VASTO. Sono attesi a Montenero di Bisaccia per sabato 29 agosto, nell’ambito del Motoincontro organizzato dall’associazione di bikers. Suoneranno una musica conosciuta, apprezzata in tutto il mondo, ma al tempo stesso insidiosa, proprio perché la riproducono in tanti e si rifà non a un gruppo qualunque, ma ai Pink Floyd. Nell’intervista che segue risponde alle domande il chitarrista del gruppo, Luigi Mariotti, uno dei fondatori degli Eclipse Pink Floyd Tribute Band. L’occasione per parlare della musica di Waters e company, certo, ma anche di come si rapporta una cover band ad arte così raffinata. Musica senza tempo, destinata a rimanere, del tipo che a un concerto (ormai solo di gruppi tributo da tanti anni) si vedono nipoti e nonni.
Luigi Mariotti, come e quando nasce il progetto Eclipse Pink Floyd Tribute Band? 
“Il gruppo nasce nel 2005 a Vasto su iniziativa mia e di mio fratello Alessandro, il bassista, da sempre grandissimi fan dei Pink Floyd. Nel tempo la band si è evoluta fino a diventare un ensemble di ben 8 elementi. I miei compagni di band sono, come dicevo, mio Fratello Alessandro Mariotti al Basso, Emanuele Perrina alla batteria, Giovanni Tabilio alle tastiere e Francesco Marchesani alla voce. A completare la formazione c’è Giampero Barbati al sassofono e ai cori Dora Minicucci e Filomena Chiappini (originaria di Montenero di Bisaccia n.d.r.)”.
Perché proprio i Pink Floyd? Pezzi molto conosciuti, danno ancora sensazioni dopo tanti anni? Cosa hanno avuto che oggi manca?
“Ti dicevo che siamo grandissimi fan dei Pink Floyd, io in particolare, se oggi suono la chitarra elettrica è per la passione e l’ammirazione che ho sempre avuto per il loro sound, per questo approccio allo strumento, i suoni e le atmosfere inimitabili di David Gilmour. Quello di mettere su una cover band che omaggiasse i Pink Floyd era il mio sogno nel cassetto fin da quando ho iniziato a strimpellare e sono particolarmente orgoglioso dei risultati raggiunti dalla mia band. Ti confermo che c’è stato molto lavoro di preparazione al live, perché è vero che i brani sono molto conosciuti e fanno presa sul pubblico, ma al tempo stesso c’è una grande aspettativa da parte di quest’ultimo e i brani devono essere eseguiti meglio possibile. A distanza di vent’anni, la reazione del pubblico è sempre molto positiva, la voglia di ascoltare Pink Floyd non passa mai, segno che questi artisti hanno trovato la strada per arrivare a toccare le corde giuste – spiega Luigi Mariotti -, nel loro modo di concepire i brani, nel modo di arrangiarli e di legarli insieme ad un tema comune, che sia il più universale possibile. Noi la chiamiamo romanticamente la ‘magia’. Forse è questo che manca oggi nelle band moderne. Mi viene in mente l’esempio di Alan Parsons, che è stato il loro ingegnere del suono durante le registrazioni di Dark side of the Moon. Sono convinto che dopo quell’esperienza a stretto contatto con i Pink Floyd, abbia carpito un po’ di quella ‘magia’ per poi lanciarsi in una folgorante carriera con gli Alan Parsons Project”.
Volendo semplificare la loro complessa produzione, proviamo a dividerla in tre parti. La prima sperimentale (diciamo fino a Atom heart mother), la seconda più nota (da Meddle a The wall), la terza più discussa che va fino alla fine, con gli album che non hanno visto più la partecipazione di Roger Waters. A quale periodo vi rifate di più, se ce n’è uno che prediligete?
“Per ovvi motivi anagrafici il il nostro è un viaggio a ritroso nel mondo della musica dei Pink Floyd: dai folgoranti live Delicate sound of thunder e Pulse degli anni Ottanta/Novanta che ci hanno fatto conoscere e apprezzare sia i nuovi brani che i classici, ci siamo addentrati nel decennio magico del gruppo, quegli anni Settanta dove la band, in stato di grazia, ha sfornato capolavori del rock: Dark side, Wish you were here, il mio preferito, Animals e The wall, sicuramente il nostro periodo preferito, dal quale attingiamo di più per il nostro repertorio. A essere onesti, adoriamo eseguire brani più sperimentali, Echoes prima di tutte, anche se riusciamo a fatica ad inserirla in scaletta, per via della durata, ventitré minuti, e dei suoni ambientali, che potrebbero annoiare il nostro pubblico”.
I floydiani si dividono spesso fra watersiani e gilmouriani, voi?
“Argomento sensibile… di solito evitiamo questo tipo di discussioni anche perché ritengo siano due visioni limitate dell’opera e della poetica dei Pink Floyd. Io sono sostenitore della teoria della somma delle parti: i membri del gruppo, presi singolarmente, non valgono la loro somma. Ti confesso però che se sento qualcuno dire: ‘Senza Waters i Pink Floyd non esistono!’ mi viene voglia di spaccare la chitarra!”.
Per una cover band qual è l’aspetto più difficile quando si ripropone di suonare i Pink Floyd?
“I suoni, le sonorità, le arie. Data per acquisita la capacità esecutiva delle parti, che già è un bel lavoro, occorre fare ricerca e ricostruire i suoni delle chitarre, gli effetti, gli organi, i riverberi della voce, le armonizzazioni, le sequenze. È un lavoro lungo e di pazienza, ma che dà i suoi frutti. E poi la dinamica: un altro dei segreti dei Pink Floyd è che durante i live riuscivano a improvvisare insieme lungo la scala del piano, del forte e del fortissimo!”.
Fatto cento il totale, quanto contano in una cover band rispettivamente professionalità-capacità musicale e, di contro, ammirazione personale verso l’artista originale?
“L’ideale sarebbe raggiungere un equilibrio tra le varie componenti che hai elencato. Vero è che per suonare i brani dei Pink Floyd non occorre essere dei virtuosi dello strumento; pertanto, direi che con la giusta professionalità e impegno si raggiunge comunque un risultato soddisfacente. Ma se vuoi dare emozioni a chi ti scolta, secondo me, devi trasmettere la passione che hai dentro di te per questa musica”.
Un cruccio personale dell’intervistatore: il solo di Comfortably lo inizi con il leggendario armonico artificiale? 
“Certamente, non sempre mi riesce – spiega Luigi Mariotti -. Ora che so che la sera del concerto focalizzerai la tua attenzione su questo particolare, ho paura di fare un disastro!”.
Non resta che dare appuntamento al 29 agosto a Montenero di Bisaccia in piazza della Libertà, dove vi esibirete alla festa del Motoincontro, organizzato da Biker’s Black Mount.
“Grazie! Veniteci a sentire, emozioni e divertimento assicurato!”.