di
Guido Santevecchi

Formalizzata dopo sette mesi dalla scomparsa la rimozione dalla Commissione militare centrale del vicepresidente Zhang Youxia, che era stato l’ufficiale più vicino al leader

Sembra una «fucilazione» al rallentatore la vicenda di Zhang Youxia, il più potente generale dell’Esercito popolare di liberazione cinese che fino a pochi mesi fa era considerato il più vicino a Xi Jinping. Poi, il 24 gennaio il Ministero della Difesa di Pechino annunciò che l’ufficiale, vicepresidente della Commissione militare centrale (Cmc) presieduta da Xi, era sotto inchiesta «per gravi violazioni della disciplina e della legge». Con lui fu purgato il collega Liu Zhenli, altro membro della Commissione. Stessa accusa. Seguì al solito il silenzio da parte delle autorità cinesi, che regolano i conti con chi cade in disgrazia nel più completo segreto. Ora, il comunicato conclusivo della sessione di agosto della Commissione permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (il Parlamento cinese) informa che i due generali Zhang e Liu sono stati rimossi dalle loro cariche. Un atto formale che precede il processo e l’inevitabile condanna.

Ricorda i «Dieci piccoli indiani» di Agatha Christie la serie di uscite di scena più o meno misteriose dei generali dell’Esercito popolare di liberazione cinese. Ci sono due grosse differenze nella trama: il numero enorme degli scomparsi e, poi, il «colpevole» della fine dei militari comunisti, che è noto da tempo, Xi Jinping. Da quando è salito al vertice del potere, nel 2012, il presidente ha eliminato almeno 110 alti ufficiali, una sessantina a partire dal 2024. Sul movente delle epurazioni seriali circolano diverse teorie, dalla immancabile corruzione all’inaffidabilità politica, fino al tentativo di golpe. Cerchiamo di mettere insieme indizi, prove e ipotesi.



















































Il capitolo più drammatico di questa «crime story» è proprio quello che a gennaio ha spazzato via i generali Zhang Youxia e Liu Zhenli, rispettivamente vicepresidente della Commissione militare centrale e capo operativo della colossale macchina da guerra di Pechino oltre che membro della Commissione. Il Ministero della Difesa disse che i due ufficiali erano sotto inchiesta «per gravi violazioni della disciplina e della legge». La formula consueta che significa corruzione, il male endemico della burocrazia civile e militare cinese. Nel 2025 secondo i dati ufficiali sono stati puniti in vario modo, dalla reprimenda all’arresto, 983 mila funzionari di ogni livello, dai piccoli dipendenti statali ai ministri. A ottobre del 2025 erano cadute in un solo giorno le teste di nove generali che «minavano la purezza dell’istituzione». In quella tornata di purghe erano stati espulsi He Weidong, che era uno dei due vicepresidenti della Commissione militare centrale presieduta da Xi e l’ammiraglio Miao Hua, che nell’organismo di controllo rappresentava i commissari politici. La Cmc, inizialmente composta da sette uomini, era ridotta a quattro. La «fucilazione» (metaforica) di Zhang e Liu lascia la Cmc, inizialmente composta da sette uomini, ridotta a due, compreso Xi Jinping.

Tutti sono pubblicamente accomunati dalla stessa colpa: «Gravi reati che hanno implicato una grande quantità di denaro, con conseguenze estremamente dannose» per l’operatività delle forze armate.

Nuovo aggiornamento dei caduti sotto la falce il 26 febbraio, quando dalla delegazione militare per l’Assemblea nazionale del popolo, convocata per marzo, sono stati cancellati i nomi di altri nove generali. Gli uomini dell’Esercito popolare di liberazione chiamati alla riunione si sono così ridotti a 243: erano 281 nel 2023. Ancora tre caduti in disgrazia sono emersi il 4 marzo quando la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (secondo ramo del Parlamento) ha cancellato tre generali dal suo elenco: si erano ritirati da tempo per limiti di età dal servizio attivo, ma la loro fine significa che nemmeno la pensione mette al riparo dal randello del Partito.

A maggio, in un altro breve comunicato di aggiornamento sull’opera di «pulizia» tra gli altissimi gradi, Pechino fece sapere che due ex ministri della Difesa, i generali Wei Fenghe e Li Shangfu erano stati condannati a morte (con sospensione della pena). Wei era stato in carica per cinque anni, fino al 2023; Li era stato il suo successore per appena 7 mesi.

