di
Camilla Bianchi
La morte dell’artista giapponese che portò a Palazzo della Ragione quasi centomila visitatori. Raimondi: «Fu una sfida vinta»
La signora dei pois, delle zucche giganti, delle stanze specchiate e delle collaborazioni con la casa di moda Louis Vuitton se n’è andata. Yayoi Kusama, giapponese, classe 1929, icona dalla notorietà planetaria, tale da offuscarne talvolta i meriti artistici, «è stata un’immensa fonte di ispirazione — ha dichiarato il ceo della maison parigina, Pietro Beccari —, un’artista dalla creatività sconfinata e dalla visione unica». Bergamo l’ha celebrata nell’anno della Capitale della Cultura. In cinque mesi, tra la fine del 2023 e la primavera del 2024, Kusama ha portato in città frotte di persone. Difficile stabilire quanti dei 93.400 che hanno varcato la soglia di Palazzo della Ragione l’abbiano fatto perché estimatori della sua arte o piuttosto della sua popolarità.
Certo è che allestire nel cuore di Città Alta una delle sue più celebri opere, l’Infinity Mirrored Room dal titolo «Fireflies on the Water» è stata una trovata geniale, chiusura col botto per Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura. I visitatori avevano un minuto a testa per entrare in quella stanza dal cielo stellato. Una scatola foderata di specchi illuminata da piccole luci colorate pendenti dal soffitto. Il pavimento ricoperto d’acqua rifletteva a sua volta le centinaia di lucciole. Sessanta secondi, non uno di più, il tempo concesso al visitatore per godersi lo spettacolo. Occasione unica per entrare nel mondo di Kusama, nell’arte come elemento terapeutico e di riconciliazione con la vita che tanto l’aveva segnata. Il conflitto con le allucinazioni sin da quando era bambina, la scelta di vivere in un istituto psichiatrico, la pace finalmente ritrovata.
«Non l’ho conosciuta personalmente, ma per tre anni ho lavorato insieme al suo studio per l’allestimento della mostra — ricorda Stefano Raimondi, curatore dell’esposizione e presidente di The Blank Contemporary Art —. È stata una sfida vinta, una grande soddisfazione organizzare in una città di provincia come Bergamo un evento dalla rilevanza internazionale. Oggi posso solo dire: grazie a Kusama per aver portato un pezzo d’infinito a Bergamo». Due proroghe, orario d’apertura dilatato per poter accontentare il maggior numero di visitatori, duemila persone in lista d’attesa rimaste fuori, prenotazioni da Giappone, Australia, Stati Uniti e tutta Europa. Potere del marketing applicato all’arte contemporanea, si potrebbe obiettare.
Chissà cosa direbbe Lucio Fontana, che fu tra i primi e più convinti sostenitori dell’artista giapponese, tanto da finanziare la sua partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1966. E proprio a Fontana e al suo rapporto con Kusama Raimondi sta pensando per un evento che potrebbe rivelarsi un nuovo colpaccio in terra orobica. Troppo presto per parlarne — confessa il curatore d’arte contemporanea -, un progetto complesso che riguarda l’allieva e il suo mentore, e la ricerca dell’infinito che li ha accomunati. Sarebbe bello poter dar seguito al progetto della Capitale con questa nuova mostra». Le premesse ci sono, «stay tuned».
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28 agosto 2026
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