Il futuro del ciclismo azzurro è assicurato: coetaneo di Antonelli e della nuotatrice Sara, ha dominato da Under 23, conquistando Mondiale, Giro Next Gen e Tour de l’Avenir. Tra un mese il debutto nella gara iridata dei pro’: “Pronto a vivere una bella avventura”
28 agosto (modifica alle 09:47) – CERESOLE REALE-LAGO SERRù (TORINO)
Non aveva fatto caso alla coincidenza: Lorenzo Mark Finn è nato nel 2006 come Kimi Antonelli, al comando del Mondiale di F.1, Sara Curtis, nuotatrice fresca di 6 medaglie agli Europei più 2 record del mondo nei 50 dorso, più una serie non banale di altri talenti azzurri. “Comunque, è una bella cosa. Vuol dire che di sicuro l’Italia è messa bene”, sorride il 19enne ligure che in 11 mesi, tra gli Under 23, ha messo in cassaforte la tripletta più importante: Mondiale, Giro Next Gen, Tour de l’Avenir. Che fosse un predestinato lo si diceva – bastava ascoltare in tempi non sospetti Giuseppe Martinelli, il nostro tecnico più vincente -, e mercoledì ai 2.275 metri di Ceresole Reale-Lago Serrù Lollo ha ricevuto la benedizione della leggenda Bernard Hinault. Nulla però che scalfisca Finn, un teenager determinato e con i piedi per terra, che pensa solo ad andare avanti per la propria strada.
Finn, ha ripensato alla settimana perfetta vissuta all’Avenir?
“Sì, ne sono super-orgoglioso. L’albo d’oro di questa corsa parla da solo, e la stessa cosa valeva per il Giro Next Gen. Magari porta bene. Considerando pure il Mondiale, quanto sono riuscito a realizzare in queste due stagioni è incredibile”.
Il fatto che la corsa si sia conclusa in Italia è stata una emozione in più?
“Beh, è stato speciale. Una sensazione unica. Già dalla partenza della tappa ho avuto l’impressione che tutti fossero venuti a tifare per me. Bellissimo. L’ultima salita, poi, l’avevo fatta in ricognizione. Conquistare una tappa di montagna in maglia gialla era una cosa che volevo fare, ci sono riuscito. Un test molto importante in considerazione del fatto che diverse volte siamo andati oltre i 2.000 metri. Per me è stata la prima volta, così come, martedì, ho affrontato un tappone da 5000 metri di dislivello: simile a quelli del Giro e del Tour”.
“Uno stacco di qualche giorno ci sta, ma resto focalizzato perché ho ancora un mese buono di attività davanti”.
Seixas, il suo rivale per eccellenza da junior e fino al Tour de l’Avenir 2025, pure era a bordo strada in un paio di tappe…
“Non lo sapevo, non me n’ero accorto”.
Avete fatto due percorsi diversi pur essendo coetanei: in sostanza, il francese è passato pro’ con un anno di anticipo. Qual è la strada migliore?
“Per me è stimolante vedere i risultati che ha già raggiunto, come il quarto posto al Tour de France. Spero, un giorno, di poter essere al suo livello pure nella massima categoria. Il fatto che lui sia stato davanti, sempre, mi fa pensare che ci sarà la stessa possibilità per me”.
Pure lei ha già corso e vinto con i pro’, però: quanto è grande la differenza con gli Under 23?
“Ora tra i giovani si va veramente forte, lo si vede dai numeri che facciamo. Però sì, siamo su due piani diversi: magari ce ne sono 80-90 di quel livello al posto che 10-20…”.
Poi c’è Pogacar che è ben più in alto di chiunque…
“C’è poco da dire, se non che è spettacolare quello che fa. Lo vedono tutti. A fine carriera, sarà ricordato come il più grande di sempre”.
Si vede più da classiche o da grandi giri?
“Ormai, nel ciclismo moderno, se sei uno da gara a tappe vai forte anche nelle corse di un giorno che sono più dure. Insomma, le due cose combaciano. Con il team, abbiamo lavorato molto sui giri di più giorni”.
Si è mai pentito di non avere anticipato il debutto tra i pro’ come Seixas?
“No, lo faccio adesso ed è il momento giusto. Basta guardare i risultati. Nel 2025, al Giro Next Gen ho chiuso sesto. All’Avenir, quarto: vuol dire che mi mancava qualcosa. Non troppo, l’uno-il due per cento, che ora ho trovato. Ho imparato a conoscere meglio il mio corpo, a saper gestire i ritiri e i momenti in cui ti presenti al via da favorito”.
In Italia ci sono tanti giovani forti. Piganzoli ha compiuto 24 anni, poi c’è Pellizzari che ne deve fare 23. Il ricambio generazionale ci sarà e non vedo la preoccupazione”
Lorenzo Mark Finn
Al Giro d’Italia 2026, il migliore dei nostri è stato Davide Piganzoli, ottavo: il peggior risultato di sempre. Quanto è preoccupante?
“Io ribalterei la prospettiva. In Italia ci sono tanti giovani forti, a parte me. Piganzoli ha compiuto 24 anni, poi c’è Pellizzari che ne deve fare 23. Il ricambio generazionale ci sarà e non vedo la preoccupazione”.
In che modo si definirebbe come corridore?
“Completo. Le corse a tappe mi si addicono abbastanza, soprattutto se ci sono cronometro non proprio piatte. Sul fronte del recupero non sono messo male. Ma mi piacciono anche le gare di un giorno”.
E il Lorenzo che non vediamo in bici?
“Non ho un hobby che spicca sugli altri. Mi sono diplomato allo scientifico, tifo per il Genoa. Sono fidanzato con Fabiana, che ha praticato atletica leggera e sta per cominciare l’Università. Mi è sempre piaciuto Geraint Thomas, il primo Tour che ho seguito è stato quello che ha vinto lui nel 2018. Ma anche il tennista Murray e Barry Bannan, centrocampista scozzese dello Sheffield Wednesday (papà Peter è di Sheffield; ndr)”.
A settembre, gareggerà in Italia prima di partecipare al Mondiale e all’Europeo con i pro’: con quali speranze?
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“Fare esperienza. Vivere una bella avventura”.
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