È morto a 91 anni Nino Rigano, pittore messinese tra i protagonisti della scena artistica cittadina del secondo Novecento. Schivo, lontano dai clamori e profondamente legato alla sua città, Rigano ha attraversato decenni di storia messinese trasformando nei suoi dipinti ricordi, luoghi e persone.
Tra le opere che meglio raccontano questo legame c’è la grande tela realizzata nel 2014 e successivamente donata al Comune, oggi custodita al Palacultura. Un’opera monumentale, lunga quasi nove metri, nella quale l’artista ricostruì la Messina degli anni Cinquanta: il tram, l’Irrera a Mare, la Fiera, il basket e quella vita cittadina che apparteneva alla memoria collettiva del dopoguerra.
Rigano faceva parte di quella generazione di artisti che frequentava il bar Nettuno, punto di incontro per giovani pittori e scultori messinesi. Accanto a lui nomi come Togo, Celi e Santoro contribuirono a costruire una stagione importante dell’arte cittadina.
Nel 2023, al Teatro Vittorio Emanuele, aveva presentato la mostra “Stanze”, dedicata soprattutto alla figura femminile, osservata attraverso uno sguardo curioso e originale. La notizia della scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio nel mondo della cultura e dell’arte messinese. In tanti ricordano non soltanto il pittore, ma una figura discreta e profondamente legata alla vita culturale della città.
Con Nino Rigano scompare un artista che ha saputo custodire sulla tela una parte della memoria di Messina, restituendola attraverso colori, volti e luoghi che appartengono ormai alla storia della città.