Marco D’Angelo, 38 anni, messinese, evaso due giorni fa dal carcere di alta sicurezza di Augusta, nel Siracusano, è stato catturato a Messina. A rintracciarlo, in un residence, sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria. L’uomo scontava una condanna a 11 anni e 8 mesi per traffico e spaccio di droga. Sulla dinamica della fuga resta aperta l’inchiesta della Procura di Siracusa

È stato catturato a Messina Marco D’Angelo, il detenuto di 38 anni evaso due giorni fa dal carcere di alta sicurezza di Augusta, nel Siracusano, dove scontava una condanna per spaccio di droga. A rintracciarlo sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria, che hanno individuato l’uomo – originario proprio del capoluogo dello Stretto – all’interno di un residence. Sulla vicenda, che ha destato ampio clamore, resta aperta l’inchiesta della Procura di Siracusa, chiamata a fare luce sulle modalità dell’evasione e sulle persone eventualmente coinvolte.

Chi è Marco D’Angelo

D’Angelo, nato a Messina il 16 aprile 1988, stava scontando una pena definitiva di 11 anni e 8 mesi, inflitta dalla Corte d’Appello di Messina per traffico e spaccio di stupefacenti. Il fine pena era fissato al 24 febbraio 2031. La sua posizione giudiziaria, però, non si esaurisce qui: il 38enne risulta in attesa di giudizio per due procedimenti legati a reati contro il patrimonio, riconducibili a diversi furti, e per un processo relativo a una rapina commessa nel 2015 a Villafranca Tirrena, come ricostruito da La Sicilia.

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Come è avvenuta la fuga

Secondo una prima ricostruzione, D’Angelo si era allontanato nel pomeriggio del 25 agosto, intorno alle 15. La sua assenza, però, era stata rilevata dagli agenti soltanto verso le 19, quando è scattato l’allarme: un intervallo di circa quattro ore su cui si sono concentrati gli accertamenti. Nell’istituto il 38enne lavorava al sopravvitto, occupandosi della gestione dei generi alimentari e di conforto acquistabili dai detenuti: un incarico fiduciario che gli garantiva margini di movimento più ampi all’interno della struttura e che avrebbe rappresentato un tassello decisivo del piano.

L’evasione, stando agli accertamenti, sarebbe stata pianificata nei dettagli. Dopo aver studiato con cura i turni del personale, l’uomo avrebbe approfittato di un cambio di guardia per eludere i sistemi di sicurezza interni e scavalcare il muro di cinta. Gli investigatori hanno lavorato anche sull’ipotesi di un complice che potesse averlo atteso all’esterno.

“Crisi di sistema delle carceri”

Sulla vicenda indaga la Procura di Siracusa, guidata da Sabrina Gambino, che coordina le ricerche e lavora anche sul nodo della sorveglianza. “È l’ennesima dimostrazione di una crisi di sistema delle strutture carcerarie”, ha dichiarato la procuratrice, sottolineando come le criticità non riguardino soltanto Augusta.

 

Di recente, ha ricordato, sono emerse gravi difficoltà anche nel penitenziario di Siracusa, in contrada Cavadonna, con diversi episodi di aggressione ai danni degli agenti della Polizia penitenziaria. Nella relazione del garante dei detenuti, ricevuto nei giorni scorsi dal prefetto, sono stati evidenziati anche problemi igienico-sanitari, con avvistamenti di serpenti, mentre i detenuti che necessitano di soccorso verrebbero trasportati “a braccio” fino all’infermeria.

Il regime di alta sicurezza

Il carcere di Augusta ospita quasi esclusivamente detenuti con condanna definitiva, tra cui una quota di ergastolani, distribuiti in due macro-aree (Media sicurezza e Comuni) alle quali si aggiungono una sezione Protetti e il circuito di Alta sicurezza, quest’ultimo sottoposto a stretta vigilanza e osservazione medica. Proprio in quest’ultimo settore era inserito D’Angelo, circostanza che ha aggravato il quadro della vicenda fin dalle prime ore.

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