Carlos torna a Flushing Meadows dopo oltre 4 mesi di stop: “Non è il massimo giocare 3 su 5, ma siamo pronti. A Sinner auguro una ripresa veloce, strano non vederlo da tanto”
Giornalista
28 agosto – 21:03 – MILANO
Quattro mesi e mezzo dopo, Carlos Alcaraz torna a fare sul serio pronto a difendere il titolo dello Us Open e con una domanda che accompagna ogni suo passo: quanto può essere competitivo dopo tanto tempo senza partite ufficiali? Lo spagnolo non ha dubbi sulla risposta. “Mi sento benissimo”, dice alla vigilia del debutto per il quale ammette che ha bisogno di una certa prudenza: “So che venire a un torneo che ha la possibilità di giocare cinque set può essere complicato. Probabilmente, per quanto riguarda la preparazione e tutto il resto, non è il momento migliore”. Alcaraz non nasconde dunque che il suo ritorno arriva con un velo di incertezza ma con altrettanta decisione di volerci provare: “Il mio team e io crediamo di essere pronti. Non è stata una decisione facile. Ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità per essere pronto, cercando di fare tutto alla perfezione, dentro e fuori dal campo”.
IL TEST DEL POLSO—
La decisione è maturata soprattutto negli ultimi giorni, quando il lavoro sul campo è diventato sempre più intenso. L’obiettivo era uno soltanto: capire se il polso destro avrebbe retto a un carico paragonabile a quello di una partita vera. “Abbiamo fatto allenamenti molto lunghi e molto intensi proprio per vedere come avrebbe reagito il mio polso – ha raccontato nel media day -. Dopo quelle giornate abbiamo visto che era tutto a posto, che tutto funzionava correttamente, e abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di tornare”. Un ritorno importante anche a livello mentale. Perché i quattro mesi e mezzo di stop non sono stati costellati da attese e dubbi: “Sono stati quattro mesi e mezzo nei quali ho passato di tutto. Il primo mese è stato complicato perché non potevo fare nulla con il braccio destro. È stato difficile”. Poi, quando ha potuto riprendere gradualmente ad allenarsi, è arrivata un’altra difficoltà: non sapere quando sarebbe stato possibile tornare davvero: “Non sapevo se sarei stato pronto per Cincinnati, per lo US Open o se avrei perso tutta la tournée americana. Quei pensieri erano molto difficili da gestire”, ha ammesso. Il vero avversario, insomma, era nella testa: “Direi che i pensieri intrusivi sono stati la cosa più difficile da affrontare durante tutto questo processo”. Ed è proprio da qui che Alcaraz dice di aver ricavato una lezione importante: “Credo che questo infortunio mi abbia aiutato molto a capire che adesso tutto è nella mia testa”. Una consapevolezza che potrebbe rivelarsi preziosa nel momento in cui arriveranno le prime difficoltà vere della partita.
SENZA JANNIK—
A New York, ancora una volta non incrocerà Jannik Sinner, fermo per l’infortunio al ginocchio destro. Con lui, Alcaraz ha costruito negli ultimi anni una delle rivalità più affascinanti del tennis: “Credo che tutti proviamo la stessa cosa quando qualcuno come Jannik si perde questo torneo, questo Slam. È una situazione un po’ strana. Alla fine ci vedremo per circa sei o sette mesi. È davvero particolare, a essere sincero”. Nessuna rivalità, quando c’è rispetto. E Alcaraz lo ribadisce con un messaggio affettuoso: “Gli auguro il meglio. Spero che abbia una grande ripresa e che torni in campo di nuovo al massimo livello”. Adesso, però, tocca a lui. New York sarà il primo vero esame dopo quattro mesi e mezzo di attesa. Testa e braccio ci sono. E pure il cuore.
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