Questi US Open al via domenica saranno più aperti che mai, come pronostico, peraltro sulla superficie più frequentata e “democratica”. Il numero 1, Jannik Sinner, è assente per i legamenti del ginocchio infiammati – sembra per un trauma post-Wimbledon -, dopo tanta terapia al JMedical di Torino e anche una visita sul campo della Juventus, starà fermo fino al 6 settembre, forse preoccupato più che altro di un corto circuito come al Roland Garros.
Il grande rivale, Carlos Alcaraz, rientra dopo 4 mesi di stop per la tendinite al polso destro, ma almeno nei video d’allenamento e nei test-esibizione di questi giorni a New York è lontano dal 7 volte campione Majors, incluso quello di 12 mesi fa a Flushing Meadows, e sembra più vicino a una rinuncia dell’ultima ora o a una eliminazione precoce. Sascha Zverev, rilanciato dal primo urrà Slam a Parigi e dalla finale dei Championships, è il favorito di rincalzo, ma non convince nella hit parade che comprende anche il nuovo Rafa, il 19enne Jodar, che ha bruciato le tappe ma deve fronteggiare i 5 set.
Così come il redivivo Fils, dalla schiena traballante, i beniamini dell’asfissiante casa-America, Fritz e Shelton, e il 39enne Novak Djokovic dai crolli improvvisi. Il salvatore del tennis incerottato e incostante può essere quindi il gladiatore di Roma, Flavio Cobolli, finalista sulla sua terra madre, a Parigi, collezionista della prima semifinale 1000 sul cemento – superficie che sta digerendo solo ora -, in piena scalata in classifica, record, da 6 del mondo in quella su 52 settimane, e addirittura da 4 nella Race per le ATP Finals a 8 di Torino, sulla strada del posto di singolarista alle finali di Davis di Bologna.
Personalità
Al di là dei colpi, tutti in crescita, a cominciare dal servizio, dalla risposta e dal rovescio da accoppiare al portentoso dritto, sfodera una grande capacità di reazione, come dicono i 4 match in 3 set in Ohio, con prodigiose anche se sanguinosi rimonte, il 24enne strappato al calcio sta mostrando fisico e carattere da campione. Stravolgendo i pronostici anche di papà Stefano, ex pro che gli fa da coach e vive in simbiosi con lui: leggasi quel “So’ forte pure io” che urla verso la tribuna dopo aver battuto Jodar a Cincinnati. Non solo, “Cobbo” è umile.
Al cospetto dell’ultima vera regina delle donne, Serena Williams, s’inchina: «Non avrei mai immaginato nella mia vita di giocarci contro. In campo è ancora semplicemente incredibile». Cobbo, che adora il cioccolato e si carica con gli M&M’s il senso dell’umorismo, rivela: «Prima del doppio misto, Serena ha tentato di mettermi pressione dicendomi che lei parla l’italiano meglio di me, ma non ha funzionato». E, dopo averla battuta, nel super-tandem con Alcaraz, scherza con l’ex grande promessa Belinda Bencic. «Mi piace stare con te», dice, aggiungendo: «Ma non in quel senso». Col pubblico che si sbellica dalle risa e la neo mamma imbarazzata. Peccato che perdano la finale al super tie-break contro i cechi Muchova e Mensik.
Buona partenza
Sconfitto nelle qualificazioni nelle prime due partecipazioni agli US Open, Cobolli s’è fermato negli ultimi due anni nel terzo turno, contro Medvedev e Musetti. Stavolta è stato sorteggiato nel secondo quarto: al primo turno ha l’abbordabile argentino Comesana, verso i quarti ipotetici con Auger-Aliassime e una semifinale con Zverev o il rivale azzurro Musetti. Che fa l’esordio contro il pericoloso britannico Fery, castigatore quest’anno di Cobolli a Melbourne e a Wimbledon. Brutti accoppiamenti Sonego-Zverev e Berrettini-Wawrinka. Meglio Arnaldi-Duckworth. Darderi e Bellucci contro qualificati.
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