasmissione “più vista della serata di Canale 5 e di tutte le reti Mediaset, fatta eccezione del sabato, quando in prime time ci sono i programmi di Maria De Filippi”.

È bastato un atto di coraggio, con la collocazione della “Ruota” dopo il Tg5 delle 20, per stravolgere ogni principio. E così “Striscia” si è dovuta arrendere alla triste realtà, finendo per lunghi mesi in soffitta.

“In molti volevano vedere una Striscia come ai bei tempi, che rompeva le scatole, che poteva essere meno politically correct e più incisiva”, ha proseguito Iacchetti. Ed è qui che viene legittimamente da domandarsi con chi lui ce l’avesse.

L’appiattimento di “Striscia” su rubriche datate e spesso anacronistiche è infatti da attribuire al gruppo autoriale e non ai vertici di Cologno. Gag e siparietti spesso utili ad allungare il brodo per tenere testa ad “Affari tuoi”, quando invece la soluzione sarebbe potuta essere una rivisitazione del format, attraverso un netto accorciamento che riportasse il prodotto allo stile degli albori e la prima serata di Canale 5 ad un avvio ad un orario decente.

“Non avevamo ospiti”. Ma non è così

C’è infine il passaggio più contestabile, in cui il comico attacca a testa bassa: “Ci hanno messo un po’ in situazioni di difficoltà, finché ci hanno dato queste cinque puntate. Si trattava di un varietà misto a informazione. Sembrava un esperimento, ma quando io e Greggio ci siamo guardati vestiti come due pinguini abbiamo detto: ‘Mmmmhhh…chi è l’ospite?’. Pensavo ci dessero un ospite che ha vinto Sanremo. No, Albano. Con tutto il rispetto. Tutta una roba che ci faceva calare di puntata in puntata”.

Accusare in tal senso Mediaset di aver boicottato lo show lascia sgomenti, dato che i primi a non approfittare della chance a disposizione sono stati in primis quelli di “Striscia”, che avrebbero potuto rigenerare i contenuti, rifondarsi e ripresentarsi con un abito nuovo, piuttosto che con le risate finte, l’abuso di intelligenza artificiale e sketch talmente archiviati da sembrare una rievocazione della “Paperissima” di inizio anni duemila.

Del Piero, De Filippi, Scotti e Cuccarini cosa erano?

Riguardo all’assenza di ospiti, basterebbe citare i personaggi coinvolti per scoprire dove sta la verità. Nei cinque appuntamenti di “Striscia” sono intervenuti, Alessandro Del Piero, Ficarra e Picone, Christian Vieri, Alessandro Matri, Gerry Scotti, Samira Lui, Lorella Cuccarini, Mario Giordano, Gianluigi Nuzzi, il citato Albano, e Lillo, quest’ultimo in procinto di andare a co-condurre per una sera il Festival al fianco di Carlo Conti. Senza dimenticare il Tapiro consegnato a Fiorello, su cui sono stati imbastiti venti minuti di puntata, e Maria De Filippi, utilizzata come inviata e assegnataria di ‘merdine’ ai parcheggiatori dell’auto nei posti riservati ai disabili.

Il problema, pertanto, non è stata l’assenza di ospiti. Ma come questi, numerosissimi, siano stati mal sfruttati.

Tornando all’affondo di Iacchetti, la risposta è semplice: no, non hanno ucciso “Striscia”. Si è eliminata da sola.