I casi di gennaio sembrano uscire dallo schema ormai consueto del furto eretto a sistema. Perché il comunicato della Difesa del 24 conteneva un inciso secondo il quale la rimozione dei due generali Zhang e Liu è scaturita da «una ricerca del centro del Partito»: una circostanza nuova nel linguaggio ufficiale, che implica un intervento diretto di Xi Jinping, non solo dei suoi cacciatori di teste corrotte. Il 25 gennaio il Quotidiano dell’Esercito popolare aggiunse che Zhang e Liu avevano «calpestato e gravemente danneggiato l’autorità del presidente» (Xi Jinping), alimentato problemi politici che minacciano la supremazia del Partito sulle forze armate, minandone la base ideologica, la lealtà e la preparazione al combattimento. In una parola: alto tradimento.

Non basta: fonti di Pechino dissero al Wall Street Journal che in una riunione d’emergenza, a un numero ristretto di ufficiali cinesi era stato riferito che Zhang aveva passato all’intelligence americana segreti sulle forze nucleari della Repubblica (ci sono molti dubbi su questa ulteriore accusa infamante, che sembra costruita per ammonire altri ufficiali solidali con Zhang a non cercare di intercedere per il superiore caduto in disgrazia).

Zhang Youxia, 76 anni, era legato a Xi da una frequentazione risalente ai tempi in cui i due erano adolescenti, entrambi figli di eroi della rivoluzione maoista e dunque «principi rossi» allevati nel culto della dedizione al Partito. Si dice che Xi si riferisse al compagno di un paio d’anni più anziano come «fratello maggiore», in segno di rispetto. Il generale era anche l’unico alto grado in servizio a vantare un’esperienza di combattimento, nell’ultima guerra combattuta dall’Esercito popolare di liberazione nel 1979 al confine del Vietnam (un fallimento per i reparti cinesi, bloccati dall’inattesa efficacia della reazione di Hanoi e uno choc per il Partito).

In quell’anno il giovane Xi, al suo primo incarico politico procuratogli dalle relazioni del padre, era segretario del generale Geng Biao, che aveva ricevuto l’incarico di modernizzare le forze armate dopo la campagna traumatica del Vietnam. Ed è da quell’esperienza che Xi, arrivato più di trent’anni dopo al vertice dello Stato, del Partito e dell’Esercito, ha tratto ispirazione per la grande riforma organizzativa tecnologica che dovrebbe culminare nel 2027. Nel 2027, centenario della costituzione del «Renmin jiefangjun» (i termini cinesi che noi traduciamo in Esercito popolare di liberazione), il presidente vuole avere una forza militare capace di «combattere e vincere una guerra».

Xi aveva promosso Zhang al rango di vicepresidente della Cmc nel 2017 e lo aveva tenuto in carica ben oltre il limite dei 67 anni previsti per il pensionamento, mentre purgava altri generali per corruzione. Nel 2022 lo aveva inserito nel Politburo. Perché eliminarlo in modo così dirompente ora, quando si sarebbe potuto limitare a farlo collocare a riposo? La risposta, secondo gli analisti occidentali è che il vecchio militare non aveva solo approfittato (come moltissimi altri) dell’enorme massa di denaro a disposizione del potenziamento dell’esercito, ma aveva ostacolato i piani del presidente. Come?

Alcuni analisti americani con esperienza nel Consiglio di sicurezza nazionale e nella Cia ritengono che Zhang fosse contrario a un’azione di forza per far capitolare Taiwan, che ritenesse impossibile sfidare la reazione armata degli Stati Uniti. Il suo, non si poteva solo considerare il parere di un militare subordinato al potere politico, perché l’Esercito in Cina storicamente partecipa alla pianificazione della strategia nazionale. La Commissione militare centrale ora è composta da due soli uomini: il presidente Xi e il generale Zhang Shengmin, responsabile dell’anticorruzione, promosso secondo vicepresidente nell’ottobre del 2025, evidentemente in preparazione dell’ultimo colpo di maglio contro la vecchia guardia architettato dal Grande Distruttore. È significativo che Xi non abbia ancora proceduto a colmare i vuoti lasciati dalle epurazioni nella Cmc. Evidentemente è difficile trovare generali che non abbiano scheletri negli armadi.

28 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 16:32)