“Kostyuk co-crea gli abiti – spiega Joelle Michaeloff, Head of Design and creative direction di Wilson -. In pizzo sì, ma progettati per resistere alle sollecitazioni della competizione”


Federica Cocchi

Giornalista

28 agosto – 15:55 – MILANO

L’indimenticata e indimenticabile Lea Pericoli ha portato la moda in campo quando i gonnelloni la facevano da padrone. Pizzi, balze, coulottes e piume che hanno fatto la storia del costume negli anni 60: “Ho sempre osato, ma con stile” diceva la tennista mancata nel 2024 a 89 anni. L’abito fa il monaco, l’abito porta cuciti tra le sue pieghe messaggi importanti. Serena Williams e i suoi outfit hanno fatto clamore, soprattutto al ritorno dalla maternità, con la tuta aderente nera stile Cat Woman che aveva fatto gridare allo scandalo ma aveva acceso i riflettori sul rapporto tra le sportive e la maternità. Maria Sharapova, altro stile, altra vestibilità, ha portato in campo anche tulle e brillantini firmati Givenchy allo Us Open 2017. 

Nel tennis di oggi, il ruolo di icona di stile ed eleganza è sempre più saldo nelle mani di Marta Kostyuk. La tennista ucraina 11 al mondo, combattente in campo e fuori, è tra le più seguite e imitate. Il suo Marta Dress, a Wimbledon, è stato ammiratissimo. Ispirato al suo abito da sposa, è stato disegnato per lei da Joelle Michaeloff, Head of Design and creative direction di Wilson, e anche per lo Us Open è pronta una collezione che coniuga stile e grinta. 

Joelle, l’abito originale Marta Dress, ispirato all’abito da sposa di Marta Kostyuk, è diventato uno dei look simbolo dello scorso Wimbledon ed è persino entrato a far parte della collezione del Wimbledon Museum. Che cosa ha significato questo successo per lei e per il team di design di Wilson?

“È stata una conferma straordinaria per tutto il team. Ha dimostrato che, quando si progetta mettendo l’atleta al centro, è possibile creare qualcosa che va oltre la performance e riesce a entrare in sintonia con le persone. A Wimbledon è diventato molto più di un semplice abito: è stato un momento capace di unire sport, stile e storytelling in modo autentico”.

Quando avete iniziato a lavorare alla seconda edizione del Marta Dress, quali elementi del design originale avete ritenuto essenziali da preservare e dove avete visto le maggiori opportunità di innovazione? 

“Volevamo preservare l’essenza di ciò che aveva reso l’abito originale così speciale: la sua eleganza, la storia che raccontava e quel contrasto tra un capo dall’aspetto delicato ma progettato per garantire resistenza e prestazioni. Allo stesso tempo, questa seconda versione ci ha dato l’opportunità di spingere ancora oltre l’innovazione tecnica. Ci siamo concentrati sull’evoluzione della costruzione e dei materiali, perfezionando il modo in cui l’abito accompagna i movimenti e le prestazioni in campo, senza mai perdere il legame emotivo che aveva caratterizzato il primo modello”.

Ha lavorato a stretto contatto con Marta durante tutto il processo di sviluppo. Quanto è stata coinvolta nella definizione del design e in che modo il suo feedback ha influenzato il prodotto finale? 

“Marta è profondamente coinvolta: non si limita a indossare il capo, ma lo co-crea insieme a noi. Fin dall’inizio porta una visione chiara di come vuole sentirsi e di come desidera esprimersi in campo, e questo costituisce la base del progetto. Durante tutto il processo di sviluppo, il suo feedback è fondamentale per perfezionare vestibilità, libertà di movimento e dettagli legati alla performance, assicurando che il prodotto finale rispecchi sia la sua identità personale sia le esigenze della competizione ai massimi livelli”. 

Dal punto di vista tecnico, quali sono le principali innovazioni in termini di materiali e tessuti presenti in questa nuova collezione e in che modo migliorano le prestazioni in campo? 

“L’innovazione riguarda sia i materiali sia la costruzione del capo. Abbiamo introdotto un tessuto tecnico elasticizzato in quattro direzioni, che offre resistenza e flessibilità, permettendo all’abito di seguire perfettamente i movimenti dell’atleta. Allo stesso tempo, abbiamo integrato dettagli in pizzo tecnico che, pur apparendo delicati, sono progettati per resistere alle sollecitazioni della competizione. Insieme, questi elementi migliorano la libertà di movimento, il comfort e la sicurezza in campo”. 

