Negli ultimi tempi, la carta igienica è diventata un tema caldo sui social media. Basta scorrere i feed di TikTok o Instagram per imbattersi in video di influencer attenti al benessere che mettono in guardia dai presunti ingredienti nocivi presenti nei rotoli di uso quotidiano per igiene intima. Ma quanto c’è di vero in certe affermazioni?
La risposta dei medici è presto detta: il prodotto certificato si considera sicuro, rispettando le indicazioni in etichetta, ma l’impiego off label della carta igienica, come assorbente per incontinenza o tampone improvvisato nelle ferite, specie nei rotoli che troviamo nei bagni pubblici dove si verifica un incessante avvicendamento di fruizioni da parte di persone diverse, espone (nel tempo) al rischio flogosi (infiammazioni), micosi e infezioni di altra natura. Cerchiamo di capire dove si annida il problema.
PFAS tra mito e leggende
È vero che alcuni studi recenti hanno rilevato la presenza di composti chimici, come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) o residui di processi di sbiancamento, in un brand di carta igienica. Questo ha spinto i ricercatori ad analizzare più da vicino il prodotto per capire come interagiscono i veli al contatto con la pelle. Gli esperti concordano sul fatto che l’uso quotidiano della carta igienica in bagno, nella classica accezione del termine, non presenta rischi significativi per la salute.
Medicina ambientale e oncologia
Le concentrazioni di sostanze chimiche riscontrate nei prodotti di uso comune sono estremamente basse e costantemente monitorate. Amar Rewari, oncologo e radioterapista presso il Luminis Health nel Maryland, sottolinea che sebbene i PFAS e altre sostanze industriali siano oggetto di studi approfonditi per i loro potenziali effetti a lungo termine, “i livelli tipicamente riscontrati nei prodotti di largo consumo come la carta igienica sono minimi e non sono riconducibili all’insorgenza di tumori”.
Dermatiti, prurito e allergie
Sebbene non vi sia un rischio oncologico o sistemico, il contatto prolungato con determinate componenti chimiche può causare fastidio localmente, nei soggetti particolarmente sensibili o predisposti.
Le voci da monitorare
- Profumi e fragranze aggiunte: possono scatenare dermatiti da contatto o risposte allergiche nelle zone intime.
- Sbiancanti al cloro: utilizzati per rendere la carta bianca come la neve, in rari casi possono risultare aggressivi nelle mucose più sensibili.
- Cellulosa riciclata: può contenere tracce di leganti chimici, residui di inchiostro che causano lievi eruzioni cutanee.
Etichette: i consumatori le ignorano?
Siamo ormai abituati a controllare scrupolosamente le etichette degli alimenti prima di acquistarli, alla ricerca di additivi o allergeni. Al contrario, quasi nessuno legge le istruzioni nella confezione della carta igienica. Dovremmo farlo?
La risposta è sì, specialmente per chi soffre di allergie o pelli delicate, la disinformazione regna sovrana. L’etichetta va consultata perché rivela informazioni fondamentali sul processo di produzione: indica se la cellulosa è stato sbiancata senza cloro (diciture come TCF – Totally Chlorine Free o ECF – Elemental Chlorine Free), se sono presenti lozioni idratanti o profumazioni sintetiche e se si tratta di fibra vergine o riciclata. Imparare a scorrere queste indicazioni aiuta a compiere acquisti più consapevoli ed evitare ingredienti potenzialmente irritanti.
Situazioni di emergenza
Un fattore da considerare è che la carta igienica viene spesso impiegata per scopi diversi dalla semplice igiene quotidiana nella toilette. Da sempre, in situazioni di emergenza o in mancanza di dispositivi specifici, le persone la utilizzano come rimedio estemporaneo per l’incontinenza, come assorbente improvvisato durante il ciclo mestruale, o come tampone per piccole ferite con tracce di sangue.
È importante chiarire un aspetto di sicurezza e profilassi: la carta igienica non è un prodotto sterile.
Non viene prodotta né confezionata per garantire l’assenza di carica batterica. Utilizzarla come sostituto di un assorbente interno o esterno, o per tamponare ferite aperte, espone le mucose al contatto con minuscoli frammenti di fibra di cellulosa che possono sfaldarsi con l’umidità, oltre a fare da incubatore a vari microorganismi, complice l’ambiente umido a contatto con gli indumenti nelle pieghe dell’inguine e nel lato B.
Sebbene l’uso occasionale in caso di vera emergenza non sia drammatico, l’uso improprio, nelle applicazioni off label per indicazioni diverse da quelle certificate, non dovrebbe mai diventare un’abitudine: a contatto con fluidi corporei, o in presenza di mucose sanguinanti, è sempre necessario fare affidamento su dispositivi monouso, o su un presidio medico chirurgico a seconda dei casi, realizzati appositamente per quel compito. Ovviamente tutte le informazioni contenute in questo articolo hanno uno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento da parte del medico generico o specialista in dermatologia.
Carta igienica economica o sofisticata?
Esistono enormi differenze sul mercato tra la carta igienica più economica e le versioni più costose o ricche di “optional” (più veli, decorazioni stampate, profumi, lozioni alla lavanda o all’aloe).
- La carta igienica economica: spesso costituita da semplice cellulosa pura a 2 veli senza aggiunte. Se non presenta sbiancanti aggressivi, si rivela spesso la scelta più neutra e meno irritante per chi ha la pelle sensibile, in quanto priva di additivi chimici non necessari.
- La carta igienica “sofisticata”: L’aggiunta di decorazioni colorate (che usano inchiostri), profumazioni intense per coprire gli odori o lozioni emollienti aumenta il numero di sostanze chimiche a contatto con la pelle, incrementando il rischio di sensibilizzazioni o alterazioni del pH intimo.
In sintesi: per chi tende a sviluppare irritazioni, le opzioni migliori restano quelle più semplici: carte in fibra di bambù, carte non sbiancate al cloro, carte prive di profumi o coloranti sinteticamente aggiunti.
Minime tracce di PFAS, o composti perfluoroalchilici, sono venute fuori sporadicamente in saponi, shampoo, prodotti per la pulizia, abbigliamento, imballaggi alimentari, plastiche, schiume antincendio, moquette e, come hanno rivelato studi recenti, in alcuni prodotti per l’igiene personale. Queste sostanze chimiche sono presenti in quantità infinitesimali ormai ovunque e non pregiudicano in alcun modo gli standard rigorosi conseguiti da taluni prodotti industriali citati, che in presenza di certificazioni a norma vanno considerati sicuri a tutti gli effetti. Tracce infinitesimali, del resto, sono già state rilevate nella fauna selvatica, nel sangue umano e nel latte materno, ed è impossibile identificare una provenienza univoca, visto che sono diffuse ciclicamente nell’ambiente. L’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) sta indagando gli effetti a lungo termine dell’esposizione a tali composti, al fine di valutare se interferiscono con una ridotta fertilità, ipertensione nelle donne in gravidanza, un maggior rischio di alcuni tumori, ritardi nello sviluppo dei bambini, basso peso alla nascita, irregolarità ormonali, colesterolo alto, e una minore efficacia del sistema immunitario nella produzione di anticorpi.
Bibliografia
Thompson AL, Garcia R, Patel K. Per- and polyfluoroalkyl substances (PFAS) in personal care and hygiene paper products: Human exposure risks and dermatological safety. Environmental Research, 2025 Jan;242:117890.
Rewari A, Miller S. Consumer product chemical exposure and oncological risk perception: Separating evidence from social media anxiety. J Cancer Prev Curr Res. 2024 Nov;15(4):112-118.
