Civitanova Marche (Macerata), 23 agosto 2025 – “Una questione di principio“. È ciò che ha spinto la 52enne di Civitanova Marche (in provincia di Macerata) Michela Malatini a improvvisarsi detective e rintracciare le due turiste francesi fuggite dal suo chalet-pizzeria sul lungomare ‘Ai due re’ senza pagare il conto.

In un’estate italiana cafona, fatta di corse sfrenate ai lettini e piscine gonfiabili in pieno centro, c’è un’imprenditrice che non la fa passare liscia. Senza maniere forti però. E il suo gesto ha fatto il giro del mondo finendo persino sul quotidiano britannico The Guardian. Anche se non è la prima volta che le capita di stanare i furbetti…

Malatini, cosa è successo al suo ristorante?

“Martedì sera le due ragazze francesi, sui trent’anni, hanno consumato quattro Spritz e due pizze. Per un totale di 44 euro. A fine serata, al momento della chiusura, la cassa mi segnalava quel tavolo come ancora “aperto”, cioè che le clienti non avevano pagato. Ho pensato fossero in bagno, ma niente. Allora sono andata a controllare le immagini del sistema di videosorveglianza (da noi le telecamere coprono tutta l’area, anche la discoteca). E lì ho visto proprio che erano intenzionate a scappare senza pagare: hanno raggiunto l’uscita facendo passetto passetto all’indietro, spalleggiandosi, e poi si sono defilate. D’istinto ho scattato una foto all’immagine, coprendo i volti, e l’ho messa su Facebook. Sono andata a letto con la volontà però di mettermi sulle tracce delle due ragazze”.

Il fotogramma delle turiste francesi condiviso sui social

Il fotogramma delle turiste francesi condiviso sui social

E come le ha trovate?

“Al mattino, alle 7, ho ricevuto il messaggio di un concittadino che mi diceva di averle individuate, in un b&b. Sono andata lì, ho bussato alla porta delle due turiste. Erano le 8.30 e stavano dormendo. Ho chiesto, mostrando loro il video con assoluta calma: ‘Ieri sera siete andate via senza pagare. È successo qualcosa?’. E loro mi hanno dato i soldi senza dire nulla, neanche ‘scusa’. Per ringraziare il cittadino che ha collaborato l’ho invitato a cena nel nostro ristorante assieme alla moglie”.

Perché le due turiste non dovevano farla franca?

“Non per soldi, ci tengo a sottolinearlo (non si trattava di chissà quale perdita economica). Ma per una questione di principio, di educazione, per il rispetto del lavoro che facciamo. I miei dipendenti sono ragazzi validi che meritano di essere rispettati. La nostra categoria spesso viene crocifissa, è tutta una pretesa. Rispettiamo i clienti e li trattiamo come vorremmo essere trattati noi quando andiamo al ristorante. Ma chiediamo la stessa considerazione. Difenderò sempre i miei dipendenti, siamo una famiglia. I soldi recuperati spesso diventano una mancia per loro. Poi vorrei evidenziare che, nonostante i 250 tavoli, ci accorgiamo sempre se manca qualcosa e qualcuno non paga: o grazie alle segnalazioni di altri clienti o tramite le telecamere”.

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È successo già decine di volte…

“In estate può capitare che questi episodi avvengano anche due volte a settimana. C’è persino chi si approfitta di eventuali blackout o chi si giustifica dicendo che c’era troppa fila in cassa per pagare. Non ho mai denunciato perché si tratta di piccoli importi e preferisco risolvere la questione così. In modo veloce. Quando poi capisco che chi ruba lo fa proprio per fame, lascio correre. Altrimenti chiedo -con cortesia- se chi scappa dal locale si sia dimenticato di saldare il conto. La maggior parte delle volte francamente riesco nell’intento, seguendo sempre la stessa tecnica (sono nel settore dal 2000). Mio marito Andrea Savoretti, anche lui al timone del ristorante, mi accompagna sempre quando vado (letteralmente) a regolare i conti. Anche lo staff mi aiuta a recuperare le somme perse”.

Si aspettava che il suo gesto facesse il giro del mondo?

“No, e mi imbarazza un po’ tutto questo. Sono mamma di due figlie, Anna di 22 anni ai forni con il padre e Ludovica di 27 in sala con me (sta svolgendo un tirocinio in uno studio legale ma la sera si toglie la giacca e mette il grembiule da cucina). Un gioco di squadra. Tutti facciamo un sacrificio. E a loro insegno il rispetto, com’è giusto e normale che sia”.