Progettare un capo per atleti d’élite significa trovare il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità. Come affrontate questa sfida, soprattutto nel caso di una giocatrice come Marta, che ha uno stile così distintivo? 

“Per noi non si tratta mai di scegliere tra estetica e funzionalità: entrambe sono parte integrante del progetto fin dall’inizio. Ogni dettaglio deve avere una ragione d’essere, contribuendo sia alla performance sia all’espressione dell’identità dell’atleta. Con Marta questo equilibrio è particolarmente intenzionale, perché il suo stile personale rappresenta un elemento fondamentale del suo modo di competere. L’obiettivo è creare un capo capace di offrire prestazioni ai massimi livelli e, allo stesso tempo, di rispecchiare autenticamente la sua personalità”. 

Ritiene che il tennis stia diventando una piattaforma sempre più importante per l’innovazione nel design e per l’espressione personale? 

“Assolutamente sì. Il tennis sta diventando sempre più uno spazio in cui performance ed espressione personale sono strettamente connesse. Oggi gli atleti vogliono sentirsi pienamente sé stessi anche in campo, e ciò che indossano gioca un ruolo fondamentale. Per noi designer questo rappresenta l’opportunità di andare oltre la pura funzionalità e progettare capi che raccontino una storia, esprimano un’identità ed evochino emozioni, continuando al tempo stesso a garantire le massime prestazioni”. 

Quali sono state le principali sfide tecniche nel trasformare un concetto elegante, ispirato alla moda, in un capo in grado di soddisfare le esigenze della competizione professionistica? 

“La sfida più grande è stata fare in modo che un capo dall’estetica raffinata e ispirata al mondo della moda fosse realmente in grado di sostenere l’intensità della competizione professionistica. Ciò che appare delicato deve essere progettato per garantire resistenza, durata e piena libertà di movimento. Questo richiede un attento equilibrio nella scelta dei tessuti, nella costruzione del capo e nel suo peso, oltre a un rigoroso processo di test per verificare che ogni dettaglio supporti l’atleta senza rappresentare alcuna distrazione durante il gioco”. 

Wilson vanta una lunga tradizione nel tennis ad alte prestazioni. In che modo la collaborazione con atlete come Marta Kostyuk contribuisce a spingere l’innovazione nell’abbigliamento oltre ciò che può nascere all’interno dello studio di design? 

“Collaborare con atleti come Marta ci permette di andare oltre ciò che è possibile fare in un ambiente di progettazione tradizionale. Lei porta con sé un’esperienza diretta della competizione: sa come un capo deve muoversi, quale sensazione deve trasmettere e come deve comportarsi sotto pressione. Questo feedback ci aiuta a perfezionare ogni dettaglio, dando vita a un processo molto più dinamico, in cui l’innovazione nasce non solo dal design, ma anche dalla realtà della competizione ai massimi livelli”. 

Quando vede Marta indossare questo abito su uno dei palcoscenici più importanti del tennis mondiale, quali sono gli aspetti a cui presta maggiore attenzione per capire se il progetto ha davvero raggiunto il suo obiettivo? 

“Osserviamo innanzitutto come si comporta in movimento: come accompagna i suoi gesti, come la sostiene e se le permette di rimanere completamente concentrata sul suo gioco. Prestiamo attenzione anche a quanto si senta sicura di sé indossandolo. Quando il capo smette di essere una possibile fonte di distrazione e supporta pienamente sia la performance sia la sua presenza in campo, allora sappiamo di aver raggiunto il nostro obiettivo”. 

Guardando al futuro, immagina che la collezione Marta possa evolversi in un progetto di lungo periodo per Wilson? E come vede svilupparsi nei prossimi anni il rapporto tra moda e abbigliamento tecnico ad alte prestazioni per il tennis? 

“Assolutamente sì. Consideriamo la collezione Marta molto più di un singolo prodotto: è una collaborazione creativa continua, fondata sulla fiducia, su una visione condivisa e sull’innovazione costante. Guardando al futuro, credo che il rapporto tra moda e abbigliamento tecnico ad alte prestazioni diventerà sempre più forte. Gli atleti desiderano capi che non solo offrano prestazioni ai massimi livelli, ma che riflettano anche la loro personalità. Questo continuerà a spingere il design verso una direzione sempre più espressiva, consapevole e intenzionale”.