di
Chiara Maffioletti

L’attore nato a Madrid da madre italiana e padre spagnolo è stato lanciato nel nostro Paese dalla serie «Dieci Capodanni». «Devo molto ad Alba Rohrwacher»

Francesco Carril è l’attore spagnolo più italiano che c’è. Nato a Madrid quarant’anni fa da madre italiana e padre spagnolo, si sta rendendo conto lui stesso di avere, ormai, una carriera nel nostro Paese che si sta affiancando a quella — rodatissima — in Spagna. «Non era assolutamente nei miei programmi — ammette —. Ho sempre lavorato in Spagna, ma dopo che in Italia è uscita la serie Dieci Capodanni (su RaiPlay, ndr.), ho iniziato a ricevere molte proposte». 

Il 17 settembre sarà nelle sale con Dov’è la fiesta, commedia di Niccolò Gentili su una coppia costretta a definire meglio la sua identità e i suoi progetti per il futuro. «È un film molto luminoso, che ho voluto fare non per il copione ben scritto, ma anche perché era una commedia: ne avevo fatte a teatro ma quasi mai al cinema. E poi, non so se è lo stesso in Italia, ma a volte in Spagna è un genere un po’ sottovalutato». 



















































Il film parla anche di relazioni, «ma non lo fa mai in modo serioso, solenne. È una storia molto tenera, che mi ha fatto riconciliare con gli inizi di diverse mie storie: sono momenti belli ma anche difficili, pieni di incognite». 

Prima di questo titolo, il curriculum italiano di Carril si stava già irrobustendo, complice anche la padronanza della lingua: «A Madrid mia madre, insegnante, ha voluto che facessi il liceo italiano e d’estate tornavamo spesso in Italia. A Pisa, ma poi andavamo in vacanza con nonni e zii sulle Dolomiti, ho molti ricordi». Un piccolo cruccio, era proprio che quasi nessuno dei parenti, fino a poco tempo fa, avesse potuto seguire la sua carriera di attore: «Ho iniziato presto, prima a livello amatoriale con il teatro, dai 14 anni, poi dedicandomi totalmente alla recitazione dai 22. Il cinema è arrivato poco dopo, ma erano serie e film distribuiti in Spagna». 

Il momento di svolta c’è stato con Tre ciotole di Isabel Coixet: «L’ho girato in Italia proprio quando stava uscendo lì Dieci capodanni. Anche grazie a Alba Rohrwacher, protagonista del film, ho iniziato a capire come funzionava l’industria in Italia: è stata molto gentile e generosa con me, mi ha presentato lei alcuni produttori, agenti. È diventata una amica». Prima che idea aveva di lei? «L’ammiravo molto e l’idea di lavorarci mi sembrava un sogno. Recitare con lei è facilissimo: basta guardarla. Trasmette una tale verità che serve solo ascoltarla e rispondere, è raro succeda». 

La carriera italiana rende «molto felice non solo mia mamma, che pure vive in Spagna da 40 anni, ma anche la mia famiglia italiana che può finalmente capire quello che faccio». Durante le riprese dei film ha vissuto per mesi a Roma, «ma ero in una situazione privilegiata, non ho avuto modo di capire se ci fossero grandi differenze con la Spagna. Mentre ero lì sono venuti a trovarmi tanti amici, sono stato davvero bene, Roma mi è piaciuta molto». 

Ma non al punto di trasferirsi: «La mia casa resta la Spagna, anche se ultimamente vivo un pochino questa scissione. Voglio continuare a lavorare in Italia, sto valutando tanti progetti interessanti per continuare il mio percorso anche qui». Anche a teatro? «Certo, anche a teatro, mi piacerebbe». Se deve invece fare il nome di qualche regista italiano, l’impresa non è semplice: «Proprio perché in Spagna non arrivano tanti film italiani, eccetto quelli dei nomi più grossi, ne sto recuperando molti ora. E così sto scoprendo tanti autori davvero eccezionali».

28 agosto 2026