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Redazione Roma
Il faccendiere è volato nello Zimbabwe per un tour extra lusso due settimane dopo la bomba a casa del giornalista di Report
La vita da ricco di Valter Lavitola, in una veste ben lontana da quella del faccendiere che si aggira per le vie di Monteverde e accoglie giornalisti e uomini di potere al Cefalù Bistrot, è mostrata nell’articolo de Il Giornale e dalle foto del safari in Africa.
Il safari due settimane dopo l’attentato
Due settimane dopo l’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, il faccendiere-mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci è infatti volato nello Zimbabwe per un safari extra lusso, come mostrano le foto pubblicate da Il Giornale, anche se immagini della gita africana erano già state mostrate nel servizio del Tg1 firmato da Martino Villosio e se ne era occupato anche il sito MowMag.
Il safari è durato dal primo al 20 novembre, come mostra anche la licenza di caccia chiesta da Lavitola. Si tratta di cifre elevatissime, considerando che servono almeno 130mila euro solo per l’attività: una passione per pochi, con conti in banca all’altezza di un simile tenore di vita. A questo si aggiunge la necessità di comprendere come Lavitola potesse permettersi tali spese avendo quattro figli avuti da tre donne diverse e, quindi, più famiglie da mantenere. La questione riguarda anche la compatibilità di una spesa di questo genere con la sua attività ufficiale di ristoratore, con attività all’estero ancora non ben definite.
Canali di finanziamento
L’ipotesi è che Lavitola possa avere canali di finanziamento paralleli sui quali si cerca di fare luce. Anche perché il faccendiere, la cui dimestichezza con i viaggi è cosa nota, appare comunque poco compatibile con gli introiti di un’osteria di pesce e di un b&b. A ciò si aggiungono una compagna ufficiale, Natalia Potenza, una presunta seconda donna, i figli e collaboratori come Gomes, che viene ritenuto come un figlio e che viveva anche dello stipendio di Valter. Resta dunque da chiarire quale sia la fonte delle risorse necessarie a sostenere questo insieme di spese.
Ranucci premier
A queste uscite si aggiungono gli 8mila euro che sarebbero stati pagati per il sondaggio con cui testare la discesa in campo per Ranucci Premier. Per quanto possa essere redditizio un ristorante, la pista economica non è mai stata sottovalutata da chi sta esaminando il profilo del «dottore».
Tra un viaggio in Africa e l’altro, Lavitola intensificava il rapporto con Ranucci, fatto di cene, proposte politiche e inviti al mare. Una fonte, ben addentro al mondo Lavitola, sottolinea un aspetto centrale: Valter ha cominciato a fare investimenti all’estero, in Africa, scegliendo come settore quello della caccia.
Prima ancora, però, aveva una società in Tanzania aperta con un noto cacciatore professionista romano. Una sorta di test, perché la società rimase aperta solo un anno. Per questo motivo Lavitola dirottò i suoi interessi in Zimbabwe. Non iniziò quindi con i carbon credit, ma con società che solo in un secondo momento Lavitola dirottò sul fotovoltaico, cercando di gestire contemporaneamente il settore della caccia, un canale necessario per ottenere le difficili concessioni che in quei territori sono in mano alle comunità locali.
Fucili professionali
Quello della caccia è però uno dei settori in cui è più difficile investire, non solo per le licenze che è necessario acquisire, ma anche per i costi. Si parla di safari con cifre elevatissime e della necessità di possedere fucili professionali che si aggirano attorno ai 100mila euro l’uno, come quello che possiede Lavitola, che ne aveva diversi: all’epoca erano almeno una decina. A questo si aggiunge tutta l’organizzazione necessaria. «Ci vogliono almeno 300mila dollari solo per iniziare a muoversi nel settore. Si parte dalle aste a cui bisogna partecipare per aggiudicarsi migliaia di ettari di terreni in concessione, che poi devono essere utilizzabili. Servono quindi le strade, i pozzi per l’acqua, i campi di caccia (fissi e mobili), da costruire in mezzo al niente.
Poi ci sono le attrezzature che prevedono almeno due o tre macchine da caccia per campo. E ancora, un cacciatore professionista e una squadra da almeno 30 persone che possa iniziare a gestire il campo. Per non parlare delle armi: i fucili necessari sono almeno tre, mentre altri mezzi sono lavorati e incisi finemente a mano da blasonati armaioli italiani», spiega a Il Giornale una fonte ben informata. Resta, però, il mistero sulla profonda sorgente di denaro.
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28 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 16:59)
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