di
Gianpaolo Chavan

Il 18enne di Castagnaro (Verona) era finito in coma dopo essere stato colpito con una bottigliata alla testa durante una lite a Cerea

I famigliari di Youssef El Assaoui hanno trascorso tutta la giornata di mercoledì nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento al capezzale del diciottenne. Giovedì la Commissione ospedaliera, con la
seconda riunione, ha confermato la morte cerebrale del 18enne di Castagnaro (Verona) finito in coma dopo essere stato colpito con una bottigliata alla testa durante una lite a Cerea, nella Bassa veronese. Lo si apprende da fonti ospedaliere. L’orario del decesso è quello della prima riunione, avvenuta oggi alle 13:30. Il giovane era ricoverato all’ospedale di Borgo Trento, a Verona, dal 23 agosto.

I familiari

Chi ha incontrato nelle prime ore al Polo Confortini la mamma, il papà, il fratellino di 14 anni e le due sorelle di 18 e 24 anni, parla di persone attonite, traumatizzate e convinte che Youssef, nato a Trecenta in Polesine il 20 aprile 2008, ce la potesse ancora fare anche se la prognosi dei medici non lasciava speranze. Nel frattempo, la famiglia originaria del Marocco ma residente e inserita nella comunità di Castagnaro da una trentina d’anni, ha scelto l’avvocato Giacomo Giulianelli per seguire il procedimento a carico di H.E.M., 18 anni, in carcere da lunedì sera. 



















































Le parole della Procura

La Procura sostiene che lo studente dell’Istituto industriale «Giorgi» a Bovolone e residente a Cerea, ha colpito Youssef con una bottiglia al volto «provocandogli una copiosa fuoriuscita di sangue sotto l’occhio e facendogli sbattere violentemente la nuca per terra – si legge nel capo d’imputazione – non riuscendo nell’intento omicidiario per cause indipendenti dalla propria volontà ovvero per il tempestivo intervento degli amici della vittima che chiamavano i soccorsi». 

La vicenda

Il fatto si è verificato nella notte tra sabato e domenica nel parcheggio davanti alla ditta «Meccanica Fadini» in via Mantova a Cerea, durante una rissa. La miccia era stata accesa da tale Wasim O., che a bordo della sua Polo nera aveva urtato la bici elettrica di Youssef. Ne era nato un primo alterco poco distante dal piazzale dove poi si è verificata l’aggressione, accaduta a mezz’ora dalla prima lite.

Le testimonianze degli amici

Grazie alle testimonianze di due amici della vittima, i carabinieri della Compagnia di Legnago erano riusciti già domenica ad identificare H.E.M. come responsabile dell’aggressione. Erano andati così nella sua abitazione a Cerea dove avevano trovato solo lo zio di «Sasso» come lo chiamano gli amici. Il parente l’ha chiamato al cellulare, invitandolo a consegnarsi. Il diciottenne, però, già in contatto con altri amici com’è emerso dai messaggi del suo cellulare successivamente sequestrato, non aveva la benché minima intenzione di costituirsi. I carabinieri erano riusciti comunque a intercettare il diciottenne domenica alle 16 in via Gorizia a Cerea ma alla vista della pattuglia, «Sasso» si era tolto le ciabatte ed era riuscito a far perdere le sue tracce. La sua latitanza, però, è durata poco più di 24 ore. Lunedì alle 19, forse su suggerimento dei suoi legali, Simone Bergamini e Alessandro Pasinato, si è consegnato nella caserma dei carabinieri di Legnago.


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27 agosto 2026 ( modifica il 27 agosto 2026 | 21:36)